Dans un XIXesiècle encore à écrire, un jeune écrivain du nom de Victor Hugo s’insurge de la destruction de l’ancienne France et de ses monuments. Texte de jeunesse qui témoigne de l’acuité précoce de son auteur, Guerre aux démolisseursnous met face à un homme engagé dans les débats de son temps, et dont le diagnostic sévère laisse le lecteur toujours aussi dubitatif. Quelle place pour la protection du passé dans une époque obsédée par le progrès industriel ?Victor Hugo met ici toute sa verve pour répondre à cette question et se fait le défenseur de ce qui constitue rien de moins que l’âme et l’histoire d’un pays : ses monuments. Le texte d’Hugo fascine en ce qu’il pose les jalons d’un débat ancien de presque deux siècles, qui reste aujourd’hui encore plus que jamais d’actualité.Faut-il le rappeler ? Victor Hugo (1802-1885) est le fameux auteur de Notre-Dame de Paris et des Misérables…
After Napoleon III seized power in 1851, French writer Victor Marie Hugo went into exile and in 1870 returned to France; his novels include The Hunchback of Notre Dame (1831) and Les Misérables (1862).
This poet, playwright, novelist, dramatist, essayist, visual artist, statesman, and perhaps the most influential, important exponent of the Romantic movement in France, campaigned for human rights. People in France regard him as one of greatest poets of that country and know him better abroad.
Era il 1825 quando Hugo lanciava il suo grido in difesa dei monumenti storici. Lo ripeté nel 1832. Un grido d’allarme, un appello forte, per scuotere le coscienze, per difendere un bene che appartiene all’umanità tutta, un bene di cui tutti siamo responsabili. Tutti, nessuno escluso. Un grido potente contro la barbarie dell’ignoranza, dell’arroganza, della speculazione, un grido potente contro il restauro distruttivo a danno del patrimonio artistico e monumentale. Parole che potrebbero essere state scritte oggi.
…Ci sia permesso di trascrivere qui ciò che dicevamo al riguardo nel 1825: «Bisogna arrestare il martello che mutila il volto del paese. Una legge basterebbe; che la si faccia. Quali che siano i diritti di proprietà, la distruzione di un edificio storico e monumentale non deve essere permessa a questi ignobili speculatori, il cui interesse accieca il loro onore; miserabili uomini, e così imbecilli da non comprendere nemmeno di essere dei barbari! Ci sono due cose in un edificio, il suo uso e la sua bellezza; il suo uso appartiene al proprietario, la sua bellezza a tutti; distruggerlo è dunque oltrepassare i propri diritti». Questa è una questione di interesse generale, di interesse nazionale. Tutti i giorni, quando l’interesse generale leva la voce, la legge fa tacere i guaiti dell’interesse privato. La proprietà privata è stata spesso ed è tuttora in ogni momento soggetta a correzioni nei sensi della comunità sociale. Si compra di forza il vostro campo per farne una Piazza, la vostra casa per farne un ospizio. Si comprerà anche il vostro monumento. Se serve una legge; lo ripetiamo, che la si faccia. Qui, sentiamo le obiezioni levarsi da ogni parte: «E le Camere dovrebbero trovare il tempo? Una legge per così poca cosa!». Per così poca cosa! Ma come! Abbiamo quarantaquattromila leggi di cui non sappiamo che fare, quarantaquattromila leggi tra cui ce ne sono a malapena dieci buone. Tutti gli anni, quando le Camere sono in calore, ne partoriscono a centinaia, e ve ne sono tutt’al più due o tre che nascono vitali. Si fanno leggi su tutto, per tutto, contro tutto, a proposito di tutto. Per trasportare i cartoni del tale ministero da una parte all’altra della Rue de Grenelle, si fa una legge. E una legge per i monumenti, una legge per l’arte, una legge per la nazionalità della Francia, una legge per i ricordi, una legge per le Cattedrali, una legge per i grandi prodotti dell’intelligenza umana, una legge per l’opera collettiva dei nostri padri, una legge per la storia, una legge per l’irreparabile che viene distrutto, una legge per ciò che una nazione ha più sacro dopo il futuro, una legge per il passato, ma questa legge giusta, buona, eccellente, santa, utile, necessaria, indispensabile, urgente, non si ha il tempo di farla, non la si farà! Ridicolo! ridicolo! ridicolo!
“ «E le Camere dovrebbero trovare il tempo? Una legge per così poca cosa!». Per così poca cosa! Ma come! Abbiamo quarantaquattromila leggi di cui non sappiamo che fare, quarantaquattromila leggi tra cui ce ne sono a malapena dieci buone. Tutti gli anni, quando le Camere sono in calore, ne partoriscono a centinaia, e ve ne sono tutt’al più due o tre che nascono vitali. [...] E una legge per i monumenti, una legge per l’arte, una legge per la nazionalità della Francia, una legge per i ricordi, una legge per le Cattedrali, una legge per i grandi prodotti dell’intelligenza umana, una legge per l’opera collettiva dei nostri padri, una legge per la storia, una legge per l’irreparabile che viene distrutto, una legge per ciò che una nazione ha più sacro dopo il futuro, una legge per il passato, ma questa legge giusta, buona, eccellente, santa, utile, necessaria, indispensabile, urgente, non si ha il tempo di farla, non la si farà! Ridicolo! ”
Sa voix est unique et forte. On le sent bien ici. Ça ma fait reflechir sur les actions nuisibles faites sans essayer même de les cacher. Parce si tu regardes pas tel ou tel détail, est ce que sa destruction existe ? La nature humaine n’a pas changé depuis le 19eme siècle, faudrait être plus vigilant à son communauté.
Par contre, j’aurais bien aimé qu’il aborde la distinction entre un bâtiment ancien et un monument. Parce que si tu es pas censé démolir les batiments anciens par respect de l’histoire et de l’art, et non plus les batiments recents par question de bon sens, au bout d’un moment il y aura un problème…