Contaldo è un padre e marito padrone. Col suo despotismo è riuscito a piegare la volontà della moglie Munda ma anche quelle dei tre figli, i quali esprimono il loro male di vivere in tre modi diversi: Genio, recluso nel seminterrato, dove la sua demenza è celata agli occhi del mondo, Giovanna attraverso continue abbuffate e Maddalena attraverso saltuarie e improvvise fughe da se stessa e dal marito. L’atmosfera è soffocante, patologica, e si respira un’aria di stranezza, che si riflette su tutti i personaggi, a partire dai loro nomi strambi. Il lettore sente su di sé il loro disagio, l’ombra cupa che passa sul loro volto. In realtà, purtroppo, quella di Contaldo è una famiglia come tante, un piccolo nucleo in cui, sotto alla tranquilla apparenza borghese, l’esistenza è cupa e la vita impossibile: che cosa può cambiare le sorti se non un gesto estremo? Per fortuna qualche commento letto prima di iniziare il romanzo mi aveva posto lunga la strada giusta, togliendomi le aspettative che titolo e copertina avevano suggerito, perché questo non è un thriller: è la storia di un dramma familiare, apparentemente assurdo, in realtà più comune di quanto si immagini. E la penna di Laura Grimaldi, di cui ignoravo l’esistenza, ha dato prova di una maestria non indifferente nel delineare e descrivere i rapporti insani dei personaggi e i loro pensieri malati. Da leggere, ben consapevoli che non è propriamente un thriller.
mi è capitato fra le mani per caso, questo thriller di vent'anni fa, e l'ho trovato più che buono. l'autrice delinea in modo sapiente i rapporti insani che legano i membri di una famiglia, mentre cresce gradualmente il senso del dramma che prima o poi accadrà. la scrittura, ovviamente un po' datata, mostra una grande maestria.