Prosper Mérimée's Letters to an Incognita is an unchanged, high-quality reprint of the original edition of 1875. Hansebooks is editor of the literature on different topic areas such as research and science, travel and expeditions, cooking and nutrition, medicine, and other genres. As a publisher we focus on the preservation of historical literature. Many works of historical writers and scientists are available today as antiques only. Hansebooks newly publishes these books and contributes to the preservation of literature which has become rare and historical knowledge for the future.
Non sarei mai arrivata a queste lettere se non avessi letto nei giorni scorsi Diari di viaggio: In Italia, Grecia e Turchia di Virginia Woolf, e proprio oggi che è l'anniversario della nascita della scrittrice inglese, riconoscerle questo merito mi sembra il modo migliore per ricordarla, perché Virginia Woolf amava il suo mestiere di critica letteraria tanto quanto amava la sua scrittura, perché principalmente amava la Letteratura. Leggere le sue parole e innamorarmi di queste lettere e decidere di leggerle è stato un lampo, una luce che si è accesa e che mi ha illuminata ancor prima che terminassi di leggere le tre o quattro pagine che Virginia, al capezzale della sorella convalescente in Grecia, dedica alle riflessioni sulla lettura del carteggio tra Mérimée e la sua sconosciuta corrispondente.
Prosper Mérimée, appena quarantenne, dandy e scapolo impenitente egocentrico e spregiudicato, e la dama sconosciuta, di una decina di anni più giovane, si conoscono, probabilmente, a causa dell'ammirazione che la donna prova per lo scrittore già affermato. Iniziano così, nel 1842, uno scambio epistolare che si protrarrà per circa trent'anni, fino a poche ore prima della morte dello scrittore. È uno scambio vivace, acuto, spesso molto intimo, dove l'intimità non è nascondiglio di pruderie o al contrario di chissà quale rivelazione scabrosa, bensì, semplicemente, rivelazione di stati d'animo e passioni condivise, affinità che si vengono a creare sin dall'inizio, ma anche, spesso, contrasti e discussioni che rendono lo scambio tra i due, appunto, intimo. Non ci è dato leggere le lettere della sconosciuta, ma solo le lettere inviate dallo scrittore da ogni parte d'Europa, dalla Francia del sud e del nord, da Londra e dalla Scozia, dall'Italia e dalla Grecia, alla sua amica; intuiamo spesso le risposte di lei, che tutt'altro che dolce e remissiva, risponde spesso per le rime al suo amico, talvolta non senza la civetteria di cui lui spesso la accusa di abusare, ma che nel contempo è da lui stimata e apprezzata per le sue idee, per la sua cultura, per la sua condotta di vita e per i suoi «splendid black eyes». I loro incontri a Parigi, poco frequenti a causa della segretezza del rapporto e dei frequenti viaggi di entrambi, testimoniano però, ogniqualvolta se ne fa cenno, l'estrema semplicità e la natura spontanea della relazione tra i due che, appena ne hanno l'occasione, si incontrano davanti alla Gioconda, passeggiano nei giardini di Versailles, condividono parole e bellezza dei luoghi e il piacere reciproco di incontrarsi.
A tre anni dalla morte di Mérimée, Jenny Dacquin, la sconosciuta, decide di consegnare alla stampa le lettere dell'amico scrittore, ma di mantenere fino alla sua morte, che avverrà venticinque anni dopo quella dello scrittore, il suo anonimato. A fare da sfondo alle loro lettere la Francia romantica, la caduta della Monarchia, il ritorno della Repubblica con Napoleone III, la successiva restaurazione dell'Impero, i continui mutamenti sociali, spesso sottolineati dal caustico e irriverente umorismo di Mérimée, che non perdeva occasione per lanciare parole di fuoco nei confronti dello scarso senso estetico degli inglesi, per ridicolizzare la seriosa pesantezza dei tedeschi - solo a sentir parlare di affinità elettive tra lui e la sconosciuta a Mérimée, che molto poco apprezzava Goethe, sarebbero venuti i brividi! - e per minimizzare persino le sue disavventure giudiziarie.
Furono amanti? Sembrerebbe di no, ma anche in questo ci vengono in aiuto le splendide parole di Virginia Woolf, che a conclusione delle sue riflessioni che, insisto, sono appassionanti, scrive: «Adesso è tutto così chiaro e tranquillo, pensi: si sono rivelati amici, niente più. Ma all'ultima riga dell'ultima lettera aggiunge una scossa finale: Je vous embrasse. Lui non l'aveva mai detto prima, e di certo non l'avrebbe più ripetuto: due ore più tardi era morto.»
