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Il dio disarmato

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«All’inizio c’è uno stridio di gomme sull’asfalto, un urto nell’aria, il suono di un clacson, e subito dopo quello che sembra il concerto di un martello pneumatico. Lo studente alza gli occhi dal giornale e si volta nella direzione da cui proviene quel frastuono. Ciò che accade alle 9.02 del 16 marzo 1978 continua ad accadere».

Il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e il massacro dei cinque agenti della scorta è l’evento che ha generato la più grave frattura emotiva, politica e sociale della storia repubblicana. L’attacco dura tre minuti. Tre minuti che, a più di quarant’anni di distanza, continuano a essere oggetto di ricerche, ricostruzioni e speculazioni. Ma questo, va detto, non è un saggio: qui siamo nel territorio della letteratura. E ogni scrittore, si sa, manipola il tempo, può condensare dieci anni in una frase o dilatare pochi secondi e farli durare quanto vuole, se in quei secondi si nasconde una verità su cui lo sguardo continua a posarsi. Il metodo in un certo senso è quello del realismo traumatico, lo stesso che usava Andy Warhol nelle sue immagini seriali: mettere in scena e replicare per sfiorare la verità. Non la verità storica, ma quella più sfuggente della percezione individuale e collettiva. Ecco allora alternarsi nella narrazione i testimoni oculari, i brigatisti, i politici, gli uomini della scorta, persino personaggi storici vissuti secoli prima. E l’azione, gli spari, la fuga, il congegno che scatta e che si replica all’infinito, perennemente identico a se stesso, ma che viene osservato ogni volta da una prospettiva diversa. A intersecare i fatti pubblici è il racconto privato delle ultime otto ore di vita di Aldo Moro prima del sequestro. Il dio disarmato è un romanzo senza aggettivi: storico, politico, filosofico, lirico, documentario; nessun termine riesce davvero a definirlo. È un libro che indaga nel profondo le scelte individuali e i disegni del destino, il territorio e lo spazio urbano, la sostanza del tempo, il mormorio segreto della vita di un uomo tra i più importanti della storia d’Italia, che quando tornava a casa si toglieva di dosso l’aggettivo «politico» per cercare di essere soltanto un uomo.

248 pages, Hardcover

First published September 6, 2022

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About the author

Andrea Pomella

15 books22 followers
Sono nato a Roma quando c’erano gli anni di piombo. Ho pubblicato monografie su Caravaggio e su Van Gogh, il saggio sulla povertà 10 modi per imparare a essere poveri ma felici (Laurana, 2012) e il romanzo La misura del danno (Fernandel, 2013). Una volta ad Ales mi hanno dato il premio Gramsci per un racconto di guerra. Io ne vado molto fiero, Gramsci non so.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,469 reviews2,442 followers
February 24, 2024
CIÒ CHE LA STORIA PASSA SOTTO SILENZIO


La chiesa di San Francesco d’Assisi a Monte Mario era la parrocchia di Aldo Moro, la chiesa più vicina alla sua residenza.

Come tanti, anch’io ho il mio personale ricordo legato a questo episodio storico.
Ero in treno con la mia ragazza diretto da Firenze a Venezia per qualche giorno di vacanza ed esplorazione di una città che presto si sarebbe riempita della solita orda di turisti.
Ricordo la prima pagina di Repubblica, lo scompartimento da otto posti, il mio astenermi da qualsiasi commento per evitare polemiche o nel migliore dei casi uscite da bar/autobus (treno).
E ricordo che, subito, quei cinque uomini di scorta, uccisi senza se e senza ma, fecero la differenza, segnarono una linea non più valicabile: se fino a lì si poteva ondeggiare, flirtare, dopo, da quel momento non è stato più possibile farlo:
A loro dire, in quegli uomini ciò che va colpito senza pietà è la divisa, ossia, quel che rende invisibile il riconoscimento, la matrice comune dell’essere umani. La divisa assolve così la funzione di maschera e di bersaglio, è un contrassegno che giustifica e scagiona. Nel comunicato numero 1 rilasciato il 18 marzo chiameranno le vittime i “cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali”. Non uomini, ma ‘Corpi’. E di un’altra ‘Specie’, diversa dalla loro.


La chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giochi Delfici, una delle chiese dove Aldo Moro si fermava la mattina nel tragitto casa-lavoro prima di cominciare ufficialmente la sua giornata.

