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Conservatorio di Santa Teresa

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Storia interiore dell'infanzia di Sergio tra campagna e città, "Conservatorio di Santa Teresa", primo romanzo "definitivo e confesso" di Bilenchi e suo capolavoro, indaga e racconta la formazione impossibile del protagonista stretto fra gli affetti familiari e la scoperta prima del paesaggio e poi di una più complessa e controversa alterità.

Paperback

First published January 1, 1972

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Romano Bilenchi

24 books3 followers

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Post Scriptum.
422 reviews123 followers
October 24, 2017
Quando si parla di romanzo non possiamo riferirci al numero delle pagine, né alla presenza di un intreccio. Un romanzo deve cogliere lo spessore della vita, che è fatta di oggetti e di eventi concreti, ma anche di sogni e d’immaginazione. L’importante è cogliere quei rari momenti di turbamento, di emozione in cui l’uomo riesce ad ascoltarsi vivere, a prenderne coscienza. (Romano Bilenchi)

Conservatorio di Santa Teresa uscì nel 1940. In poche settimane vendette più di quattromila copie. Per l’epoca, un successo. Bilenchi rifiutò la seconda stampa per ragioni politiche e per ribellarsi ai tagli apportati al romanzo dalla censura fascista.
In un’intervista, di esso affermò: “Conterrà molti difetti, tutto quel che vuole, ma se lo rileggo ora è l’unico mio libro che mi emozioni e mi sembra il mio libro migliore, anche se quando cominciai a scriverlo avevo soltanto ventisei anni ed ero molto, ma molto più asino d’oggi.”

Sergio è un bambino dal sentire amplificato, dalla fantasia sfrenata. Facile agli entusiasmi e altrettanto pronto a disperarsi.
Sergio contempla il mondo che lo circonda. Contempla la vita, quella della natura e quella degli uomini. Ne è attratto. E un po’ la teme.
Sergio è troppo adulto per i suoi anni. Sarà immaturo domani.
Sergio vive fuori del tempo, ma il suo scorrere lo porterà dal sogno al disincanto.
Sergio è emozioni mai gridate. E quando accade, è un grido improvviso e muto. È lo sguardo meravigliato, è la bocca spalancata per la gioia esasperata o l’angoscia soffocante.
Sergio è ricerca d’amore e paura dell’abbandono.
Sergio è una lacrima succhiata in fretta. È lo spavento di precipitare.
Poesia del disagio e del desiderio, Sergio rimane sulla pelle. Come la salsedine dopo che s’è salutato il mare. Solo che non se ne va sotto l’acqua che scorre. Resta.

Scrittura intima, pura. Onesta.
E bella, bellissima.
Profile Image for Alessia Palumbo.
Author 10 books33 followers
September 9, 2017
Romano Bilenchi, autore ingiustamente escluso ormai da tutti i programmi di letteratura liceale e, ahimè, da molti di quelli universitari (l'ho conosciuto soltanto affrontando un corso specialistico non obbligatorio), è uno dei capisaldi della letteratura del romanzo di formazione del primo Novecento. Autori più famosi e consegnati alla storia (come lo stesso Calvino) hanno desunto da lui molti caratteri.
Un libro di un'altra epoca che sente l'influsso delle avanguardie francesi, dei venti di guerra, dei movimenti socialisti, che non può essere letto, ma soprattutto non può essere apprezzato, se non si ha ben presente il quadro sociopolitico in cui scriveva Bilenchi (1938) e quello in cui è ambientato il romanzo (1915-1919). Dico questo perchè è un libro fatto di niente, espressione dello stesso Bilenchi che intendeva ricalcare Flaubert, e creare un mondo fatto di pochi eventi, poche azioni, e moltissime descrizioni e relazioni fra i personaggi.
Il personaggio centrale è senza dubbio quello di Sergio, e nonostante il libro sia in terza persona, ogni evento e frase viene filtrato attraverso il suo punto di vista. Bambino ingenuo, casto, non abituato al rapporto coi coetanei e rimasto in casa con la madre e la zia fino quasi ai dieci anni, a causa di una malattia che gli ha impedito di frequentare prima la scuola. Le figure femminili e maschili che ruotano attorno alla sua lenta e delicata maturazione sono sempre alternate da sentimenti di amore e odio, di affetto quasi sensuale e di disprezzo non appena il concetto di nucleo familiare, puro e affezionato a Sergio, viene tradito da una frase, uno scherzo o un episodio.
Un libro in cui si intreccia la mentalità un po' chiusa dell'epoca, soprattutto nei confronti delle donne, e la situazione politica dell'epoca.
Un romanzo delicato, soffuso, fatto di cura estrema dei dettagli, dell'accumulo di parole, di figure retoriche che dalla poesia traslano alla prosa, di immagini che hanno il compito di ricordare certi episodi.
Profile Image for Eddy64.
608 reviews17 followers
March 9, 2025
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, tema non certo nuovo in letteratura, raccontato unicamente dal punto di vista del piccolo protagonista: ne risulta un romanzo denso, densissimo di sensazioni e di percezioni intime e molto meno di eventi reali, sempre mediati da questa particolare visione. Ambientato in una non precisata zona di campagna, tra pianura e collina, Sergio, otto anni circa, alla vigilia della Prima guerra mondiale vive con la madre Marta, la zia Vera, la nonna Giovanna e il padre Bruno. I primi anni e i primi capitoli sono all’insegna della scoperta del piccolo mondo circostante, dal giardino alle rive del fiume, tra colori, suoni, piccole meraviglie e tanti sogni di avventure. Coccolato anche troppo da madre e zia, amorose e iperprotettive, Sergio è un bambino malaticcio destinato a rimanere solo, senza altra compagnia che quella delle donne di casa, che cerca di intuire i discorsi degli adulti senza capirci molto - il padre di idee libertarie litiga con la nonna di convinzioni borghesi, poi prigioniero in guerra rimarrà assente per diversi anni tra la disperazione della madre, mentre la zia si cruccia nella ricerca dell’amore - e di richiamarne l’attenzione tra capricci e piccole gelosie. Il primo contatto esterno è con la maestra che lo prepara privatamente ma il vero salto nel mondo è l’ingresso nel “Conservatorio Santa Teresa” la scuola ex convento che frequenta negli anni successivi. Sergio “cittadino” sembra a tratti buttarsi nella nuova vita ma sarà sempre nel suo intimo un corpo estraneo, incapace di superare un certo disagio, anche quando studierà e stringerà amicizia con i compagni (i migliori della classe ovviamente) o avvicinerà (inconcludente) le prime ragazze. La famiglia e la villa, più volte bistrattati se non rifiutati, sono alla fine l’unico rifugio anche se tristezza e malinconia hanno preso il posto dei sorrisi e dell’allegria che avevano illuso e illuminato la sua infanzia. Un romanzo ben costruito, con una certa preziosità di linguaggio, che eccede talvolta nella descrizione minuta dei paesaggi come nei fremiti fanciulleschi di Sergio ad ogni parola, sguardo, azione ora della zia, come della madre o della maestra e più tardi dei compagni. Scritto nel 1940 sconta in qualche modo il fatto di aver dovuto superare la censura fascista (la figura del padre che idealista ribelle torna dal conflitto rancoroso, violento, malato nel corpo e nello spirito ne è un esempio) ma rimane un romanzo valido e assolutamente non datato, capace di attrarre ancora oggi. Tre stelle e mezzo.
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