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L'anello forte. La donna: storie di vita contadina

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La centralità della figura femminile emerge da questi racconti, spesso trascinanti, che fotografano vicende, generazioni, mondi diversi, e fanno conoscere quale straordinaria varietà di significati possano assumere parole quali lavoro, maternità, matrimonio. In tutte le storie c'è un identico carattere di vitalità e di le testimonianze raccolte da Revelli mostrano come la famiglia e la stessa società contadina, attraversate da emigrazioni e da guerre, debbano a queste donne la loro continuità e la loro sopravvivenza.

Paperback

First published January 1, 1985

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Nuto Revelli

19 books8 followers

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Dagio_maya .
1,129 reviews355 followers
October 10, 2021
“La donna di campagna?
Eh, può capire cosa siamo: suma ’d povre fumne ’d campagna ["Siamo povere donne di campagna."].
Stavamo mica male, anche bene accudite, questo posso dirlo, però eravamo solo donne,
bele faĉ ["Bell’e fatto.."].
Siamo donne, siamo donne, non so, eh, non posso dire di piú, siamo povere donne, siamo non come servente ma siamo servente, donne…”



Una sensazione strana leggendo questo "tomone":
260 testimonianze eppure ciò che raccontano queste donne può essere riassunto in pochi punti.
description
L'autore suddivide il libro riferendosi alle quattro areee del territorio cuneese in cui si svolgono le interviste: la pianura, la collina, la montagna e le Langhe.

Anche se cambiano i contesti (e, pertanto, alcune usanze) rimane il punto focale palesato dal titolo: la donna è l'anello forte che tien salda l'unità familiare.
E' colei che offre la sua vita in sacrificio: un lavoro massacrante che spezza le ossa e le continue maternità spesso non desiderate.

Dopo "Il mondo dei vinti" Revelli parte ancora una volta con un magnetofono per aiutare la memoria e si presta all'ascolto di storie per lo più lasciate libere di esprimersi sia nel linguaggio - che spesso è dialettale- sia nei temi che, a parte un canovaccio sono per lo più liberi di esprimersi.

I discorsi a ruota libera affrontano in linea di massima questi argomenti dopo una presentazione più o meno dilungata:

- la convivenza nella famiglia allargata;
- cosa si mangiava (la cucina della miseria);
- lavoro e scuola (dove l'istruzione è saltuaria se non addirittura assente);
- le due guerre (mariti e figli al fronte e la donna combatte la guerra domestica per far sopravvivere la famiglia);
- la religione e la superstizione (entrambe assolutamente fondanti);
- la sessualità (ignoranza allo stato puro);

Non c'è testimonianza che non abbia coscienza di aver subito una sottomissione:
la donna che, spesso, non siede neppure a tavola ma mangia dopo accucciata a terra o in cucina;
la ragazza che si sviluppa senza aver ricevuto informazioni a riguardo e arriva al matrimonio ancora ignara del sesso;
la donna che si ritrova ad affrontare numerose gravidanze buttata a terra, nella stalla, come un animale;
la donna che non ha diritto di parola e. per lo più, subisce in silenzio.

Questa donna succube è la stessa però che durante i periodi di guerra porta avanti il lavoro della campagna e custodisce la casa: l'anello forte.

Le interviste comprendono sessanta donne che provengono dal Sud.
Sono donne che hanno contratto i cosiddetti "matrimoni misti"(soprattutto negli anni '50 e ad opera d'intermediari anch'essi intervistati) e le cui storie raccontano sì di differenze culturali importanti ma al contempo ci disegnano un quadro nazionale della vita contadina.

Il fatto che nei contributi le donne spesso ripetano le stesse realtà è testimonianza di una realtà consolidata nel tempo.
Questo testo ha valore sociologico, storico ma anche politico.

La donna di oggi guarda al suo passato contadino con un misto di sprezzo e compassione ma non si può fare a meno di chiedersi:
la donna di oggi è veramente emancipata?