Pomella non è né uno storico, né un magistrato, né un giornalista d’inchiesta: quello che lo spinge è cercare l’umano dietro fatti già noti, dentro la Storia. Volendo, credo lo si possa definire un romanzo storico. Certo, il più strano che io abbia mai letto.
Pomella dilata il tempo, lo allarga ed estende a dismisura: vuole che quei tre fatidici minuti passati alla storia occupino le sue oltre duecento pagine. Per farlo, lo frantuma, lo sbriciola sminuzza e spezzetta, fraziona e parcellizza. Lo avvolge, stende, riavvolge, avanti, indietro, ancora… Chiaro: è un’operazione che per gettare luce e non tradursi solo in un esercizio stilistico, deve allargare il tempo sotto osservazione: quei tre minuti subito dopo le 9 del mattino del 16 marzo 1978 (dalle 9 e 2 alle 9 e 5), ma anche le ore che precedono e i minuti che seguono.
A pagina 112 una chicca con tanto di grafico geometrico esplicativo. Tema: la differente percezione – prima di tutto spaziale, fisica – di via Fani oggi e all’epoca. Come le immagini dell’epoca trasmettano uno spazio (e un affollamento) ben diverso da quello odierna. Maggiore allora, minore oggi.


Chiesa di Santa Maria Addolorata tra viale Regina Margherita e piazza Quadrata a Roma.

Nome in codice “Operazione Fritz”, per via della frezza bianca che spicca sulla capigliatura del presidente della DC, che all’epoca dei fatti aveva sessantuno anni.
Queste pagine vengono abitate da uno studente diciannovenne presente sul luogo, una giovane segretaria anche lei presente, quella mattina come tante altre, testimoni inconsapevoli; più consapevole, per certi versi, l’uomo che guarda dalla finestra di casa e una settimana dopo riconosce Mario Moretti, l’unico del commando brigatista ad avere più di trent’anni (anche nella scorta di Moro, tre su due erano ventenni – davvero una guerra tra ragazzi?); le ore insonni la notte prima del fatto - insonni come tutte le notti, Moro dormiva molto poco, e anche quella notte la scusa è aspettare il rientro del figlio ventenne; le news del telegiornale, quelle della radio, quelle dei giornali; le varie visite di Pomella sul luogo dell’attentato, che sembrano non durare mai più di mezz’ora; alcuni momenti della fuga…


La Chiesa del Gesù, vicino alla sede nazionale della Democrazia Cristiana, un’altra delle quattro chiese dove Aldo Moro faceva sosta prima di iniziare la giornata di lavoro. Sceglieva la chiesa in base al percorso del giorno.

Misteriosi rimangono per me i due capitoli (brevi come tutti gli altri) dedicati al principe Camillo Borghese a cavallo: a parte che probabilmente da lui deriva il nome della strada romana Camilluccia, che è vicina al luogo dei fatti, non riesco a trovare altra connessione.
Mi scorrono davanti agli occhi le immagini della serie di Marco Bellocchio, Esterno notte, con la poderosa interpretazione di Fabrizio Gifuni, che da sola vale la visione dei sei episodi. Pomella, in una delle sue visite al luogo del rapimento, s’imbatte nella troupe che sta girando proprio la ricostruzione dell’attentato e del sequestro.
Mi si mettono in moto i ricordi di un magnifico libro letto un paio d’anni fa Apeirogon di Colum McCann.
Solito talento di Pomella (questo è il suo quarto libro che leggo, mi sono piaciuti tutti, due credo addirittura col massimo dei voti), grande dimostrazione di sensibilità, di massimo rispetto (per tutti). Pomella non si schiera, non giudica, non condanna: ma sa che la Storia ha espresso il suo verdetto.
Trovo notevole che mi abbia messo voglia di leggere i libri scritti da due figlie di Moro, Fida e Agnese, e dal nipote prediletto Luca, figlio di Fida. Stimolo che invece la serie tv non mi ha trasmesso. Stimolo che sarà probabilmente destinato a restare pio desiderio: perché le cose che voglio leggere sono così tante, che ad alcune (molte purtroppo) mi tocca rinunciare.


In base alla disponibilità di tempo, dopo la sosta in chiesa, Aldo Moro era solito fare una passeggiata qui, allo Stadio dei Marmi.


