Il libro è il romanzo di un secolo di storia italiana, o piuttosto della storia italiana raccontata attraverso gli occhi, le azioni e le avventure di un grande industriale: Andrea Grammonte. Andrea è un predestinato, orfano di padre, eredita nel 1946 la più grande industria siderurgica italiana e, con una condotta abile e spregiudicata, ne espande le attività fino a farla diventare un colosso nella chimica e nella produzione di energia elettrica. Ma se la sua vita pubblica è un seguito di successi, un angoscioso senso di vuoto segna la sua vita interiore, non medicato dagli affetti familiari e non colmato dai piaceri a cui non vuole rinunciare. Solo l'amore di una donna, conosciuta prima della guerra, avrebbe potuto placare le sue inquietudini.
Eugenio Scalfari was an Italian journalist and writer, editor of the news magazine L'espresso (1963–1968), former member of parliament in the Italian Chamber of Deputies (1968–1972), co-founder of the newspaper La Repubblica and its editor from 1976 to 1996.
Sto rileggendo il finale da almeno mezz'ora, ma credo di non essere pronto per un romanzo del genere. Scalfari mi ha abituato a racconti brevi di memorie e idee, di interpretazioni e di cultura; non avevo mai visto la Storia coi suoi occhi, scorrere veloce, così imprevedibile, fredda e conseguenziale. Tutti i personaggi sono spiattellati sulla vicenda principale, il periodo 1930-1965, e di essi viene data una solida descrizione. Dei protagonisti, persino un analisi psicologica. Narrazione in terza persona si alterna con pagine di diario e flussi di coscienza. Nel primo caso si parla di Andrea Grammonte, bello e dannato,che eredita l'azienda familiare dal nonno e la porta ai vertici massimi; di lui conosciamo l'infanzia, la giovinezza e la maturità, troviamo il progresso fisico ed intellettuale, ma scorgiamo un carattere costante sullo sfondo: Andrea non sa amare, é annoiato in maniera ancestrale e solo alle fine si accetta per com'è, quasi fosse accidentale, il suo modo di essere; nel secondo caso parla Laura Vidoni, giovane nobildonna intellettuale, che rappresenta la leggiadria, il nerbo e la vena disillusa che serve come complemento al primo protagonista. Ma Laura finisce per essere più di un protagonista: diventa , in un mondo regolato da guerre, potere, interessi, finanza, politica, la mediatrice psicologica degli attori principali, degli uomini che l'hanno scossa e conquistata. Infine, con riferimento a Rilke, finisce per dipingere un lato dell'autore che nessuno noterà fino al concludersi del romanzo; nel terzo caso parliamo di Filippo Grammonte, schizofrenico fratello di Andrea, malato fin dalla nascita, allontanato dalla famiglia, che si esprime solo per idee e parole adese e sputate. Per lui, i pensieri sono le parole, non c'è coscienza, e quindi vengono riportate così come vengono. Gli eventi sono tipici del romanzo storico, sono intrecciati con gli avvenimenti della seconda guerra mondiale, del dopoguerra, degli attentati delle Brigate Rosse, fino alla fine degli anni 60. Forniscono squarci di eventi e modellano i personaggi nella loro apparenza - forse non tutti, altri vengono cambiati dalla storia - finendo per descrivere un quadro tormentato, cavilloso, ricchissimo di dettagli e riferimenti letterali. Infine, non annoia mai, c'è sempre un colpo di scena dopo una finestra sulla dolce solitudine. Avrei preferito un approfondimento sul fratello Filippo e un finale meno criptico. Lo consiglio a chi vuole imparare passivamente qualcosa di buono. Poi potrà approfondire.