Leggendo il titolo si potrebbe essere indotti a fraintendere quale sia l’obiettivo polemico di questo libro. Ma, appena lo si inizia a leggere, si capisce da subito che l’intento dell’autore non è quello di riproporre una trita e ritrita critica al merito su presupposti egualitari, tutt’altro! L’autore riconosce al merito i suoi meriti, se mi si perdona il gioco di parole. Ma mette in guardia dalla meritocrazia intesa come pseudo-dottrina che coltiva l’illusione che la società possa essere governata dai talentuosi. Ma una visione del genere poggia su una concettualizzazione vaga del merito, e concepisce la vita come una gara su un rettilineo, e la società come organizzazione costituita, taxis, che deve porre regole per far vincere i meritevoli. Inoltre, attraverso il concetto di pari condizioni di partenza, la dottrina meritocratica finisce per convergere paradossalmente con quella egualitaria che ad essa avrebbe dovuto essere antitetica (alla fine la parità delle condizioni di partenza coincideranno con la parità di quelle di arrivo). Ma l’ethos liberale, ricorda Barrotta, non poggia una strada rettilinea, ma sulla possibilità che ognuno scelga la sua strada laterale. Il mercato, da questo punto di vista, non è meritocratico, è un ordine spontaneo, kosmos, che però consente a ciascuno di percorrere la sua strada. Ovvero, consente di essere liberi.
Insomma, un libro che sfida alcuni concetti con cui pensavamo di avere familiarità ma che nascondono insidie inaspettate. Scopriamo, infine, una contrapposizione che sfida il senso comune, quella tra meritocrazia (ordine imposto, taxis) e liberalismo (mercato come ordine spontaneo, cosmos).