3,5*
La cosa che ho notato è che in ogni paese attraversato ha trovato persone disposte a accoglierlo, a condividere il poco che hanno, a offrirgli un tè o un giaciglio. Sono nate amicizie, rapporti intensi anche se brevi, interesse reciproco. Sì, anche qualche stronzo, ma in netta minoranza. L'unico paese dove nessuno gli ha rivolto un sorriso o offerto un piatto di minestra, dove tutti l'hanno guardato con sospetto? L'Ungheria. Anni di politica della diffidenza e della paura e il risultato è questo.
Da chi è governata, l'Ungheria? Da Orban. Di chi è amico, culo e camicia, Orban? Ecco. Non diventiamo anche noi così!
Per il resto, gradevole libro di viaggio nel quale l'attenzione è concentrata poco su storia e paesaggio (per esempio, passa per Bukhara e Samarcanda e ne racconta pochissimo) e molto sulle persone. D'altronde l'autore è un antropologo :-)
Non il più bello dei libri di viaggio, ad esempio quelli di Bernard Ollivier, che ha fatto circa lo stesso viaggio a piedi, mi sono piaciuti di più, ma lui è uomo di lettere, il suo mestiere è scrivere, la differenza si sente.