Un uomo si sveglia paralizzato nel letto di una stanza che non riconosce: ha il corpo ricoperto di ustioni. Ogni giorno una donna dai tratti inquietanti entra nella stanza per medicarlo e nutrirlo. Intanto Fran, tredicenne brillante e intuitivo, viene interrogato per un crimine di cui si è reso protagonista. Entriamo così nella Ciambella, un quartiere residenziale in degrado occupato abusivamente da immigrati, tossici e gente ridotta al lastrico.
Bonazzi ha un’eredità nobile, quella indispensabile alla sopravvivenza narrativa di certe storie. Conosce King, Ridley, J.T.Leroy, Merico, Ammanti e se ne fa portavoce. E per quanto l’influenza letteraria sia evidente, spesso volutamente palpabile, è pur vero che uno degli scopi di ogni narrazione è la contaminazione. L’eredità è contaminazione. E ce lo spiega bene in questo suo ultimo lavoro che , oltre a essere un interessante tributo alla letteratura di genere , è anche la dimostrazione di una penna che non ha paura di osare e quindi si muove, coraggiosa e impavida negli anfratti più scuri della nostra società. Sono del parere che autori come Bonazzi, figli di una sperimentazione letteraria che prende dal Gore alcuni aspetti e dal dirty realism, altri, utilizzino questo patrimonio storico al meglio delle loro capacità, sacrificando una visibilità mainstream per accogliere realtà più scrupolose e selettive. È ( purtroppo è per fortuna), in Italia, un compromesso per conservare l’onestà narrativa e la dedizione a una strada che , almeno da noi, resta ancora troppo ( e inspiegabilmente), in sordina. Stavolta ci racconta di Fran, ragazzino che vive con la sua famiglia di freaks nella Ciambella, un quartiere periferico dimenticato da Dio, dove l’assenza di regole ha generato la terribile cappa della disumanità. E Fran, in questa disumanità ci cresce, costretto a subire le angherie violente della sua stessa famiglia. E la violenza diventa consuetudine quando è l’unica realtà disponibile. Fran è l’esempio lampante di come i luoghi in cui cresci , per quanto si è predisposti a un temperamento più mite, inevitabilmente, per sopravvivenza, ti (de)formano. E deformano anche spesso la stessa verità, quando l’immaginazione resta l’unica opzione d’evasione da un incubo permanente e imposto. Le immagini raccontate sono quadri espressivi, ( forte è l’inflessione verso le arti visive dell’autore). Suggestiva la scena della donna - quasi l’evocazione malevola di una fadista lusitana, o la Dolphin Blue del Ridleyano The Reflecting Skin-che annega un feto nelle acque torbide del mare. Non un libro per tutti ( e direi che va bene). Storie come queste hanno bisogno di una comprensione che vada oltre le ipocrisie statiche di molte narrative moderne. Un libro per chi vuole mettersi in gioco. Senza dubbio. Un tesoro tutto da scoprire, nascosto in un relitto ossidato dalla salsedine, lì su una spiaggia dove in pochi hanno il coraggio di metterci piede.
Nascere e crescere alla Ciambella ha il sapore di una condanna e l'odore ferroso e stantio di certe periferie urbane. La Ciambella respira, schiaccia, soffoca, è quasi un'entità a sé, non scevra da responsabilità né da colpe. Lo sa bene Fran, che in questa periferia è incastrato, si dibatte, cerca vie di fuga.
Stefano Bonazzi scrive una storia nera, di de-formazione e dis-illusione. Lo fa con una scrittura consapevole, nuda, veloce, intrecciando storie e piani narrativi, passando da una prima persona molto forte e visiva a una terza persona più asettica e focalizzata sulle sensazioni fisiche.
Un romanzo duro, che impone una riflessione sul male e le sue origini, sul mostro al di fuori di ogni ipocrisia o linciaggio morale.
Fun fact ho incontrato per caso Stefano Bonazzi al Salone del libro del 2022. Gli ho chiesto che cosa scrivesse e lui mi ha risposto "libri fuori di testa". Io ho sorriso e dentro di me ho pensato "sì, come no". Ora che ho letto Titanio posso al 250% affermare che lui aveva ragione e io torto a diffidare.
“Sai qual è la sensazione più bella che si può provare all’interno di un labirinto?” “Quale?” “La voglia di uscirne”. [Fran, 13 anni]
Non ho molta sintonia con gli autori italiani contemporanei, ma quando mi trovo davanti a chi scrive una storia così forte non posso che rimanerne piacevolmente stupita. Credo sia stata soprattutto la scrittura potente che crea immagini evocative e, forse, emerge la professionalità dell’autore nelle arti grafiche, che gli hanno permesso di “scrivere” vere e proprie percezioni visive. La storia sembra subire le influenze di altri autori che hanno inventato storie nere e cupe prima di questa, ma poca importa, perché se poi tali influenze vengono personalizzate, ne esce un bel lavoro. Un lavoro su un tredicenne che parla come un uomo, cresciuto in una periferia ostile, in una famiglia sbandata e disfunzionale, nello squallore della droga e dello spaccio. Nel male che non può che portare altro male.
