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Le Tumulte

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Entre un père joueur de poker et une mère timide, Youssef vit à Beyrouth dans un monde imprégné de sensualité et de mystère. Les mélodies de l'hébreu qu'il entend chez lui se mêlent aux sonorités de la rue arabe. La crise de Suez n'est encore qu'une lointaine rumeur. Ce qui l'occupe, c'est l'éveil au sexe, le tumulte de peur et de désir qu'il sent monter en lui.


Vingt ans après, en Mai 68, il s'engage en politique pour rencontrer des filles. Mais l'Histoire le prend au sérieux. Il se retrouve en prison et découvre qu'une véritable guerre civile coule dans les entrailles du pays.


Lorsque l'armée israélienne envahit le Liban pour en chasser les combattants palestiniens, il quitte Paris où il est devenu journaliste et revient à Beyrouth couvrir de l'intérieur le siège de sa ville. Dans les rues dévastées et les immeubles éventrés par la guerre se renouent les fils de son destin.


Chant d'amour pour une ville mythique, Le Tumulte décrit magistralement le mélange de tragique et de picaresque qui colore l'un des derniers grands conflits du vingtième siècle.

398 pages, Kindle Edition

Published August 26, 2022

3 people are currently reading
114 people want to read

About the author

Sélim Nassib

14 books12 followers
Sélim Nassib est né en 1946 et a grandi à Beyrouth. Il est issu d’une famille juive libanaise d’origine syrienne. Arrivé en France en 1969, il travaille de nombreuses années pour le quotidien Libération, couvrant en particulier l’intervention militaire israélienne au Liban de 1982. Depuis 1990, il se consacre à l’écriture.

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Profile Image for Veroncol.
79 reviews76 followers
November 1, 2024
Spesso i romanzi aiutano a capire la realtà meglio dei saggi. Perché oltre alle analisi di cause e conseguenze, c’è la vita. “Il tumulto” si rivela in questo senso un buon romanzo che permette di iniziare a scoprire un paese complesso, come ancora oggi è il Libano.

Attraverso una voce gentile e appassionata ci si immerge in tre momenti della vita di Youssef, alter ego dell’autore nato nel 1946 a Beirut, che si intersecano con le vicende tumultuose e intricate di tre momenti salienti della storia del Libano, passati ma ancora così attuali. Riuscendo a collegare i nodi storici alle vicende personali di Youssef, Nassib costruisce il racconto di un paese rovesciato, maltrattato, mal gestito e infine sconvolto.

L'accuratezza di questa storia sta nell'essere così come ci viene consegnata: giornalistica, commovente, aperta alla conoscenza perché documentata. Leggere questo romanzo è come vagare malinconicamente nel tempo attraverso le strade di Beirut, piangendo la perdita di un Libano cosmopolita, così com'era, aperto agli altri, deplorando la fine di un sogno nazionale in cui ognuno appartiene prima al proprio Paese che a una fede. Una lettura dai molteplici effetti, che permette, sorprendentemente, di cambiare prospettiva su un presente disperato.
Profile Image for Chiara Carnio.
442 reviews14 followers
October 11, 2024

