"Il Prometeo incatenato" di Eschilo è forse la tragedia che ha conosciuto più larga, più durevole fortuna nella storia della cultura europea: in essa l'eroe che ha donato agli uomini il fuoco rubato agli dei, e con esso l'intelligenza e la pratica del vivere civile, è rappresentato nell'atroce immobilità della punizione che Zeus gli ha inflitto e nella sua irriducibile opposizione all'ordine che gli è stato imposto. Di Prometeo, Goethe illumina il conflitto con il potere dispotico di Dio, l'orgoglio e la solitudine creativa e riottosa della sfida. Shelley approfondisce il conflitto, lo esaspera fino a concluderlo con la detronizzazione di Zeus, che sola potrà restituire a Prometeo la libertà. Gide, in una audace "variazione", insiste sulla liberazione dalle regole, e innesta nel suo Prometeo, che "ama ciò che lo divora", le suggestioni della psicanalisi. Pavese, infine, nella riscrittura forse più intensa e tagliente del mito, ricorda a Eracle che tutti gli uomini hanno una rupe, e che "i mostri non muoiono. Quello che muore è la paura che t'incutono". Mito cruciale nella riflessione sul rapporto tra divino e umano, Prometeo è figura della generosità e della ribellione, dell'infrazione dell'ordine divino e della fatale commistione fra umanità e divinità. Ma, anche, un esempio straordinario della vitalità dei testi classici, della durevolezza e della molteplicità delle possibili variazioni sul mito.
Un'allegoria senza cifrario né morale, un simbolo sfumato nell'indefinito e perciò tanto significativo, una verità antica e multiforme.
"E' del mio sangue. E lo conosco bene. Questo mi fa paura."
"Prometeo: O Eracle, c'è una sapienza più antica. Il mondo è vecchio, più di questa rupe. E anche loro lo sanno. Ogni cosa ha un destino. Ma gli dèi sono giovani, giovani quasi quanto te. Eracle: Non sei uno di loro anche tu? Prometeo: Lo sarò ancora. Così vuole il destino. Ma un tempo ero un titano e vissi in un mondo senza dèi. Anche questo è accaduto... Non puoi pensarlo un mondo simile? Eracle: Non è il mondo dei mostri e del caos? Prometeo: Dei titani e degli uomini, Eracle. Delle belve e dei boschi. Del mare e del cielo. E' il mondo di lotta e di sangue, che ti ha fatto chi sei. Fin l'ultimo dio, il più iniquo, era allora un titano. Non c'è cosa che valga, nel mondo presente o futuro, che non fosse titanica."
Non una lettura semplice, ma allo stesso tempo non eccessivamente impegnativa. Mi è piaciuta molto l'introduzione alla figura del titano e l'evoluzione che la stessa ha subito con lo scorrere del tempo. Assolutamente un must have.
"Tutto non si può dire. Ma ricòrdati sempre che i mostri non muoiono. Quello che muore è la paura che t'incutono. Così è degli dèi. Quando i mortali non ne avranno più paura, gli dèi spariranno"