Un rocambolesco viaggio in una Cinquecento azzurro pastello tra Torino e… Dublino. Alla guida un’agorafobica pronta a giocarsi il tutto e per tutto contro le sue paure (e le sue manie ossessivo-compulsive, e i suoi titanici attacchi di panico), nel tentativo di salvare se stessa o un aspirante suicida che ha conosciuto su un blog.Un tragi-comico flusso di coscienza dal ritmo incalzante, narrato con autoironia e sarcasmo, in cui profonde meditazioni e grottesche vicende si fondono con momenti di autoanalisi, allucinazioni e “lucida” follia.
Libro molto carino. Mi è piaciuto in modo particolare. Si segue la storia di Patrizia, una donna che soffre di agorafobia, che decide di intraprendere un viaggio verso Dublino, accompagnata da un gruppo di amici uno più simpatico dell’altro. Si ride e ci si emoziona. Mi ha portato gioia in un periodo di buio. Lo consiglio
Alla fine è un bel libro. Non sarà un capolavoro ma ha una sua leggerezza particolare, pur trattando di argomenti pesanti o comunque impegnativi, dal disagio psichico ai cammini spirituali, il tutto servito con una ironia che riesce a non appesantire e non è quasi mai fuori tono. In fondo la "morale" si ravvisa verso la fine del testo, ed è questa apertura su una possibilità disincantata di convivere con i propri disagi, insieme con l'indicazione di "metter in memoria" i momenti belli che pur capita di vivere, perché siano di aiuti nei momenti più duri. Ma è solo lo sguardo di chi ti vuol bene "nonostante" i tuoi fallimenti, le tue mancanze, che ti fa rivivere, ti fa considerare la possibilità buona. Qui si chiama Igor, ma in giro per il mondo e per le altre storie, può certo avere tanti altri nomi...
Scrittura per me eccellente, sia in termini di stile che in termini di ricercatezza. Se di primo acchito può sembrare un libro leggero, il flusso di coscienza della protagonista, per quanto a tratti ridicolo, rispecchia la complessità di una malattia mentale come può essere quella dell’agorafobia.
Quand'è che un viaggio non è anche metaforico? La scrittura di Alessandra Scagliola è originale e spigliata, offre momenti di riflessione e di (tragica) ironia. Voce autoriale molto riconoscibile.
Mi è capitato, durante la lettura, che certi passaggi fossero di non subito chiara interpretazione: avrei apprezzato maggiormente essere guidato nell'interpretazione della storia anziché lasciato solo.
Ma nel complesso ho terminato il libro con una buona sensazione, l'ho apprezzato molto. Leggerò anche il lavoro precedente, "la banda dei pensionati".