Guerra e shock energetico. Cambiamento climatico. Squilibri demografici e pressioni migratorie. Ricatti alimentari. Non è facile distinguere fra crisi vere e false Apocalissi annunciate da profeti interessati a gettarci nel terrore.
Siamo entrati in un'era segnata dalla scarsità. Ci sentiamo assediati da ogni sorta di penuria. Mancano l'energia e spesso anche l'acqua. Alimenti essenziali costano più cari. Troppe aziende lamentano di non trovare lavoratori. Sullo sfondo c'è la decrescita della popolazione, che non risparmia la Cina. Con l'inflazione e il rialzo dei tassi diventa più rara e costosa la moneta. Quanto è reale, quanto è «fisica», oggettiva e palpabile, la scarsità in ciascuno di questi aspetti? Quanto è invece fabbricata, artefatta, il risultato di comportamenti e scelte politiche sbagliati? È irreversibile? O invece è un fenomeno temporaneo da cui usciremo come guarimmo da altre crisi? Il trauma, cominciato con la pandemia e aggravato dalla guerra in Ucraina, sarà solo l'inizio di una fase storica segnata da ristrettezze, sacrifici, razionamenti e tagli su tutto?
Dalla profezia errata sulla fine dello sviluppo che fu l'ossessione degli anni Settanta, dovrebbe essersi insinuato fra noi un dubbio: che vedere dietro l'angolo l'Apocalisse imminente sia un tratto di civiltà decadenti.
In Europa diverse opinioni pubbliche chiedono sempre più Stato. Gli aiuti erogati durante la pandemia sono un antipasto rispetto a tutto quel che viene richiesto ai governi per proteggerci dalle avversità. Uno Stato-mamma troppo invadente addormenta i riflessi vitali e non è efficiente, sono state proprio le scelte dei governi negli anni passati ad aver fabbricato questo disastro. L'Italia è il paese occidentale più vulnerabile alla tentazione statalista, per il suo debito pubblico già eccessivo; perché ha una burocrazia invadente e inetta; perché una parte della sua popolazione ha introiettato l'assistenzialismo come orizzonte di vita.
I passaggi d'epoca, le grandi rotture storiche, si capiscono guardando a un triangolo fondamentale: energia, moneta, tecnologia (che include le armi). L'America domina ancora quel triangolo strategico. L'Europa arranca in ritardo. Ha le idee confuse, invischiate in dogmi e tabù. Ha più velleità che ambizioni. Ha il disarmo facile. E con il disarmo arriva la sottomissione. Il lungo inverno all'insegna di tante scarsità è anche inverno della ragione.
Lo supereremo se attingiamo alle qualità del nostro modello, non se ammiriamo chi ci odia. Il lungo inverno può preludere a una stagione di creatività, in cui troveremo risposte innovative ai nostri problemi energetici ed economici.
Federico Rampini è un giornalista italiano, scrittore, docente, storyteller e analista dello scenario politico economico nazionale. È stato vicedirettore de Il Sole 24 Ore e dal 1997 è corrispondente estero per La Repubblica. Dal 2000 risiede negli Stati Uniti ed ha acquisito la cittadinanza statunitense, senza rinunciare a quella italiana.
Federico Rampini is an Italian journalist, writer, and lecturer. Since 1997 he has been a foreign correspondent for La Repubblica. He resides in the United States and has acquired US citizenship, without giving up the Italian one.
