Il primo fattore che mi ha colpito di questo libro è stata la scelta narrativa di suddividere i capitoli fra i fratelli Corsaro: Fabrizio e Roberto.
Fabrizio è un bravo giornalista di cronaca, ha un buon rapporto con Palmino Amoruso, di origini baresi, nonché il maresciallo dei carabinieri e, anche se il suo lavoro lo fa sentire realizzato, gli manca qualcosa nella vita: un figlio. Si affeziona al piccolo Nico, ospite in una comunità religiosa di Palermo ma i rapporti con la sua compagna sono a un passo dalla rottura.
Ha una mente acuta, un atteggiamento apparentemente rilassato e potrebbe dare l’impressione si essere egoista per il suo ordine delle priorità da svolgere ogni giorno.
Il ritrovamento del corpo carbonizzato di un ex detenuto, vede Fabrizio e Palmiro collaborare insieme e sembra che uno faccia le giuste domande per le risposte esaustive dell’altro e viceversa. Un rapporto fatto di professionalità ma anche di battute che solo due persone in confidenza possono permettersi di dire.
Roberto è un avvocato, ha una bella famiglia con due figli nel pieno dell’adolescenza, possiede il dono di avere la risposta pronta in ogni istante e, alle volte, condita di filosofia. Lui è molto meticoloso, anche se in qualche situazione sembra spaesato, preciso e pignolo. Non è un capo famiglia iper presente dal punto pratico, perché sa di potersi affidare alla moglie che non perde occasione di fargli notare il suo atteggiamento.
La comunità di Madre della Misericordia, gestita da padre Mario, è il primo tassello che si pone sul tavolo per creare il puzzle del mistero che riesca a trovare il colpevole della morte di Domingo e pian piano vengono aggiunti i personaggi secondari con le loro storie, avvenimenti di paese, pettegolezzi e ragionamenti cari.
A parte la meravigliosa ambientazione, a parte i personaggi macchietta, a parte il buon cibo, a parte tutto quello che la Sicilia dona a chi la visita, l’autore ha inserito delle tematiche come se fossero delle briciole di pane che meritano di essere raccolte e approfondite. Mi riferisco al tema del cancel culture , alcuni riferimenti letterari, riflessioni sulla religione, la genitorialità a tutto tondo e i Beatles.
La lettura è molto piacevole perché ‘L’intruso’ non è solo un giallo dove il lettore si trova a cercare di indovinare chi sia il colpevole del delitto, ma è anche ironia, piacere e bellezza.
Per me è la prima volta che leggo un libro scritto da Salvo Toscano e ho scoperto che questo libro fa parte di una serie che vede protagonisti i fratelli Corsaro e che devo recuperare gli altri al più presto.