«L'ultima grande battaglia che Casanova combatte nel mondo dei vivi non è quella contro se stesso giovane, o contro i fantasmi del passato, come hanno immaginato alcuni scrittori moderni. È una lite di condominio, e che lite!» Casanova è un italiano da manuale: abbastanza socievole, poco sociale, molto adattabile. È un concentrato di virtú e di difetti; ma, per sua e nostra fortuna, i difetti non riescono mai a prevalere del tutto sulle virtú, perché, anche negli anni giovanili, le sue vittorie sono effimere e gli servono soltanto a rimettersi in gioco. In pratica, è un eterno perdente: e questo, forse, è il segreto della sua grandezza e del suo fascino. Troviamo in questo nuovo libro di Sebastiano Vassalli la precisione e l’efficacia di uno scatto fotografico, lo scricchiolio della ragione che nasce vedendo un uomo grande completamente travolto da una vicenda meschina, ordinaria, comune. Di toni grotteschi e malinconici, di ironia e di sorprendente umanità si compone questa vicenda che ha il passo di una novella e gli affondi di un romanzo.
Dux non è l’ennesima divagazione fantastica sul tema «Casanova anziano». È la storia, autentica, dell’ultima battaglia che Giacomo Casanova combatté nel mondo dei vivi, cosí come la racconta lui stesso in ventuno lettere autografe (Lettere al signor Faulkircher) conservate nel castello dei conti Waldstein in Boemia, dove il grande veneziano morí. Una storia tragica ed esilarante nello stesso tempo. Ma Dux è anche un nuovo capitolo del romanzo che Sebastiano Vassalli sta scrivendo da molti anni, sul carattere nazionale degli italiani. Un carattere nazionale che ha proprio in Giacomo Casanova uno dei suoi punti di riferimento imprescindibili, e nella sua opera uno dei suoi monumenti piú alti.
Born in 1941, he was a well known Italian novelist. Sebastiano Vassalli nasce a Genova nel 1941 da madre toscana e padre lombardo, ma vive a Novara sin da bambino. Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di lettere dell’Università di Milano, dove si laurea con Cesare Musatti con una tesi su “La psicanalisi e l’arte contemporanea”. Dal 1965 al 1979 si dedica all’insegnamento in parallelo ad un’intensa attività artistico letteraria. Partecipa alle vicende della neoavanguardia con il “Gruppo ’63”, il cui intento è abbandonare il mondo critico-accademico per tentare nuove discipline (psicanalisi, strutturalismo, semiologia) e raccogliere l’eredità dell’avanguardia del primo Novecento. Appartengono a questo periodo alcune prose sperimentali (“Narcisso”, 1968; “Tempo di màssacro”, 1970) e la raccolta in versi e prosa “Il millennio che muore” (1972). Successivamente a queste sperimentazioni Vassalli si orienta verso una narrazione in cui si delineano storie, trame e personaggi: “L’arrivo della lozione” (1976), “Abitare il vento” (1980) e “Mareblù” (1982). L’anno della svolta è il 1983: Vassalli pubblica il provocatorio pamphlet "Arkadia", in cui scaglia frecce avvelenate contro i gruppi sperimentali cui aveva preso parte. È con “La notte della cometa” (1984) che ha inizio il nuovo corso di “letteratura pura”, esplicata nella narrazione della vita del poeta Dino Campana, uomo al di fuori delle norme. “L’alcova elettrica” (1986) è intervallato da “Sangue e suolo” (1985), nato da un’inchiesta propostagli da Giulio Bollati sul bilinguismo e sul calo numerico degli italiani in Alto Adige: da qui ha inizio l’interesse per certi aspetti connotativi degli italiani - in primo luogo la scarsa memoria - tema che caratterizza anche tutti i successivi romanzi, a partire da “L’oro del mondo” (1987), in cui un omonimo alter ego ascolta i racconti dello zio Alvaro, un sopravvissuto all’eccidio di Cefalonia. È con “La chimera” (1990) – storia dell’esposta Antonia Spagnolini, arsa come strega a Novara tra i festeggiamenti l’11 settembre del 1610 - che Vassalli trova il gusto dell'intreccio e della costruzione dei personaggi. L’opera è un successo editoriale e di critica, vince vari premi letterari - tra cui il premio Strega - e viene tradotto in molte lingue. “Marco e Mattio” (1992) è ambientato a cavallo tra Sette e Ottocento. Sullo sfondo storico del passaggio rivoluzionario portato da Napoleone, il protagonista Mattio si automutila e si crocifigge, facendosi artefice di una nuova Passione. Seguono “Il Cigno” (1993); “3012” (1995) - un romanzo fantascientifico, estraneo agli scritti di questo periodo, forse composto proprio per contestare l’etichetta di “romanziere storico” attribuitagli dai critici – e “Cuore di pietra” (1997) - la storia di una grande casa in una città di pianura e di coloro che l’hanno abitata -. Nel 1998 Vassalli pubblica “Gli italiani sono gli altri” - una raccolta di articoli polemici scritti per varie testate giornalistiche - e il romanzo “La notte del lupo”, il cui protagonista è Yoshua (Gesù in ebraico), privato di tutti gli aspetti divini e soprannaturali. “Infinito numero” (1999), invece, tratta del forte contrasto tra la civiltà etrusca, che rifiuta la letteratura e la parola scritta, e quella della Roma augustea, che viceversa fa della scrittura un’ideologia assoluta. In “Archeologia del presente” (2001), poi, attraverso le vicende di una coppia di giovani, Vassalli ritrae una generazione che sognava di cambiare il mondo. “Dux” (2002) è la storia dell'ultima battaglia che Giacomo Casanova combatté nel mondo dei vivi, e rappresenta un nuovo capitolo sul carattere degli italiani: Casanova è un tipico italiano, socievole ma non sociale, adattabile e furbo. Con “Stella avvelenata” (2003) Vassalli torna alle sue grandi storie. Leonardo Sacco, un giovane
"... un grido silenzioso" "... l'amore o la vecchiaia : ci si trova ciò che vi si porta" (M. Yourcenar).
