Assunto come ricercatore in un misterioso laboratorio, il protagonista di questo racconto è addetto a compiti meticolosamente stabiliti dall'alto e di cui non si conosce lo scopo. I giorni trascorrono nell'uniformità di una disciplina religiosa, tra compagni di lavoro coi quali si comunica a monosillabi, in un clima attraversato da gerghi vagamente informatici di cui forse solo gli invisibili capi hanno la chiave. Rari i rapporti umani: col cuoco della comunità, le cui intemperanze verbali, le risate, il comportamento "normale" sembrano accentuare anziché cancellare i segreti del laboratorio; e con una dottoressa "bella giovane profumata elegante", unica presenza femminile con la quale il protagonista non riesce a dire le parole di un possibile amore. Il libro, assolutamente insolito nella nostra letteratura, nasconde nella singolarità dell'invenzione l'enigma di qualcuno che cerca se stesso, nel luogo sconosciuto che gli è toccato in sorte, e che forse è quello alienato, privo di senso, della quotidianità in cui viviamo.