Primi anni Venti del nuovo Millennio. Il mondo è sprofondato nella paura e nello sconforto, e uno scrittore ha bisogno di essere salvato. È Enrico Brizzi, bloccato in casa in un cupo inverno pandemico mentre aveva progettato di pedalare verso il Mar Nero. A salvarlo è un altro scrittore, Giovannino Guareschi, di cui ritrova provvidenzialmente vecchi libri e il reportage di un viaggio speciale: «il giretto in bicicletta» del 1941, un anello di oltre 1.200 km da Milano alla Riviera romagnola e ritorno via Ferrara, Verona, Lago di Garda. Erano tempi di guerra, scontri politici, fatica culturale: tempi non così diversi dai nostri. E così Brizzi decide di intraprendere a sua volta un doppio viaggio. Uno fisico, insieme ai suoi Forzati della strada, lungo un percorso che ricalca quello di Guareschi. L’altro letterario, sulle tracce di uno scrittore popolare e controverso, la cui vita si intreccia alla storia d’Italia in modo di volta in volta drammatico, umoristico, sentimentale. Per scoprire che, se da allora la nazione è assai cambiata, il «mondo piccolo» e i suoi abitanti sono ancora lì, a giocare a nascondino sotto il velo della modernità. La vicenda umana, editoriale e politica di Giovannino Guareschi si ricollega così all’avventura ciclistica di Brizzi attraverso luoghi che appartengono a entrambi. Questo incontro produce un Big Bang inatteso, da cui prende forma un’opera che non è biografia né reportage, ma vero romanzo di formazione nazionale in cui giocano il loro ruolo Zavattini e Malaparte, Longanesi e Pasolini, le riviste satiriche e i fogli di partito, i cinegiornali e Carosello. Nell’ordito fine di questa narrazione corrono i fili che, ieri come oggi, ci tengono insieme: la forza delle radici e le ambizioni metropolitane, l’arte e le ideologie, l’anticonformismo e la menzogna. Due scrittori, due vite, due biciclette e un Paese solo, il nostro.
È il libro conclusivo da aggiungere alla collezione di scritti di e su Guareschi. Sincero, realista, spietato (dove occorre), Brizzi non si fa intimorire dalle polemiche infinite, montate su Guareschi dai suoi detrattori inveterati, né si fa intimorire dagli eccessi dello scrittore che, dopo avere tanto visto e vissuto, non ebbe mai paura di esagerare nei suoi giudizi, risultando spesso... anche osceno. Dotatosi di uno spunto narrativo originale e giornalistico, che gli permette pause e ampio respiro, Brizzi indaga con passione e dedizione, riporta tutto ciò che scopre, fino a dipingere il ritratto realistico di un uomo sostanzialmente solo con la propria dignità, in un paese che della dignità fa un uso da toilette. Ma anche di un uomo talvolta meschino, che si sottrae a una paternità e la nasconde. O di un capoccione ostinato fino ai limiti dell'intelligenza. Alla fine, il libro contribuisce anche a rendere un'idea dell'Italia del '900. Ritraendo e collocando il ragazzo e l'uomo Guareschi, Brizzi descrive il brodo di coltura in cui si formò e visse il polemista più controverso del secondo dopoguerra. Nel descrivere le battaglie del giornalista, dello scrittore e dello sceneggiatore, descrive anche i suoi nemici, i suoi lettori, i suoi estimatori, chi lo sostenne, chi lo abbandonò e quanti, diversamente da lui evitarono di schierarsi apertamente nell'esercito della "realtà", sia per unirsi a quello della... "verità" o della "morale", sia per trincerarsi invece in un silenzio salomonico o ambiguo. Un'Italia a tinte accese, talvolta fosche, sorpassata, stinta, tuttavia fondamentale per capire chi oggi sia ancora (disperatamente) aggrappato all' "acqua passata" e chi abbia (sanamente) compreso che "non macina più".
Il Brizzi, durante il lock down del 2020 si è appassionato profondamente alla figura di Giovannino Guareschi e con il pretesto di un giretto in bicicletta, ne ha tirato fuori una biografia commentata molto completa e storicamente contestualizzata. Anch'io, come ho letto da un altro recensore, mi aspettavo più il diario di viaggio che non la biografia, ma diversamente da lui non ne sono rimasta delusa perché la "botta" per Guareschi io ce l'ho da quasi 40 anni....
L'unica parte che ho trovato un po' troppo pesante è l'inserimento di molti commenti postumi di giornalisti sulla vita del Nostro. E' certamente coerente con il resto del libro, ma sembra un po' più sterile, meno partecipata dall'autore.
Ho purtroppo dovuto interrompere la lettura. Ho resistito fino a pagina 400 ma onestamente il mio interesse per Guareschi è defunto. Pensavo fosse più un libro sulle scorribande in bicicletta del Brizzi. Si evince come lo scrittore abbia sentito il bisogno maniacale di scrivere delle sue ricerche sulla vita di Guareschi durante il periodo covid. Lo sconsiglio a chi non è un feticista delle vicissitudini di Guareschi e degli infiniti elenchi di persone (a un tempo) famose ma che nell’attualità ben poco lasciano ricordo di se.
Biografia di Giovannino Guareschi scritta alla Brizzi style; forse un po’ troppe divagazioni sul contesto degli anni in cui è vissuto ma comunque bel libro