Il cimitero di Torrita Tiberina dove è sepolto Moro.
Profile Image for Come Musica.
2,072 reviews632 followers
September 10, 2022
9:02 del 16 marzo 1978.

Avevo poco più di tre anni. Dicono che i bambini comincino a ricordare dai tre anni in poi. I ricordi di allora sono così confusi, tanto da non riuscire a capire se ci sia un ricordo legato a quel 16 marzo 1978, quando in TV fu data la notizia del rapimento di Aldo Moro, oppure se i ricordi legati a quel 16 marzo 1978 siano postumi, dovuti cioè ai documentari visti.

Andrea Pomella prova a ricostruire quei tre minuti in cui un crimine efferato tinse di sangue, in modo indelebile, non solo l'asfalto, le auto e i muri di Via Fanfani, ma anche le pagine della Storia del nostro Paese.

Tre minuti, uno starnuto improvviso che fanno chiudere gli occhi e sospendono il tempo, impedendo ai neuroni di percepire la realtà e quindi il pericolo che di lì a breve si sarebbe abbattuto su Moro e gli uomini della scorta. Dicono che occorrano tre secondi a un vermetto per percepire il pericolo dell'assalto da parte di uno stuolo di formiche. Tre miseri secondi. Il vermetto non riesce a eludere l'assalto delle formiche perché è sprovvisto dell'intenzionalità che invece hanno le seconde: le formiche "sanno" di voler attaccare il vermetto e preparano una strategia per farlo; il verme non "sa" di subire un attacco da lì a breve e quindi non ha alcuna strategia di difesa.

Accadde questo quel 16 marzo 1978. I brigatisti che furono gli autori di quel rapimento "sapevano" con precisione QUANDO, DOVE e COME avrebbero agito e COSA avrebbero fatto. Gli uomini della scorta e lo stesso Moro sentivano che nell'aria c'era una minaccia, la sentivano da anni, ci avevano fatto quasi l'abitudine. Ma da lì a dare forma corporea a una minaccia ipotetica, intercorre il tempo della non conoscenza del QUANDO, del DOVE e del COME.
Nessuna intenzionalità negli assaliti. Se l'esempio dell'attacco al verme da parte della formica rientra nel caso di violenza naturale, il secondo, quello cioè dell'attacco dei brigatisti a Moro rientra nel caso di violenza morale. La violenza morale include quella naturale, ma non vale il viceversa.

Sono le percezioni a far intuire non solo le intenzioni degli altri ma anche la realtà delle cose: le intenzioni permettono di creare quelle convergenze parallele (un ossimoro se si usa la geometria euclidea, mentre se si ricorre alle geometrie non euclidee questa è un'espressione piena di senso), per usare un'espressione che hanno attribuito a Moro (in realtà lui parlava di Convergenze Democratiche, come riporta Pomella nel libro), che anticipano di microsecondi quegli istanti irreversibili che fanno precipitare gli eventi nel baratro.

“In realtà, quello che ho mostrato come un problema matematico è un problema di natura psicologica studiato dalla cosiddetta Gestalt, che si occupa di tutto ciò che può essere percepito. L’assunto che sta alla base della Gestaltpsychologie è il seguente: il tutto è diverso dalla somma delle sue parti. L’esperienza umana non è il risultato dell’addizione fra le sue componenti elementari, cosí come una melodia musicale è qualcosa di piú delle note. Ogni esperienza percettiva si ottiene da un’immagine totale (la somma delle singole parti) a cui la mente attribuisce ulteriori significati che derivano da singoli dettagli esterni alla figura. La percezione quindi è un processo influenzato dalle esperienze del passato, che rappresentano lo sfondo dell’esperienza attuale. Il suo luogo di elezione non è l’occhio, ma il sistema nervoso.”

Bello, bello, bello!
Consigliatissimo.
Profile Image for Grazia.
510 reviews219 followers
December 6, 2022
"raggiungere, oltre la cronaca e la storia, l’umano."

Operazione particolare quella che fa Pomella.

