L'Occidente rimane spesso sconcertato di fronte alle forme prodotte dalle arti tradizionali di Cina e Giappone. La ricerca di Giangiorgio Pasqualotto intende superare questa sorta di smarrimento delineando l'esperienza del vuoto come fonte primaria di alcune fondamentali forme d'arte che hanno reso celebri e del tutto originali quelle tradizioni: la cerimonia del tè, la pittura ad inchiostro, la poesia haiku, l'ikebana, l'arte dei giardini secchi, il teatro no. Andando alle radici dell'esperienza del vuoto si scopre che essa emerge, ancora prima che da riflessioni teoriche, da una pratica di meditazione che può realizzare condizioni di vuoto produttivo nella mente, nel cuore e nel corpo non solo dell'artista ma anche di chi ne apprezza le opere.
Libro trovato per caso, si è rivelato molto bello, semplice, breve e profondo. Il libro parla dell’estetica del vuoto nel mondo Orientale in particolare nella cultura cinese e giapponese. La premessa è che in estremo Oriente, non c’è una teoria estetica così come è stata concepita in occidente, ossia un discorso sul bello di pura astrazione; il bello in Oriente si concepisce come qualcosa di pratico, che va fatto ed esperito, e che stranamente per il taoismo, buddismo chan e buddismo zen si basa sul vuoto. Quindi l’autore partendo dai alcuni passi del taoismo, spiega come il concetto di vuoto sia maturato nel buddismo chan ed in quello zen. Come detto precedentemente il vuoto in queste discipline Orientali non è un concetto astratto, non è una semplice speculazione teorica, ma può essere raggiunto praticamente solo tramite meditazione. E questo è facilmente comprensibile, perché ogni discorso sul vuoto risulta ridicolo e “vuoto”, come dice l’autore chi vuole essere Buddha, si allontana da Buddha. Ed è per questo che non c’è niente di meglio delle arti più che del discorso speculativo, per mostrare ed esperire il vuoto. Chiaro? Ora le arti analizzate sono molteplice, dalla cerimonia del tè, alla pittura e calligrafia, alla disposizione dei fiori, alla realizzazione di giardini zen ed infine al teatro. L’autore in modo sintetico non solo spiega l’importanza del vuoto e del buddismo zen in queste arti, ma offre una chiave di lettura valida per esperire queste creazioni artistiche. Libro molto consigliato.
Molto bello, ma anche molto difficile. Sono stata facilitata nella lettura dal fatto che é un testo praticamente citato da tutti coloro che scrivono di Giappone o quanto meno sull'Ikebana, Cerimonia de té, teatro No e quant'altro. Nonostante questo ci sono state parecchie volte in cui credo di aver vagamente intuito il punto che voleva raggiungere l'autore, ma preferisco non verificare.