C'è l'idea e c'è una scrittura più che buona. Manca secondo me quello spunto in più che ti costringe a divorare le pagine una dopo l'altra. Dicevo l'idea; il protagonista è un avvocato militare alle prese con un tentativo di difesa impossibile, il sergente Prochet, una sorta di Kurtz, leggendario, feroce, forse pazzo, già "condannato" prima del processo.
E poi la scrittura; in pochissime pagine, riesce a descrivere in maniera palpabile, verosimile e intensa la vita militare ad Addis Abeba, le rivalità, le amicizie, le donne, sia quella a casa che quelle nei pressi della caserma, le malattie, la miseria, le piogge, la morte.
A me però è rimasta la sensazione di qualcosa di incompiuto, attribuibile (forse lo scoprirò con le opere successive) all'esordio. Un autore che comunque approfondirò