Riempire i fatti nudi e crudi di sentimenti, emozioni, pensieri, sensazioni. Ricostruire cioè la parte interna e non esterna, che è cosa nota e oggettiva. Cerca non la cronaca (fattuale o processuale), non l'atto ma la sostanza, ció che ha caratterizzato il compiersi della storia. Rappresentando gli istanti che hanno preceduto accadimenti che per sempre avrebbero cambiato il corso della vita dei protagonisti e della storia, per chi di quegli eventi fu semplicemente spettatore.

E fa opera di ricostruzione a mio giudizio riuscitissima, facendo sentire attuale e vicino ciò che in alternativa sarebbe freddo e lontano.
Opera di fantasia certo, ma fatta a fronte di una solida consultazione di una pletora di testimonianze rese da chi ha vissuto in prima/seconda persona quegli eventi. Di chi, per l'appunto, era in grado di mettere in relazione la dimensione pubblica/politica con quella privata dell'uomo Aldo Moro.

"Non la verità storica dei fatti di via Fani, ma una verità piú sfuggente, percettiva e razionale, insieme intima e collettiva, l’alveo opaco fatto di piccole percezioni ( petites perceptions, come le chiamava Leibniz), di occulti stati d’animo che operano in profondità, al di sotto della soglia della nostra coscienza."


E solo cercando di vedere il mondo interiore dei protagonisti di ciò che accadde il 16 marzo 1978 in via Fani, si riesce a percepire, a fare proprio quel dolore.

"Vedere è una condanna. Vedere è portare il mondo all’interno di un altro mondo. Il mondo di dentro è una creazione, il mondo di fuori è un’evidenza. Vedere dunque è lo scontro possente e insondabile tra due mondi."

Sunt lacrimae rerum.

Pomella davvero bravissimo.
Profile Image for Laura Gotti.
598 reviews609 followers
January 5, 2023
Ottimo libro, ottima idea, ottima scrittura. Il mio personale problema con Pomella è che è sempre troppo. Troppo perfetto, non c'è una sbavatura, non c'è mai un momento di caduta e a me, questo, dopo un po' irrita.
Ma veniamo al libro. Scrive del rapimento di Moro senza essere uno storico, come dice lui, e quindi si inventa di entrare e di immaginare gli spazi non detti. Quello che succede prima, cosa passa nella testa di Moro la sera prima, le paure di sua figlia ma anche com'è via Fani oggi o cosa è successo a chi ha visto ieri. Un libro necessario che andrebbe fatto leggere a scuola se solo i ragazzi a scuola oggi sapessero cosa sono stati in Italia gli anni di piombo e sapessero chi è Aldo Moro e molte altre cose ancora. Per quelli della mia generazione, invece, è un libro che dà uno sguardo diverso a una vicenda che conosciamo bene, e lo fa in modo intelligente e, a suo modo, poetico.

Non c'è davvero nulla di sbagliato in questo libro, è solo colpa mia che non riesco a farmi andare bene Pomella. (perché, mi sono chiesta? Per quello che ho letto, che ha scritto, che scrive, che dichiara, per come si pone, non so, c'entra molto la pelle e a volte le idee).

Ho bevuto una birra, fa caldo e sento già le terribile estate che si avvicina.
Profile Image for marco renzi.
299 reviews102 followers
November 4, 2022
Impossibile quantificare l’inchiostro versato sul caso Moro; altrettanto difficile è smettere di parlarne, di scriverne e di girarci dei film come il recente Esterno notte di Marco Bellocchio, uscito prima in due parti nelle sale e prossimamente trasmesso dalla Rai, le cui riprese hanno coinciso con la scrittura di Il dio disarmato, l’ultimo libro di Andrea Pomella.

Dopo L’uomo che trema e I colpevoli, ottime opere di non-fiction di stampo autobiografico, lo scrittore romano si misura qui con le ore precedenti all’attacco terroristico di via Fani: la sua è una narrazione costruita su più piani dove si muovono, oltre al Presidente, figure del passato e i testimoni dell’accaduto, come per esempio lo studente di matematica – il futuro attore e doppiatore Francesco Pannofino, non esplicitamente nominato nel testo.

La figura dell’allora Presidente della DC è delineata nei risvolti più intimi e umani, nelle sue debolezze e nelle sue inquietudini: la politica lo assorbe in modo totalizzante, ma nel contempo Moro non tralascia l’insegnamento universitario, al quale tiene a tal punto da far vacillare il proseguimento di un percorso istituzionale divenuto per lui pressoché insostenibile.