Di quelle parole, di quel Je vous embrasse, nell'edizione italiana non ve n'è traccia.
Lo spunto per la lettura di queste lettere mi è venuto dalla lettura dei “Diari di viaggio in Italia, Grecia e Turchia” di Virginia Woolf, che dedica a queste lettere quasi quattro pagine di riflessioni.
Le lettere sono scritte da Prosper Merimée, scrittore e storico amico personale di Turgenev e di Stendhal, e indirizzate a una giovane ammiratrice di cui nelle lettere non viene svelato il nome. Si sa comunque che la sconosciuta si chiamava Jenny Dacquin aveva una decina d’anni meno di Merimée. La corrispondenza si protrae per circa quarant'anni, fino a due ore prima della morte dello scrittore. Fu Jenny a consegnare le lettere ad un amico comune dopo la morte di Merimée, raccomandandosi di rimanere anonima.
Non possiamo vedere le lettere di risposta di Jenny, ma molto spesso le possiamo intuire. Le lettere sono un continuo alternarsi di malintesi, conflitti, tenerezze e ripicche.
“Ho una strana tristezza e un bizzarro malumore. Vorrei attaccar briga con voi, ma non so su che argomento”.
Jenny ha vent'anni, è intelligente, colta, e subisce il fascino intellettuale di Mérimée, lo provoca con la sua civetteria, ma si protegge dall'intraprendenza dello scrittore mantenendo una relazione a distanza. I due iniziano a vedersi regolarmente solo dal 1842, una volta che Jenny si stabilisce a Parigi. Insieme, sempre da soli, fanno lunghe passeggiate nei parchi, si incontrano nei musei, vanno a teatro, ma continuano la comunicazione epistolare. E in questo modo mettono le basi per una profonda amicizia. Mérimée trova in Jenny quell'amica di sesso femminile che aveva desiderato, qualcuno con cui commentare la bellezza delle altre donne, l'importanza della moda nell'estetica femminile, qualcuno cui poter mostrare la sua sensibilità delicata e il suo bisogno segreto di affetto.
“Verrete perché io vi sto aspettando»; “Vi potrò vedere o no? That is the question: per conto mio, so bene come risolverla; ma siete voi a non volervi decidere. Ondeggiate, come ondeggerete tutta la vita, fra il vostro carattere di civetta e le abitudini di convento; tutto il male viene da lì”.
Molto interessanti le descrizioni dei viaggi fatti da Mérimée. Dal 1834, a causa della nomina a ispettore generale dei monumenti storici, inizia a viaggiare per tutta la Francia per catalogare il patrimonio artistico e strapparlo alla distruzione. Le lettere scritte nel corso di questi viaggi descrivono la fatica e le amarezze di questa impresa, la sporcizia delle locande, i pidocchi, l'ignoranza della gente, l'incapacità degli amministratori, la mancanza di soldi per i restauri.
Bel personaggio, Prosper Merimée. Alla sua morte Jenny scrisse di lui a un parente: “La sua filosofia non gli aveva inaridito il cuore, era impossibile essere più buono e caritatevole. Ne ho un ricordo delizioso. Il tempo non ha mai intaccato la nostra incomparabile intimità”.
Next to Flaubert's letters to Louise Colet, these may seem short, dry, and monotonous. But he really loved her. They made many separate journeys, and it's sad that they never saw Istanbul or Andalusia together. "I hoped that you would tell me some stories, or at least your impressions. It always pleases me to know how things appear to you." "There is not a beautiful place which I have seen, without regretting my inability to associate you with it in my memory."
I have fallen in love with this book. Were they friends, were they lovers? Does it matter? They had love, much love and a lot of understanding. Everyone would need a Mèrimèe in their life, a confidante, to share their most secret thoughts and hopes.
A light and largely entertaining read. I skipped some of the letters in the second half of the collection; not that there's anything wrong with them, but simply that things become a bit repetitive after a couple of hundred pages. I would imagine this might not be a problem for fans of Mérimée or of collections of letters in general, neither of which am I. On the whole a charming record of a thirty year friendship / chaste (?) love affair, teasing and playful and sometimes funny.