Not my cup of tea ( abbandonato)
Di base non dice cose sbagliate, anzi, alcune cose sono interessanti. Già sentite, ma la ripetizione aiuta. Ed è importante porsi domande.
Quello che mi ha infastidito è stato
-la sua continua pubblicità all’altro libro che ha scritto: al 30% di lettura aveva nominato almeno 4 volte. Per non parlare dei corsi di crescita personale che tiene e blablabla.
-Scomodare la meccanica quantistica. Non si fa.
-Gli esempi come quello di Tahar. Io non l’avrei proprio nominato. Il modo in cui l’autore usa la sofferenza di quell’uomo, ha offeso la mia sensibilità. Ha perso il figlio e la moglie in un attentato e dopo tre anni è morto. O si è lasciato morire. E allora? Ma chi siamo noi per poter capire cosa si prova? Ma anche se ci fosse un’altra persona, ad aver vissuto lo stesso dolore, questa persona non dovrebbe giudicarlo.
Nessuno può.
Ognuno fa il massimo che può fare con il grado di consapevolezza raggiunto in quel momento. E vede le alternative che riesci a vedere.
-La storia della nonna non mi è andata giù: parla di lei e dice “avrebbe potuto scegliere”.
E mi pare una cosa di una superficialità rara.
Non tiene conto del fatto che quando subisci violenze psicologiche, a tenerti ferma in quel luogo, è la dipendenza che sviluppi. Non si tratta solo di dire “poteva andarsene”.
Non si può ridurre tutto a questo.
Quasi tutti hanno la possibilità di scegliere, è vero, ma scelgono in base agli strumenti che posseggono in quel momento.
E non tutti hanno gli stessi.
Dipende da quanto sono stati amati da bambini, dalle esperienze e soprattutto dalla consapevolezza che hanno raggiunto. Siamo sempre in viaggio verso una versione di noi con più consapevolezza e con più strumenti per poter reagire. A volte per “andarsene” occorre tempo e psicoterapia. E a volte i tempi sono contro di noi.
È vero che bisogna avere tanta tenerezza verso di noi e verso gli altri e bisogna perdonare e perdonarsi, ma non è semplice.
Non ti svegli una mattina e dici “beh, ora perdono tutti” e te ne vai per la città con un ramo di olivo benedicendo quelli che incontri.
È un percorso lungo, tortuoso, in cui ti scontri con meccanismi sbagliati incrostati dentro di te.
Quindi sì, l’amore, inteso come amor proprio, ti salva.
Ma quella donna, la nonna, non sa cosa significhi fare l’amore con un uomo che tiene a lei e la tratti con delicatezza.
E mi fa male. Meritava di più.
Così come ci sono donne sfruttate, picchiate, violentate. Lo stesso per i bambini e per gli uomini.
Non tutti però possono sempre scegliere: bisognerebbe tenerlo sempre presente e cercare di fare il possibile per aiutarci l’un l’altro.
Bisognerebbe insegnare il rispetto, risvegliare l’empatia. Non giudicare le scelte altrui.
Questo sì che salverebbe il mondo.
E quindi non riesco ad andare avanti, me lo sto trascinando da mesi.
La vita è breve, libri migliori mi aspettano.