È in certi particolari che gli eventi accertati si uniscono alla fiction: in coda al libro, l’autore fa sue alcune parole manzoniane nelle quali si spiega il ruolo dello scrittore dinanzi a un fatto storico: per Manzoni, e quindi anche per Pomella, il romanziere ha in mano l’arma della «poesia»; può entrare dove allo storico non è concesso e mischiare la verità – o meglio ciò che ci è dato sapere – all’invenzione, così da creare qualcosa di irripetibile.

Nel Dio disarmato l’elemento finzionale entra dunque in gioco in assenza dei fatti, comunque presenti e supportati da una nutrita bibliografia comprendente, tra i tanti, i libri dei figli e del nipote di Moro, indispensabili per la ricostruzione degli ultimi istanti dell’uomo assieme alla famiglia, per far rivivere sulla pagina i suoi rari momenti di solitudine trascorsi immerso nelle ansie del lavoro, nelle preoccupazioni per i propri cari e in una paura nemmeno troppo sottile per il suo avvenire. Il tutto convive con sonni poco ristoratori, con una salute non compromessa eppure cagionevole e febbricitante, specchio della fragilità di chi sembra preparato ad andare incontro a un terribile destino.

In definitiva, un testo solido e maturo nello stile e nella struttura del racconto, nonché utile per capire la linea di demarcazione tra il reale e la menzogna romanzesca, esemplificata da alcuni capitoli dove compare, non casualmente, l’io-autobiografico, stavolta in disparte rispetto all’oggetto del romanzo. Tali intermezzi riportano alla mente, seppur alla lontana, il Carrère meno egotista e invasivo – e questo, si capisce, è un gran complimento.

[recensione uscita su «IL FOGLIO» di mercoledì 26 ottobre 2022]
Profile Image for Giovanna Tomai.
408 reviews5 followers
September 12, 2022
Molto bravo A. Pomella, mi erano piaciuti i precedenti, che erano memoirs personali.
Mi è piaciuto molto anche questo, innanzi tutto per la tematica trattata, che non può lasciare indifferenti, e poi per lo stile di scrittura che mi ha coinvolta.
Profile Image for Kittaroo.
355 reviews37 followers
November 20, 2022
Causa un periodo un po’ no (oh, io, quando non sto bene non riesco a leggere manco la lista della spesa, invidiando tantissimo chi si rifugia nella lettura per sfuggire all’ansia), ci ho messo parecchio a finire questo libro.
Questo perché l’ho iniziato, messo in pausa per circa un mese e ripreso. Dico tutto questo perché non si pensi che sia noioso o di difficile lettura: tutt’altro. Ti entra dentro e ti porta nel tempo e nel luogo del rapimento Moro. Non solo: ti porta nel clima, emotivo e politico di quegli anni.
Io che ricordo ancora la suora che entrò sconvolta in classe per dire a quella che ci stava facendo lezione che avevano rapito Il presidente Moro. Ricordo che la suora cercò di spiegarci cosa fosse successo, chi era Moro, cosa significasse quell’atto. Io ricordo quegli anni e i nomi che venivano continuamente ripetuti al tg, ricordo come mi facessero sentita spaventata e confusa.
Questo romanzo indaga il tempo fisico e morale di quell’evento, provando a ricostruire anche tutto quello che non sappiamo, tutto quello che di intimo e personale pensavano e provavano i protagonisti, attraverso ciò che è noto.
Il risultato è un diario straordinario.
Profile Image for Vic.
122 reviews3 followers
October 17, 2022
Prendere uno degli eventi più cruciali della storia recente di questo paese e dilatarlo, smontarlo, decomprimelo. Per dargli un nuovo senso? Per comprenderlo meglio? Forse no, forse a guidare Pomella c'è solo la voglia di fare i conti su un evento gestaltico, che è ben più della somma delle sue singole parti e che soverchia la dimensione della strada in cui è avvenuta.

