Viena, 1925. Hace siete años que reina la paz. Únicamente un puñado de oficiales del regimiento Las dos Sicilias , que luchó del lado del desintegrado Imperio Austro-Húngaro, ha sobrevivido. Durante una velada de la alta sociedad vienesa, mientras el coronel del regimiento mantiene una inquietante charla con un misterioso personaje, la hija del primero se deja cortejar por uno de los oficiales que, al término de la recepción, aparecerá asesinado. A partir de este episodio, la novela narra la suerte que correrán los restantes miembros del regimiento, que tendrán que enfrentarse a la progresiva aniquilación de sus compañeros mientras tratan de resolver el caso del asesinato. Al final sólo quedarán dos. Pero Las dos Sicilias es mucho más que una novela de intriga. Ésta crece a medida que avanza la lectura, pero, además, temas como el del doble, el azar ordenado, la muerte como destino original o el fin del mundo, señalan la profundidad y la magistral construcción de esta narración mayúscula. La grandeza de esta novela imprescindible estriba en la manera en que el escritor austríaco Alexander Lernet-Holenia (1897-1976) muestra las distintas actitudes de los personajes ante la muerte, en el lirismo exquisito con que describe el misterio de la Viena de los años veinte, en la apasionante concepción del mundo y del destino la del autor, que recuerda en gran medida al mejor Borges. Visite toda la Colección Línea de Sombra
Alexander Lernet-Holenia (1897 — 1976) was an Austrian poet, novelist, dramaturgist and writer of screenplays and historical studies who produced a heterogeneous literary opus that included poetry, psychological novels describing the intrusion of otherworldly or unreal experiences into reality, and recreational films. He was born and died in Vienna.
Ormai sappiamo che il nostro sistema di percezione della realtà è solo in parte cosciente (e sappiamo anche che i dati che trasmette al cervello in parte sono sbagliati). Abbiamo delle percezioni e non ne siamo consapevoli, non siamo in grado di decifrarle nel nostro linguaggio.
Certi scrittori hanno tentato attraverso il loro lavoro, che è anche quello di dare un nome alle cose, di darlo anche alle percezioni oscure. Senza scivolare nell’esoterismo o nel surreale, rimanendo collegati a quel che via via la scienza offre, tentano di capire come i nostri sensi lavorano. Ed è sorprendente vedere come in certi casi, con l’intuizione e la consequenzialità connessa all’inventare storie, incamminandosi anche nel campo nebbioso che sta tra immaginazione e sogno, siano riusciti ad arrivare prima alle stesse conclusioni a cui stanno arrivando oggi faticosamente le neuroscienze.
Ecco Lernet-Holenia è uno di questi scrittori. La trivella per tentare di estrarre questa “materia oscura” del nostro cervello in questo romanzo è una storia ingarbugliata tinta di giallo, un labirinto di scambi di identità nel tempo e nell’atmosfera del finis-Austriae. Ma sta nelle pieghe della trama, nelle descrizioni, nel rapporto che i personaggi hanno col paesaggio e con quello interiore in particolare, la forza e la bellezza di questo libro.
Un romanzo che ha il guscio del giallo intrigante ma con un 'cuore' di interessanti riflessioni sul destino e sui suoi mirabili o sconcertanti incroci. Tre stelle e non quattro perché nella fase centrale del romanzo si perde un po' del piacevole abbrivio narrativo della prima parte.
