Fünf Frauen, ein Aufnahmegerät und 33 spannende Fragen zum Thema Männer. Autorin Juleska Vonhagen hat für Herzmist ihre besten Freundinnen eingeladen, ihnen die wichtigsten Fragen zu den Themen Männer, Liebe, Sex, Beziehungen gestellt und das Ergebnis Mädchengespräche unter Twenty-Somethings, authentisch und unzensiert. Ob peinlich, lustig oder tragisch, alles wird erzählt, und die Wahrscheinlichkeit ist groß, dass andere Mädels heftig mit den Köpfen nicken, weil ihnen dasselbe auch schon passiert ist.Wer hat denn noch nie wie ein Stalker 41-mal am Tag die StudiVZ-Seite eines Typen gecheckt? Wer hat sich noch nie gewundert, warum man gerade den einen will, den man auf keinen Fall haben kann? Und welche Frau hat sich noch nie gefragt, warum sie sich diesen ganzen Männerkram immer wieder antut?"Geteiltes Leid ist halbes Leid" ist die Devise der Mä Herzmist halt!
Le cosiddette “tavole rotonde” - mettere una serie di persone, più o meno esperte in un dato argomento, attorno a un tavolo e farle parlare sul medesimo - sono un canone piuttosto comune nell’ambito dei “media” tedeschi, televisione e giornali (in particolare lo Spiegel). L’idea della giovane giornalista freelance Juleska Vonhagen, autrice tra l’altro dei bellissimi racconti berlinesi contenuti nel volume “Gross.Stadt.Fieber” è stata quella di fare la stessa operazione con alcune sue amiche coetanee (venti-venticinque anni, pressappoco): farle accomodare nel suo salotto, e, con adeguato supporto di vino, birra, bibite e schifezze commestibili dolci e salate, sottoporre loro una serie di tematiche - no politica, no economia, no società; piuttosto sentimenti, uomini, relazioni - e farle parlare, registrare le risposte e poi portarle su carta. Il risultato è alquanto interessante (e non a caso ha ricevuto un premio proprio dallo Spiegel): trentatre capitoli per trentatre temi di discussione, come trentatre erano i racconti berlinesi, che declinano in vario modo al femminile le tematiche affettivo-amorose eterosessuali. Alcuni esempi: se il “grande amore della vita” e/o il cosiddetto “principe azzurro” esista veramente; i vantaggi e gli svantaggi della convivenza; qual’è l’opinione e l’approccio in merito alle avventure di una notte; che cosa a proposito della gravidanza e della maternità; che cos’è il “buon sesso” e se se ne sia mai fatta esperienza; come si affronta la fine di una relazione; come ci si rapporta con le ex di lui, con cui lui è rimasto in buoni rapporti... Alcune osservazioni. Innanzi tutto, interessante il tono di tutto il dialogo, che alle nostre latitudini sicuramente presterebbe il fianco ad accenti di tipo sarcastico-umoristico (è più o meno quello che Rossana Campo fece in forma di romanzo con “Mai sentita così bene”) ma che invece nello scenario germanico è condotto prendendosi molto sul serio, sia pure con qualche leggerezza di contorno (divertenti le descrizioni dell’autrice sulle mimiche gestuali e facciali delle sue amiche quando raccontano i loro pensieri e le loro esperienze); poi, sorprende la maturità e la consapevolezza di queste ragazze, nonostante la loro giovane età, che comunque accettano il modo d’essere maschile senza cedere alla tentazione di sbattere gli uomini sul banco degli imputati per processarli in contumacia. E quando si legge un libro in lingua originale, si fa sempre qualche nuova scoperta linguistica. Questo libro mi ha insegnato una parola che non conoscevo, il verbo “fremdgehen”; il Pons traduce “tradire il coniuge” o “fare una scappatella”. E’ interessante il fatto che entrambe le traduzioni italiane in qualche modo definiscano l’azione come una specie “moto da luogo” dove il luogo è il partner legittimo, nel primo caso con un sottotesto di condanna morale (tradimento, quindi cosa brutta e cattiva) e nel secondo un po’ più assolutorio, o autoassolutorio (la “piccola fuga”, trasgressione momentanea a cui è comunque sottinteso un ritorno, magari chedendo scusa, cattolicamente pentiti). In tedesco, come spesso accade, “fremdgehen” è un composto che nasce da altre parole che ne generano una terza, il cui significato è una sintesi delle prime due (che c’èntri Hegel? O meglio, che la dialettica di Hegel sia un portato della linguistica tedesca?) Nella fattispecie: fremd = estraneo, sconosciuto (avverbio); gehen = andare. Quindi, letteralmente, andare verso lo sconosciuto, un “moto a luogo” del tutto privo di connotazioni morali e il cui accento è posto su quello che si cerca o si trova, non su quello che si lascia. Dio, quanto amo questa lingua e questo Paese... ;-) (p.s. per chi fosse interessato alla linguistica tedesca, e a quanto essa sappia rivelare dello spirito e della mentalità germanica, è assolutamente consigliabile il libro “Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi, pubblicato da Feltrinelli).