La frammentarietà del testo non aiuta a rimanere attaccati alle pagine, ma questo è un libro molto interessante, anche per chi in quegli anni non era ancora nato e non ha contezza del senso di paura diffuso e generalizzato che aleggiava tra le strade. 
Profile Image for Cristina Mosca.
Author 13 books45 followers
February 20, 2023
bello fino a pagina 150, poi diventa bellissimo.


con un gruppo di lettura ho scoperto Andrea Pomella e il suo nuovo Il dio disarmato (einaudi 2022). il caso a cui si riferisce è il rapimento di aldo moro. un libro che non avrei mai scelto di mia iniziativa, perché preferisco la finzione.
eppure, il lavoro che fa questo autore è stupefacente. è difficile aggiungere qualcosa a quanto già scritto, studiato e detto sul caso moro in tutti questi anni. pomella allora prende il Tempo e lo dilata. lo espande e lo restringe come l'impasto per il pane. ed esce fuori una riflessione sulle persone, sui legami e sul male che mi ha coinvolta tantissimo.
leggerò altri libri suoi!
89 reviews
December 31, 2022
Bella scrittura, il racconto procede per flashback e forward, nulla di nuovo nell'impianto strutturale, per ritornare ossessivamente sui tre minuti del rapimento Moro. Conosciamo già la storia e il suo tragico epilogo, l'autore non vuole raccontare quella storia ma lo spazio che c'è tra l'intenzione e l'azione, con tutta l'ampia gamma psicologica di pensieri, sensazioni e premonizioni varie dei protagonisti. E pur non volendo raccontare la cronaca, racconta la tragedia all'infinito, è un eterno ritorno a quel preciso momento. Il problema è che facendo ciò, il romanzo, quello vero, non decolla. Pur avendo il pregio di raccontare l'uomo spoglio di etichette e carica pubblica, con tante virtù e qualche debolezza, all'interno della sua famiglia, a volte anche indifeso (il dio disarmato, appunto), non riesce ad emozionare, non trasmette quel potente sentimento di smarrimento che dovremmo provare.
Durante la lettura mi sono chiesta continuamente il perché di questo libro e francamente non sono riuscita a comprenderlo neanche quando l'autore l'ha spiegato nella nota in fondo.
Profile Image for Fede La Lettrice.
841 reviews88 followers
September 21, 2023
Questo è un libro non facile e, pur breve, riesce a contenere l'enorme complessità dell'argomento. È romanzo storico raccontando le ore precedenti il rapimento di Aldo Moro e la strage della sua scorta, è romanzo di indagine che ondeggia su differenti piani temporali gestiti ad arte, altresì è romanzo di riflessione, di sospensione meditativa che delicatamente sa affacciarsi al pensiero, all'animo di Aldo Moro, come dei figli, del nipotino adorato, della moglie.
Pomella scrive bene, struttura bene, interessa e appassiona, ma ciò che più di tutto gli riesce perfettamente, qui e nei suoi altri libri, e che a mio vedere è il suo più grande talento, è far sentire, far provare quasi fisicamente al lettore i sentimenti e le sensazioni dei suoi personaggi.

"Gli spari sono cessati, vede aprirsi la portiera della macchina bianca ferma allo stop. Sente accadere qualcosa dentro di lui, un ripiegamento, un atto di sparizione: tutto ciò che è stato fino a questo momento, l’uomo politico, il marito, il padre, svanisce in una sacca nera del tempo. È solo un corpo vivo, nient’altro. Ma nell’essere vivo c’è qualcosa di malato, una sovversione dell’ordine della realtà. È in trappola su tutti i fronti."
Profile Image for Tissie.
346 reviews20 followers
July 7, 2023
Non ero ancora al mondo durante il rapimento di Moro, perciò non ho emozioni o ricordi di prima mano da cui attingere. Ho letto altri libri in merito, alcuni belli, alcuni meno, ma nessuno così ossessivo.

