Uomini e donne con chiome lunghissime o con teste crudelmente rasate; vecchi orgogliosi della canizie o che la nascondono con la tintura; capelli esibiti o ripudiati, aggrediti o celebrati, trascurati o splendidamente acconciati; usati per sollevare, trascinare, trattenere e persino per volare. Al centro di gesti ordinari o straordinari, nel Medioevo i capelli indicavano la condizione sociale ed esistenziale, distinguendo il povero dal ricco, il buono dal cattivo, il vicino dallo straniero, il laico dal chierico, la donna onesta dalla dissoluta, la vergine dalla maritata, il vanitoso dall’umile. Questo libro li riscopre come inaspettati protagonisti di storie reali o immaginarie, tramandate dalla letteratura e dall’arte.
Analizzando le fogge, le pettinature, il colore ed i significati simbolici attribuiti ai capelli, ricostruiti facendo ricorso all’arte, all’iconografia ed alla letteratura, il libro di Virtus Zallot parla della mentalità e dei costumi medievali portandoci all’interno di un’epoca complessa, sorprendente ed affascinante ed affrontando, partendo dai capelli, temi di rilievo come la stregoneria, la devianza, lo stereotipo ed il pregiudizio. E lo fa con un libro autorevole, documentato ed anche piacevole da sfogliare, corredato da un ricco apparato iconografico che attinge a piene mani alle opere dei grandi artisti del Trecento e del Quattrocento ma anche ai pittori attivi a Brescia come Giovan Pietro da Cemmo, che tanto ha operato nelle chiese camune nella seconda metà del Quattrocento.