Il racconto di questo curioso breve libro è tratto da 21 lettere (e altri documenti) , destinate al maggiordomo e mai spedite, che Casanova scrisse nel periodo trascorso a Dux, in Boemia, nel castello di Waldstein dov'era stato assunto come bibliotecario e dove visse gli ultimi 13/14 anni della sua esistenza. "Ognuna di quelle missive (...) è un grido di dolore e di rabbia. Ma è un grido silenzioso".
I primi anni a Dux trascorrono nell'agiatezza ; ben presto però sono intaccati dalla rovina economica, perché Casanova scrive molto e pubblica a proprie spese, ma senza neanche un po' del successo sperato. Gli anni più tristi sono quelli (1790-93) in cui il Conte di Waldstein è assente dal castello. "L'ultima, grande battaglia che Casanova combatte nel mondo dei vivi non è quella contro se stesso giovane, o contro i fantasmi del passato (...). E' una lite di condominio, e che lite!" Egli, che conosceva il latino e parlava più lingue straniere, non era in grado di comunicare in tedesco, parlato in quella piccola corte. Questo contribuiva al suo isolamento ; ma il personaggio che esce da queste pagine è un uomo permaloso, sospettoso, supponente, che si atteggia a filosofo, con una grande considerazione di sé. Certamente sapeva come rendersi antipatico. Di qui una serie di liti, dispetti, denunce, culminanti in un fatto increscioso che ebbe lungo strascico. Avvenne che il frontespizio di un libro col suo ritratto fu usato come carta igienica ed esposto nelle latrine. Tanto da far intervenire perfino la madre del Conte, con una lettera, dalla residenza viennese : "Un uomo qual voi siete, signore, è al di sopra dei dispettucci di simile canaglia ; disprezzateli, e saranno abbastanza puniti". Ma l'umore del Veneziano, "un avventuriero a corto di avventure", non cambia ; scrive di essere "come un nobile destriero che la sfortuna ha costretto a vivere in mezzo agli asini". L'avanzare del decadimento fisico fa il resto.
Solo col ritorno del Conte, come nelle fiabe, la situazione trova un nuovo equilibrio ; e anche Casanova deve accettare il compromesso. Ormai pure nel paese di Dux trova una specie di tolleranza : "è 'l'italiano' , a cui bisogna permettere di comportarsi in modo teatrale ; sennò, che italiano sarebbe ? " .
Dux e' un libretto di 60 pagine,che riporta, con fredda precisione, i litigi di Casanova, ormai al tramonto della sua vita, con il resto della servitu' del castello di Dux, proprieta' del conte Waldstein, dove Casanova aveva accettato il ruolo di bibliotecario. La scrittura e' scorrevole, ma sinceramente io l'ho trovato molto freddo e piuttosto triste.Se ne puo' fare a meno, secondo me.
Ok, non mi interessava granché della vicenda, né tantomeno della figura del Casanova anziano. Mi sono fidato di Vassalli e ho fatto bene, perché è sempre bello ammirare un autore per il suo talento e la sua passione per certe figure letterarie. Oltre al merito della minuziosità, riconosco a Vassalli una grande capacità nel concludere i libri. Anche leggendo La Chimera ho sentito un grande trasporto nelle ultime pagine, cosa che anche in questo caso era presente sebbene in misura minore.
Mah. Meh. Vagamente interessante. Obiettivamente scelto perchè breve e per la sfida di lettura. Interessante spaccato storico. Cosa mi ha lasciato? Ben poco. Bocciato.
2/5⭐️ ho trovato questo libro al mercatino dell’usato a meno di 2€ e siccome è di vassalli l’ho preso senza neanche leggere la trama (faccio molto spesso così con autori che conosco). Mi sono fidato perché ho letto la chimera che mi è piaciuto molto soprattutto al livello di scrittura e devo dire che anche questa volta rimango soddisfatto dalla penna di vassalli. Il problema principale è che effettivamente a me della storia del protagonista non me ne frega nulla inoltre i capitoli sono molto corti e a volte sconnessi tra loro, sono appunto “fotografie” di momenti. Non mi rimarrà nulla di questo libro onestamente ma se siete interessati alla figura di Casanova leggetelo, potreste apprezzare.
Forse è che è troppo breve, forse è che a me di Casanova non me ne passa nulla, forse è che l'ho letto in contemporanea con un altro libro. Forse. Strano. Strana sensazione quando l'ho chiuso. Ecco.