Fanno riflettere queste parole di una delle testimoni, soprattutto per il fatto di essere una riflessione del 1981, trentasette anni fa:


"La donna di oggi è piú emancipata, ma forse non ha le idee chiare, forse non è piú felice che nel passato. […]. C’è la donna che va a scarsulé ["A compiere la «potatura verde», la scacchiatura] in calzoncini corti e reggiseno. Ma l’emancipazione è un’altra cosa, è un fatto di maturazione, di coscienza. Quel che conta è che dietro la facciata non ci sia il vuoto. Qui tutte le donne guidano la macchina, questa è una zona in cui c’è un certo benessere. Non poche donne vanno al mare con i figli, si godono giustamente le ferie. Ma tutto questo non basta.
Una donna mi diceva: «Io vado al bar, lascio mio marito a casa». Questa donna faceva uno sforzo tremendo per essere cosí, per rompere la tradizione, per sconvolgere gli schemi. A me faceva pena questa donna, perché la libertà è un’altra cosa. […].
C’è ancora molta confusione su quello che è il femminismo, l’emancipazione femminile: l’essere donna, l’essere moglie, l’essere madre. […]."


E oggi?
Cosa vuol dire emancipazione?
Profile Image for dely.
498 reviews280 followers
July 15, 2018
Che strazio finire questo libro. Non per l'argomento, che è molto interessante, ma perché ha 500 pagine scritte con un carattere minuscolo. La sofferenza è iniziata con un'introduzione di 100 pagine, decisamente troppo lunga. Avesse contenuto soltanto le idee che hanno spinto l'autore a scrivere questo libro sarebbe stata interessante e accettabile; purtroppo ci sono troppi stralci delle storie che vengono poi narrate per intero nel libro.
Il libro contiene testimonianze di vita di contadine piemontesi. L'autore suddivide il libro in quattro parti: la pianura, la collina, la montagna e le Langhe. In questo modo si nota anche la differenza di vita e usanze tra contadine che vivevano in zone diverse.
Queste testimonianze sono state raccolte dall'autore negli anni 80 e le contadine, mi sembra più di 150, hanno età diverse: si va dalla novantenne alla ventenne. È interessante sentirle raccontare della loro vita, partendo dall'infanzia e arrivando all'età adulta. Da bambine, data la povertà della famiglia, venivano affittate come serve o ad altri contadini che avevano bisogno di manodopera. Molte emigravano illegalmente in Francia per avere uno stipendio migliore e perché lì le donne godevano già di più libertà. Non soltanto dovevano aiutare i genitori sin da piccole, ma successivamente erano sottomesse al marito e anche ai suoceri. Era usanza che dopo il matrimonio la donna andasse a vivere a casa del marito che viveva ancora con i genitori e spesso c'erano anche cognati e cognate. Sgobbavano tutto il giorno, da piccole ma anche da grandi, perché oltre a lavorare nei campi dovevano curare anche la casa, il mangiare e i bambini.
Raccontano molto anche dei tabù che esistevano: quasi nessuna sapeva che un giorno sarebbero arrivate le mestruazioni, non sapevano com'era fatto un uomo, cosa succedeva la prima notte di nozze o di come si concepivano i bambini. Vivevano il passaggio d'età e la vita matrimoniale come un incubo. Erano poche quelle che sapevano qualcosina. Per non parlare dei parti fatti in casa, anzi, nelle stalle, senza un medico. C'era qualche donna esperta o la suocera che aiutavano, ma molte morivano per emorragia o infezioni, e anche il tasso di bambini nati morti era alto. Nonostante la vita dura, erano però capaci di trovare un po' di felicità cantando nei campi o ballando alle feste di paese (le poche che avevano il permesso di andarci). Cercavano di ritagliarsi, o forse sarebbe meglio dire inventarsi, un momento felice per sopportare quella vita.
Molto interessante anche l'avvento dell'industrializzazione e di come ciò non soltanto ha modificato la vita di alcune famiglie contadine, ma ha avuto un forte impatto sulla campagna in generale. I giovani volevano scappare da quella vita dura e per loro il lavoro stipendiato in fabbrica era un sogno. Le ragazze non volevano più sposarsi un contadino, per evitare di fare la vita delle madri e delle nonne, ma accettavano proposte di matrimonio solo da parte di operai. Anzi, molte ragazze hanno iniziato a lavorare in fabbrica per rendesi indipendenti e non dover essere obbligate a fare una vita da sottomesse. Ciò ha portato allo spopolamento delle campagne e all'abbandono di molti paesi che negli anni 80, in cui l'autore raccoglie queste interviste, erano abitati soltanto più da anziani perché i giovani erano scappati via. Un conto è leggerne nei libri di storia, un conto è sentirselo raccontare in prima persona attraverso queste storie.
Alcune testimonianze parlano anche dei matrimoni "misti" tra contadini piemontesi e donne del Meridione. Il contadino piemontese arrivava ai 30 o 40 anni ancora scapolo sia perché la donna piemontese non voleva più sposarsi con un contadino, sia perché per il troppo lavoro tra campagna e cura degli animali non aveva nemmeno tempo di cercarsi moglie. Si iniziava con lo scambio delle foto, tramite un intermediario, a cui seguiva un viaggio nel Sud Italia per vedere la ragazza e la famiglia. Erano matrimoni molto veloci e i due novelli sposi non potevano stare da soli per conoscersi. O si piacevano a colpo d'occhio o non si combinava il matrimonio perché i padri meridionali non permettevano che i due giovani si frequentassero.