Il titanio, nel sistema periodico, appartiene al gruppo “d”, è quindi un elemento di transizione, noto per la sua resistenza, soprattutto alla corrosione, con un punto di fusione abbastanza alto (1600 gradi). E pur essendo leggero sembra indistruttibile, allo stato puro è molto duttile, invece le sue leghe (quando viene, quindi, mescolato ad altri elementi) non sono facilmente lavorabili. Credo che molte di queste caratteristiche siano anche quelle di Fran, il giovane protagonista. Titanio.
(Se le mie figlie leggessero sarebbe bello che lo prendessero in considerazione)
"Il male è semplice. La cosa più semplice del mondo."
È da questa frase che ripete Fran, uno dei protagonisti di Titanio, che voglio cominciare. Pensiamo sempre che il male non ci riguardi, ma non può essere vero perché è anch'esso parte di ciò che siamo. La convivenza col male ci definisce. Ma quando è il male che arriva dall'esterno a comprometterci qual è il limite? Qual è la via di fuga? Questo libro parla di una certa forma di sopravvivenza al male: la cattiveria. La cattiveria infantile è un tema a me molto caro, che sto indagando personalmente per un romanzo in via di definizione; in questo libro, difficilissimo da scrivere e bellissimo da leggere, Stefano ne parla con una grazia che, per un attimo, ci fa dimenticare l'orrore perché necessario.
"Non ero solo. Potevo sentire l'immensità del mare. Là in mezzo il tempo si era fatto generoso, piatto, monotono. Vidi le costellazioni presenti nel cielo mattutino. Vidi che il mare era un altro mare. Un territorio sconosciuto. Feroce. Vidi come avrei dovuto vivere."
Bonazzi ha la vocazione dello scrittore, sa raccontare con distacco e nello stesso tempo coinvolgerti nella storia che ti vuole raccontare. Storie fatte di immagini forti, a volte simboliche, didascaliche, senza mai perdere il filo del ragionamento.
Un romanzo duro, di sofferenza, di dolore. Il dolore puro, che ti contagia e non fa sconti, e che sarà difficile mandare via: datemi subito una collezione di Harmony da leggere, ho bisogno di una povera fanciulla che si innamora del milionario!
È un noir? Un thriller? Un romanzo di (de)formazione? Letteratura mainstream? L'hashtag non mi interessa, mi interessa avere letto un bel libro, una delle più belle rivelazioni del 2022.
🌑Immaginate di ritrovarvi in uno spazio angusto, sporco e buio - per esempio una cantina. Immaginate di essere lì perché la vostra famiglia ha deciso che dovete essere lì, perché quella stessa famiglia che dovrebbe proteggervi vi chiede un aiuto che non siete in grado di dare. Immaginate di essere un ragazzino. Cosa fareste? Forse cerchereste di evadere. Magari fisicamente o ancora prima mentalmente, mescolando elementi reali con elementi d'invenzione. Quanto si può fuggire, però, quando l'unico mondo con cui siete entrati in contatto è un luogo che non è riconosciuto, un luogo che difatti non esiste per lo Stato? Un luogo non-luogo, con le leggi non scritte, ma non per questo meno frangibili. Un luogo in cui, per sopravvivere, bisogna necessariamente diventare parte di quel sistema marcio dal quale si cerca di fuggire. Ma è davvero fuggire dal marcio se è a questo che ci si è abituati?
🏖Ecco, "Titanio" è un po' tutto questo. Ma è anche molto altro: è un noir, un romanzo psicologico, un libro in grado di catturarvi in un vortice nero, viscoso, capace di affogarvi e di occupare le vie respiratorie. È un libro duro, che parla di degrado, violenza e abusi, non tanto di riscatto quanto di vendetta. Una spiaggia, però, può essere simbolo di speranza.
🩸Con uno stile chirurgico in cui nessuna parola è di troppo e con una storia che si nutre dei numerosissimi dialoghi che la compongono, mi ha completamente catturato. È uno di quei libri in cui la suspense e il bisogno di capire come tanta abiezione sia possibile, rendendo questo romanzo magnetico. Però io ve lo dico: non è adatto ai deboli di cuore. Ci sono numerosi trigger warning! Se siete appassionat* del genere, non posso che consigliarvi questo libro.