Quante volte quelli della mia generazione hanno sentito dire: “mi pare Beirut” quando un luogo era disastrato, fatiscente, se non distrutto? E questo modo di dire era tristemente associato alla Beirut degli anni ‘80, proveniente da una guerra civile scoppiata a metà degli anni ‘70 per poi diventare oggetto dell’attacco da parte del vicino Israele poiché dava asilo a Arafat e Al-Fatah. Perché il Libano ha una storia complessa, è uno Stato in cui riuscivano a convivere più confessioni religiose - e Beirut, in particolare, ospita le comunità più importanti -, più etnie linguistiche e culturali. Poi, un giorno, succede che questo incantesimo (la storia ci insegna che sembra proprio una magia) si spezza e a qualcuno non va più bene. Non va più bene identificarsi in popolo prima che in una religione o in una lingua, no, sembra che questo sistema sia troppo complesso. "Cosa sei?” - “Libanese” - “Eh no! Sei ebreo? Sciita? Sunnita? Cristiano maronita? Curdo? Druso?”. C’è chi vorrebbe solo essere libanese.
E tra costoro c’è Yussef Hosni, di cui seguiamo la crescita a partire da metà degli anni ‘50, quando è solo un ragazzino di tredici anni che studia alla scuola ebraica, perché di religione ebraica, di madre siriana e padre iraniano, parlante lingua francese. Si sente un libanese nella multiculturale Beirut, ma di fatto, ad un certo punto, smarrisce la propria identità, perché il delicato equilibrio politico tra maroniti e sunniti sta cedendo, ci sono i falangisti che sì, hanno liberato il Paese dal dominio francese, ma si trovano a dover gestire la massiccia presenza palestinese che destabilizza la loro intera politica nazionalista. Ci sono gli ebrei di sinistra che appoggiano la causa palestinese perché profondamente antisionisti - sembra un paradosso eppure eccolo lì, il giovane Yussef che saggia la galera del Libano falangista e che ne esce sconvolto nell’anima, tanto da fuggire a Parigi. Perché ormai non riesce a capacitarsi che il suo amato Paese sia caduto nel baratro. Per poi tornarci da giornalista proprio nel 1982, dove ritrova i suoi amici di gioventù, amici politicizzati di sinistra come lui, indipendentemente dal loro credo o dal quartiere in cui sono cresciuti. E dove ritrova una Beirut divisa e distrutta, soprattutto la parte ovest a maggioranza musulmana bombardata sia dalle milizie libanesi interne (di orientamento cristiano maronita) che dalle forze armate di Israele. Cose, insomma, tristemente note. Da lì, da giornalista, ci racconta la resistenza di quella parte di città, per concludere la storia col massacro di Sabra e Shatila, per me uno degli episodi più agghiaccianti della storia recente, insieme all’eccidio di Srebrenica.

Il romanzo di Nassib ha tratti di sicuro autobiografici, ci sono dei punti di contatto tra la vita di Sélim e di Yussef, e con lui osserviamo dall’interno le difficoltà del Medioriente, le divisioni confessionali, le lacerazioni interne e le rivalità storiche tra Paesi confinanti, grazie ad un’attenta ricostruzione delle dinamiche politiche e religiose che fanno un po’ di chiarezza. Grazie alla posizione di giornalista, Yussef ci porta le voci dei vari attori coinvolti nel dramma libanese, dai civili palestinesi che sembrano coinvolti in una loro nuova diaspora nati e cresciuti in campi profughi lontani dai loro territori d’origine, passando per militanti di Hezbollah, degli ebrei che vivono in una “fatata” Beirut est ai musulmani divisi in rami antagonisti. Ho avuto la sensazione che il protagonista fosse in qualche modo sopra le parti, mettendo sul piatto i diversi aspetti di quel complicato mosaico, riuscendo a mantenere una lucida visione d’insieme. Insomma, temi caldi sempre, ma quanto mai come ora. Ed è un lavoro che è una dichiarazione d’amore ad una città brutalizzata, aggredita, smembrata e multiculturale - come ha detto Rumiz su Vukovar e Sarajevo strangolate non perché vi regnasse l’odio etnico, ma perché vi regnava la tolleranza: “erano isole di società aperta che andavano cancellate, erano una contraddizione troppo forte al concetto etnico di Stato-nazione”.
E romanzi che mettono chiarezza sui tumulti - intesi sia come manifestazioni violente di reazione che come stati d’animo contrastanti - credo siano sempre importanti, per avere a disposizione informazioni spesso velate…


Profile Image for Yara Bassil.
8 reviews1 follower
February 3, 2026
This book feels like it is in quiet conversation with Beirut, Beirut by Sonallah Ibrahim. Both books talk about a city at war. Both books describe it not through heroic action but through the eyes of a journalist. I felt it with the writer, i was the witness who moves, observes, waits, loves, and doubts.

Felt like Beirut is not a background. It is living, wounded, chaotic, beautiful, and stubbornly alive.

A bit dense to read sometimes.
Very recommended if you’d like to dive in beirut’s civil war.
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