Il libro è stato un po' pesante anche per la ripetitività delle storie. Si assomigliano quasi tutte e forse sarebbe stato meglio raccoglierne meno in un unico volume. Un'altra cosa che ho apprezzato poco, è che si sente la presenza dell'autore nelle storie. Nonostante siano soltanto le donne a raccontare, si percepisce la presenza dell'autore. Alcune donne non sapevano cosa raccontare e l'autore fa domande, lo si capisce dai racconti poco fluidi e composti da risposte. Purtroppo pone sempre le stesse domande, quindi anche ciò contribuisce alla ripetitività delle storie.

Tutto sommato è un libro che consiglio perché l'argomento è interessante. Salterei però l'introduzione, e il libro è da leggere poco alla volta perché una testimonianza dopo l'altra diventa molto pesante.
43 reviews
October 30, 2023
Ho voluto leggere questo libro in quanto nata in uno dei paesi della provincia di Cuneo, anche citato da alcune testimonianze. In quanto nipote di nonni nati ai primi del '900 avevo già ascoltato racconti di vita passata povera e disagiata, ma queste testimonianze, così sincere su tante questioni come la vera fame, l'assoluta povertà, le emigrazioni forzate, le superstizioni assurde, la completa mancanza di educazione sessuale e lo sfruttamento delle donne nella famiglia patriarcale, mi hanno veramente coinvolta ed emozionata nel profondo.
Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews45 followers
October 16, 2020
L’altra metà de “Il mondo dei vinti”, “L’anello forte” raccoglie le testimonianze di vita contadina delle donne negli stessi ambienti che l’altro: pianura, collina, montagna e Langhe. Allo stesso modo è stata condotta la ricerca e la produzione del materiale: Revelli ha intervistato di persona le protagoniste di questo libro, usando un magnetofono e facendosi introdurre da qualcuno del paese (anche se a quel tempo era già abbastanza conosciuto perché “Il mondo dei vinti” aveva riscosso un – meritatissimo – grande successo e anche nelle campagne era stato letto); successivamente aveva sbobinato tutto quello che aveva raccolto, poi trascritto ed infine selezionato cosa mettere nel testo, e in qualche caso anche tradotto dal dialetto (anche se alcune parole chiave, Revelli le lascia giustamente in dialetto). Probabilmente Revelli non solo ha lavorato allo stesso modo che per “Il mondo dei vinti” ma ha posto anche domande simili, visto che ritornano le domande sulla politica, su cosa votano, sul fascismo, sui partigiani, sulla guerra. Purtroppo, la grande differenza con “Il mondo dei vinti” è che le vite delle donne sono tutte uguali, a differenza di quelle degli uomini, che raccontano di guerre, di emigrazione e quant’altro: ad eccezion fatta per la splendida Paola Martinengo che scappa col circo arrivato al paese e diventa trapezista, con gioia e orgoglio): le donne o facevano tutte la stessa cosa, o facevano le serve a vita (rarissimo e più perché non trovavano da sposarsi, altra eccezione anche questa) oppure si sposavano – che significava poi andare a fare la serva a casa del marito e spesso anche dei suoceri e soprattutto mettersi a disposizione del piacere del consorte, senza porre domande né resistenza, nemmeno quando i figli erano decisamente troppi e i soldi non bastavano per nutrirsi tutti. Ma il prete diceva che non si potevano rifiutare – lo stesso prete (la stessa Chiesa) che pretendeva la “purificazione” dopo il parto, perché la puerpera era per definizione impura… E così abbiamo tanti racconti, di tanta tristezza umana, tutti molto simili tra di loro: matrimoni combinati (di amore proprio non se ne parlava), completa ignoranza in faccende sessuali (che includeva anche la mera informazione sulle mestruazioni – quante credevano di stare per morire, quando hanno avuto il primo ciclo, ignare di tutto! o anche solo come nascevano i bambini), parti fatti nelle stalle, vicino ai piedi delle vacche, sdraiate su vecchie lenzuola per non sporcare niente; donne che hanno lavorato fino all’ultimo prima del parto, donne che hanno fatto la fame in casa per colpa di suoceri terribili che non concedevano niente; storie di bambini che si ammalavano e morivano, così, senza che si potesse fare qualcosa, senza che si potesse soffrire più di tanto perché “non c’era tempo, bisognava tirare avanti”; bambini che iniziavano a lavorare a sette anni, a portare le mucche al pascolo in posti isolati, che morivano di paura, che venivano venduti, che venivano affittati ad altri contadini disgraziati (questo, purtroppo, è un aspetto della società rurale trasversale, non solo piemontese).