Un libro che non ho capito (e poi arriva la Valkiria a mettermi paura)
"Le Due Sicilie" era, pare, il romanzo preferito di Holenia. Lo considerava il punto più alto della sua produzione in prosa. Ormai introvabile in Italia, l'ho cercato, l'ho trovato, l'ho comprato, l'ho letto. Non l'ho capito. In soldoni, i reduci dell'omonimo Reggimento imperialregio si ritrovano al funerale di un commilitone, misteriosamente assassinato durante una festa. Altrettanto misteriosamente, uno per uno spariscono, mentre sulla scena compare e scompare un fantasmatico Capitano di Cavalleria, reduce della guerra di Russia e di molte avventure. Un po' un Barone di Munchausen della vecchia Austria. Il tutto è annegato in divagazioni filosofiche di varia natura, alcune interessanti, altre meno, che privano il racconto di un qualunque ritmo, mentre la trama gialla segue un percorso apparentemente parallelo ma in verità non molto consequenziale. Certo, Holenia è uno che ha sempre "in canna" passaggi come questo: "Non ci furono discorsi funebri. Perchè poi molto altro non ci sarebbe stato da dire se non che, tragicamente, il morto non aveva conquistato nulla, né in precedenza la morte, né a posteriori la vita - anche se è molto difficile dire quale possa essere il vero scopo di una vita o di una morte. Forse una vita breve raggiunge il suo scopo e una lunga vita no. Ma tutto il funerale si svolse come sfasato rispetto alla realtà. Si aveva la sensazione che il mondo reale non vi prendesse parte. Era quella l'epoca in cui non si amava la morte, senza però che per questo si riuscisse veramente a vivere". Insomma, mi pareva di aver letto il classico soggetto divenuto, per sbaglio, sceneggiatura. Poi leggo la prefazione di Hilde Spiel, nome da istitutrice sassone che mi induce, già di suo, un po' di timore. La Hilde (nome da Valkiria) dice che il libro è bello proprio perchè "più sfocato, più sgranato anche, e forse nel suo impianto meno plausibile, ma che ai suoi apici sovrasta qualsiasi altra cosa..." di Holenia. E allora, io non metto stelle, vado avanti con gli altri racconti, magari meno sfocati, poi lo rileggo e vedo il da farsi.
Ohibo', stavolta e' difficile scrivere qualcosa, perche' ancora sono confusa. La scrittura e' impeccabile, tra le varie divagazioni sulla morte e sul destino ci sono delle perle letterarie veramente notevoli, su cui varrebbe la pena riflettere sicuramente piu' a lungo. Ma io sono sempre stata una pragmatica, le dissertazioni filosofiche non fanno per me, e me ne dolgo. Un romanzo di una bellezza veramente evanescente e "fumoso", come lo hanno definito, dove ho avuto l'impressione che la storia, in fondo, non sia cosi' importante. Forse da rileggere.
Un libro che non ho capito (e poi arriva la Valkiria a mettermi paura)
"Le Due Sicilie" era, pare, il romanzo preferito di Holenia. Lo considerava il punto pi�� alto della sua produzione in prosa. Ormai introvabile in Italia, l'ho cercato, l'ho trovato, l'ho comprato, l'ho letto. Non l'ho capito. In soldoni, i reduci dell'omonimo Reggimento imperialregio si ritrovano al funerale di un commilitone, misteriosamente assassinato durante una festa. Altrettanto misteriosamente, uno per uno spariscono, mentre sulla scena compare e scompare un fantasmatico Capitano di Cavalleria, reduce della guerra di Russia e di molte avventure. Un po' un Barone di Munchausen della vecchia Austria. Il tutto �� annegato in divagazioni filosofiche di varia natura, alcune interessanti, altre meno, che privano il racconto di un qualunque ritmo, mentre la trama gialla segue un percorso apparentemente parallelo ma in verit�� non molto consequenziale. Certo, Holenia �� uno che ha sempre "in canna" passaggi come questo: "Non ci furono discorsi funebri. Perch�� poi molto altro non ci sarebbe stato da dire se non che, tragicamente, il morto non aveva conquistato nulla, n�� in precedenza la morte, n�� a posteriori la vita - anche se �� molto difficile dire quale possa essere il vero scopo di una vita o di una morte. Forse una vita breve raggiunge il suo scopo e una lunga vita no. Ma tutto il funerale si svolse come sfasato rispetto alla realt��. Si aveva la sensazione che il mondo reale non vi prendesse parte. Era quella l'epoca in cui non si amava la morte, senza per�� che per questo si riuscisse veramente a vivere". Insomma, mi pareva di aver letto il classico soggetto divenuto, per sbaglio, sceneggiatura. Poi leggo la prefazione di Hilde Spiel, nome da istitutrice sassone che mi induce, gi�� di suo, un po' di timore. La Hilde (nome da Valkiria) dice che il libro �� bello proprio perch�� "pi�� sfocato, pi�� sgranato anche, e forse nel suo impianto meno plausibile, ma che ai suoi apici sovrasta qualsiasi altra cosa..." di Holenia. E allora, io non metto stelle, vado avanti con gli altri racconti, magari meno sfocati, poi lo rileggo e vedo il da farsi.
