A quasi dieci anni dall'ultimo romanzo che ha avuto come protagonista il Gorilla, Sandrone Dazieri arricchisce di un altro capitolo la saga del suo omonimo alter ego. Passato da attivista politico a scrittore, da direttore editoriale a sceneggiatore, Sandrone è un poliedrico instancabile con la fissa dell'opera di genere, noir o thriller o giallo o mystery che sia. Dall'inizio della quarantena causata dal Covid-19 intrattiene seguaci col suo stesso interesse con un corso on-line sulla scrittura. Narrativa, sceneggiatura, fumetto, fotografia, tutto ciò che è esperienza di racconto confluisce nel tentativo di imbastire la scrittura collettiva di un film (le lezioni sono disponibili su Youtube): grazie al carisma e allo spirito di coinvolgimento di Sandrone e ai contributi di molti suoi colleghi e conoscenti anch'essi bloccati nelle loro causa dalla pandemia e invitati a partecipare, questo appuntamento giornaliero nato quasi per gioco e per ingannare il tempo pare funzionare. Probabilmente il 4 maggio sarà l'ultimo atto, la lavorazione della sceneggiatura ne richiede di più, ma i risultati sono interessanti ed evolveranno verso il loro sconosciuto destino.
Dazieri, come narratore, si è costruito da solo ed è un sostenitore del lavoro, della perseveranza e della tecnica, o degli strumenti del mestiere. Il talento è qualcosa che non si può insegnare, l'intuizione unica che consente a un'opera di sfondare il muro dell'ordinario e del contingente ed entrare nel campo dell'universale. Il suo esempio preferito è "Il silenzio degli innocenti", il libro di Thomas Harris e, soprattutto, il film di Jonathan Demme.
Leggendo "La danza del Gorilla" si possono riconoscere tutti gli elementi di cui Dazieri da quaranta giorni va parlando ai suoi studenti virtuali: la teoria del viaggio dell'eroe, le peculiarità del noir rispetto agli altri sottogeneri affini in cui si svolge un'indagine, le tecniche e gli espedienti narrativi utili a mantenere la tensione e la sorpresa, la necessità quasi sacrificale che l'autore ricorra alle proprie paure per alimentare il nucleo pulsante della narrazione, il motivo per cui il protagonista abbandona la sua vita per affrontare l'avventura, teme e combatte la sua parte oscura, fa ritorno al suo mondo portando con sé un premio.
Ciò che emerge dal romanzo è soprattutto questo: un noir dal fisico asciutto, vigoroso ed energico, senza tempo da perdere per il costante allenamento e l'attenzione spasmodica che Dazieri, da scrittore professionista con le idee chiare, pone nell'evitare il superfluo, nel concentrarsi sull'azione, sulla costruzione di personaggi funzionali alla storia, di dialoghi affilati, di false piste che conducono alla verità, conscio che quella che sta scrivendo è un'opera di genere che deve soprattutto intrattenere, nel senso nobile del termine, lasciando all'altra letteratura, a quella alta, il tentativo di entrare nell'eternità.
Da questo background di intenzioni riemerge il Gorilla, la sua duplice personalità dovuta al disturbo dissociativo dell'identità che lo costringe a "convivere" con un Socio violento che prende il sopravvento, a svolgere un'inchiesta privata a cavallo dell'illegalità. Da Amsterdam viene richiamato a Milano per il funerale di un amico, Albero, la cui morte per una caduta nella tromba delle scale desta subito più di un dubbio. Rispetto a dieci anni prima Milano è cambiata, ora è la città delle trasformazioni immobiliari, degli investimenti centimilionari, dei soldi fatti vendendo i soldi. Ma l'emarginazione c'è ancora e sempre di più, solo è lontana dal centro scintillante attraversato da uomini d'affari e turisti. Una marginalità di profughi e sfruttati che non ha i diritti essenziali, di mostri nascosti nella periferia che, oltre i capannoni industriali dati alle fiamme, diventa campagna. Ma in fondo ad ogni strada imboccata c'è un pezzo di passato da risolvere. E quello del Gorilla è fatto di scontri a fuoco con la polizia, conti in sospeso, segreti e maldicenze da risolvere prima di sparire di nuovo.
"Fumai una sigaretta nel piccolo patio con tenda dove avevo parcheggiato, poi un'altra e un'altra, incapace di continuare la ricerca. Avevo creduto che per quattro anni il mio Socio fosse rimasto solo una voce, scoprivo che non era vero. Che aveva continuato a uscire e a farsi gli affari suoi, e che cercava qualcosa che sembrava connesso a quello che avevo vissuto nelle ultime settimane, anche se sulla Fattoria degli Animali o Nuova Alba non avevo trovato nulla".