Via Fani è il fulcro attorno a cui ruota Pomella, unendo le vite di Moro, degli uomini della scorta, dei brigatisti e dei testimoni attorno ad un unico punto nello spazio e nel tempo. Tira dei fili invisibili, ecco, usando eventi storici e l'immaginazione per colmare le varie lacune. Di norma tutto questo avanti-indietro nel tempo mi irrita a bestia, così come mi irrita il passaggio da prima a terza, da passato remoto a passato prossimo. C'è da dire che è successo anche stavolta. Il digrignare di denti è andato comunque di pari passo con il senso di ineluttabilità, dettaglio non così claustrofobico eppure angosciante: quei fili uniscono e spingono tutti oltre il precipizio, morti e sopravvissuti.
Profile Image for chiara_librofilia.
427 reviews35 followers
August 8, 2023
È un romanzo difficile da classificare - e sottolineo il fatto che si tratta di un romanzo - poiché raccoglie al suo interno elementi di varia natura: storia, filosofia, politica, cronaca e pura narrativa, per raccontare in modo magistrale il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e il massacro degli uomini della sua scorta.
La vicenda si compie in soli 3 minuti ma Andrea Pomella è davvero molto abile a giocare con il tempo: sospendendolo e dilatandolo a proprio piacimento e restituendo al lettore il proprio racconto personale su un evento che ha contribuito a segnare per sempre la storia politica e sociale italiana
Profile Image for Fabrizio.
239 reviews4 followers
February 15, 2025
Il rapimento di Aldo Moro e il massacro degli agenti della scorta. “Il Dio disarmato” ci racconta l’evento che ha spaccato in due la storia d’Italia nella seconda metà del XX secolo raccontandocelo dal punto vista insolito, rispetto alle innumerevoli opere che ne hanno parlato, di chi quell’evento l’ha vissuto sulla propria pelle. Testimoni, vittime, parenti ed in particolare lo stesso Aldo Moro. Cosa si può dire di questo libro di Andrea Pomella? Chi ha meno di cinquant’anni lo dovrebbe leggere per sapere, chi ne ha di più lo dovrebbe leggere per ripercorrere da una visuale inedita uno dei momenti indimenticabili ed indimenticati della propria vita.
48 reviews1 follower
October 8, 2022
Interessante romanzo sul caso moro che si concentra molto sulla psicologia dei personaggi coinvolti e sulle ore immediatamente precedenti al sequestro. Alle impressioni dei protagonisti l'autore accosta poi come in un mosaico quelle di altri personaggi in qualche modo coinvolti (carabinieri, brigatisti, semplici testimoni) e la sua esperienza personale nello scrivere il romanzo. Questa moltiplicazione delle voci narranti rende secondo me la narrazione un po' troppo frammentata e sovente difficile da seguire.
Profile Image for Cristina.
214 reviews
September 10, 2023
Bellissimo, commovente e struggente ritratto di un uomo che ha dedicato la vita a servire lo Stato, un ricordo scritto con affetto non dimenticando gli uomini della scorta e anche la famiglia di Aldo Moro. Ce lo rimanda cosi la notte prima del rapimento, un uomo cosciente del pericolo ma sempre fedele al suo dovere. Una della pagine piu` tragiche della storia italiane, per noi che l’abbiamo vissuta ma soprattutto per chi non c’era. La memoria deve essere mantenuta.
Profile Image for Frabe.
1,201 reviews57 followers
February 11, 2024
Il 16 marzo 1978 le BR rapirono Aldo Moro eliminando cinque uomini della scorta: operazione lampo, tre minuti. Qui l'autore aggiunge ai fatti un ampio contorno frutto d'immaginazione: operazione discutibile, 230 pagine.
“Fare un libro è complicato", dice Pomella a pag. 181; "Lo è di più - aggiungerei - se si assemblano elementi reali e immaginari, confidando di mantenerlo credibile".
Profile Image for eleonora scialo.
22 reviews2 followers
December 28, 2022
Prendere tre minuti tra i più importanti della storia recente e dissezionarli.
Pomella nella categoria scrittori contemporanei che sanno scrivere (e lo sanno fare pure molto bene) e che meriterebbero di più (molto di più).
Profile Image for bene_pierf.
35 reviews
November 17, 2025
Sappiamo, noi, stare fin dentro l’umano? Sappiamo leggere e ascoltare fin dentro l’umano? E se no, cos’altro mai pensiamo di volere dalla letteratura? Un pannicello caldo?
Andrà poi ragionato con calma il modo di narrare *dentro* un evento storico seguito da Andrea Pomella: come la letteratura può muovere il tempo e lo spazio, a differenza dei processi e della storiografia?
Profile Image for RaccontareRosi.
89 reviews8 followers
January 17, 2023
Da leggere assolutamente.
Libro necessario. Credetemi!
Pomella ci fa vedere oltre le immagini che abbiamo in mente pensando ad Aldo Moro ed al suo rapimento. Quei tre minuti dell'attacco di via Fani li potrete soppesare..

Dico di più qui -> https://www.raccontarerosi.com/l/il-d...
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