Mi sono imbattuto in Due Sicilie di Alexander Lernet-Holenia grazie a un consiglio su Reddit, senza conoscere né la trama né l’autore. L’ho affrontato senza aspettative, ma con crescente curiosità. Il romanzo è ambientato in Austria nel 1925, un anno apparentemente tranquillo, ma in realtà sospeso tra due abissi della storia: la devastazione della Grande Guerra e l’ombra minacciosa del nazismo. È un tempo incerto, come una soglia: e questo senso di incertezza permea ogni pagina del libro. Due sono i temi che si rincorrono ossessivamente lungo la narrazione: la morte e lo scambio di persona. Elementi che, nel contesto della storia e dell’identità europea, assumono un significato più profondo, quasi allegorico. Lernet-Holenia costruisce un impianto narrativo che a tratti si avvicina al thriller, ma che si apre anche a riflessioni filosofiche e derive oniriche. Tuttavia, nonostante questo intreccio affascinante e le molte premesse interessanti, il romanzo sembra non riuscire a far esplodere tutto il suo potenziale, soprattutto nella parte finale, che risulta un po’ evanescente rispetto all’intensità della prima metà. Una delle cose che ho apprezzato di più è la scelta deliberata dell’autore di lasciare alcuni eventi sospesi, privi di un chiaro significato o scopo. È una rinuncia consapevole a uno dei meccanismi classici del genere giallo o thriller, dove tutto alla fine deve tornare al proprio posto, ogni dettaglio deve incastrarsi in un disegno più grande. Qui, invece, c’è spazio per il caso, per l’assurdo, per la disarmonia. Una scelta che rende il racconto più simile alla vita vera che a un meccanismo narrativo perfettamente oliato. In definitiva, Due Sicilie è un romanzo che lascia addosso una sensazione inquieta, come un odore acre e persistente: quello della morte, del dubbio, dell’identità frantumata. Non è un libro perfetto, ma è un libro godibile se affrontato con il giusto spirito.
A gripping murder mystery with a philosophical twist. Although the solution is ultimately too convoluted by half, I didn't feel let down by it. In a nutshell, the story goes as follows: in Vienna in 1925, a number of officers from the same regiment, now disbanded, meet a violent death or disappear mysteriously. Somehow the beautiful, red-headed daughter of the regiment's colonel is mixed up with these events. A weird policeman called Gordon, a scion of a prominent business family, investigates. The tale is full of digressions on the nature of time, destiny, and death, which normally sends me to sleep but here the quality of the writing carried me all the way through. Lernet-Holenia also excels at the treacherous game of describing dreams and things experienced in an altered state of consciousness. In fact this book nearly provided me with an out-of-body experience! I didn't find it quite as remarkable as "A High Wind in Jamaica", but there are similarities between these 2 books in terms of how successful they are in creating an oneiric atmosphere and giving the reader pleasure by wrong-footing him all the time. And like "The Fox in the Attic" this novel aims at illuminating the state of mind of people during the all too brief interlude between the 2 world wars.