Attenta e dettagliata analisi del quadro socio-economico mondiale redatto da un sempre esaustivo e preciso Rampini Certo, alcune idee sono di caratura politica magari definita, ma la puntualità degli argomenti e l’attenta analisi sono sempre apprezzate Ottimi spunti di riflessione con dati alla mano
"Il lungo inverno" di Federico Rampini è un testo utile per capire il presente e come ci siamo arrivati, ma è anche utile per capire dove potremmo andare. Se quello che ci si prospetta - 'il lungo inverno' - è un periodo di recessione, allora le domande a cui questo saggio cerca di dare una risposta sono: "Che cosa ci ha portato fino a qui?", "Che cosa abbiamo imparato o dovremmo imparare dalle recessioni passate?" e, soprattutto, "Come potremo affrontare il lungo inverno che ci si presenta di fronte?". Rampini ci dota, dunque, di lenti per comprendere meglio il presente e per tentare di comprendere le direttrici future dell'azione globale, cercando di sfatare, nel mentre, anche alcuni "miti" o alcune "false apocalissi" che a ogni piè sospinto emergono come redivivi nei momenti di crisi. E fa tutto ciò presentando dati e interpretandoli, mi sembra, con buon senso e onestà. È vero, come afferma in un certo punto: «il nostro Generale Inverno, se giocherà il ruolo di alleato contro la Russia, sarà però un alleato esigente e severo. Il costo lo pagheremo tutti». Ma c'è una speranza per Rampini: «L'Occidente, e al suo interno l'Italia, saprà sopravvivere anche a questo lungo inverno se attingerà alle qualità del suo modello [quello delle liberaldemocrazie e del capitalismo di mercato], non se ammirerà chi lo odia. Il lungo inverno può preludere a una stagione di creatività, in cui troveremo risposte innovative ai nostri problemi energetici ed economici. Da quando è nata l'economia di mercato, è stata la sua adattabilità alle rivoluzioni scientifiche a moltiplicare per quaranta la produttività umana, ad allungare le nostre aspettative di vita, a ridurre la mortalità infantile, a consentire che la terra sostenga 8 miliardi di abitanti. Ogni volta che qualcuno ha preteso di avere un sistema migliore del nostro, ha generato tragedie e orrori».
Rampini, una garanzia. Come sempre, Rampini spiega in modo chiaro e comprensibile molti temi dell’attualità geopolitica ed economica. Io personalmente condivido sostanzialmente in pieno le sue opinioni, che sono sempre ben argomentate e, soprattutto, suffragate da un’ampia disamina della letteratura politica ed economica, oltre che da un’osservazione attenta e obiettiva della stampa internazionale. In particolare condivido le posizioni espresse in questo saggio, di estrema attualità. Proprio per questo mi limito a quattro stelle, in quanto inevitabilmente il libro perderà, in parte, di attualità tra alcuni mesi. Ma certamente non perderanno di attualità le considerazioni generali e i principi e le nozioni espresse.
Letto subito come ogni libro di Rampini. A mio avviso il miglior giornalista quanto meno di esteri in circolazione. Capacità di analisi, collegamenti e chiarezza fuori dal comune accompagnati da dotti riferimenti storici. La numerosa è costante produzione di Rampini è irrinunciabile per capire la realtà attuale.
Difficilmente Rampini delude. Un'analisi lucida e critica del nostro presente, dove sono spiegate le vere cause delle nostre difficoltà attuali e i loro veri effetti sulla vita reale. Solo grazie alla lettura di libri come questo si riescono ad unire i puntini e vedere il quadro completo di dove siamo e come ci siamo arrivati. In questo caso si riesce addirittura a scorgere i possibili scenari futuri, spiegati con dovizia di particolari e supportati da dati concreti e reali. Non c'è molto altro da dire, solo che ne consiglio vivamente la lettura e che aspetto la prossima uscita di questo grande autore.
Rampini ha la capacità di sbagliare raramente un libro, e Il Lungo Inverno ne è l'ennesima riprova. Un saggio lucido, ben scritto e altrettanto ben articolato, con parallelismi e collegamenti tanto intelligenti quanto chiaramente scritti.
A very good recompilation and analysis of the current world wide situation when crisis arrive and somehow, we are able to come out of it. The USA is in a good position but, challenges abound.
Rampini e’ una garanzia di lettura. Attendo ossevatore della realta’ e delle dinamiche geopolitiche senza mai cadere nel tranello del dogma del “ proprio credo”
Un'analisi che si distacca dalle idee mainstream che si leggono ogni giorno sui giornali, mostrando la crisi energetica da diversi punti di vista, economici tanto quanto sociali.