Su tutto, comunque, ha domina il lavoro. Lavorare come pazzi. Fino allo sfinimento. Lavorare poi per sopravvivere. E le donne avevano il doppio del carico. Quante donne, alla domanda se potessero ripetere la loro vita, cosa cambierebbero, hanno risposto: “Oddio, no. Un’altra volta, no. [a prescindere]” Non si può parlare di una situazione disperata perché praticamente tutte, tranne l’eccezionale Irma Rosso, la Simone de Beauvoir delle Langhe, non si sono fatte troppe domande: questa era la vita. Lo era per tutti e per tutte. L’unico grande cambiamento è stato l’avvento delle fabbriche e che ha proposto l’unica alternativa concreta per un cambio di vita e in meglio (e la pillola! anche se non viene menzionata) e cominciato a svuotare le campagne, ma altrimenti si andava avanti così. Senza pensare. Già: a che pro, poi?
Anche questa è una raccolta importante e toccante ma che forse con domande un po’ più mirate, poteva dare qualcosa in più. Forse questo qualcosa in più doveva arrivare dalle postfazioni, dove una riflessione da parte di una donna (ma anche un gruppo) era d’uopo: confrontarsi, elaborare dei pensieri sul percorso di maturità della crescita della donna, se c’è ancora qualcosa da migliorare, se invece ci sono cose che bisogna cominciare ad accettare e ad elaborare meglio. Le postfazioni sono state comunque interessanti (la seconda, poi, che sistematizza e ordina tutto il lavoro era decisamente d’uopo) ma non brillanti o d’ispirazione. Poco male: lasciano spazio ad ancora tanto che si può fare.
Profile Image for Arianna Chiesa.
1 review1 follower
April 17, 2021
Un'investigazione antropologica, sociologica e storica di cui Ernst Bloch andrebbe fiero. Dare voce ai margini e alle periferie per far luce su uno spaccato di storia perlopiù ignorato da quella che viene definita la storia ufficiale di un paese.
Profile Image for Sara Bombardieri.
108 reviews
July 23, 2019
Libro di grande valore storico e punto di riferimento per la storia orale, come molte opere di Nuto Revelli.
Seppur capisca la scelta di mantenere molti termini dialettali e di inserire numerose interviste molto simili tra loro, in certi momenti non ho potuto fare a meno di annoiarmi e desiderare saltare delle interviste.
Lascia un effetto di vicinanza con il passato, aiuta a "riallacciare i rapporti" con la storia di quegli anni, con quelle donne.
Profile Image for Monaco Obbediente.
168 reviews8 followers
January 11, 2019
Mia nonna nacque nel 1924 a Villadeati, in provincia di Alessandria. Di famiglia contadina e piemontese da generazioni, la sua fu un'infanzia agiata, perché poté studiare fino a conseguire il diploma magistrale, cosa davvero eccezionale per quei tempi. Tante volte ho ascoltato i suoi racconti sulla vita contadina nei primi anni del Novecento. Una vita dura, durissima per molti, i più poveri, e sicuramente inimmaginabile per noi che viviamo nell'agio della modernità. Revelli raccoglie in questo libro una miriade di testimonianze bellissime e allo stesso tempo terribili di donne, come mia nonna, nate in Piemonte prima della Seconda Guerra Mondiale. In queste testimonianze c'è tutta la Storia dell'Italia, la lunga strada che ci ha portati dalla miseria e l'ignoranza alla conquista del benessere. Una conquista che oggi è facile dare per scontata, ma che in realtà non lo è affatto. Da far leggere nelle scuole per capire da dove veniamo.
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