Avevo subito, come è destino di tante donne, la violenza dei maschi.
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Ciao Alice, ti scrivo come se ci conoscessimo, perché è pur vero che sei giovanissima, ma sei anche una signora di altri tempi, hai più di settant'anni, quindi ho pensato che potessimo incontrarci nel mezzo.
E poi, per questo breve periodo della tua vita che hai voluto condividere con noi, ci hai concesso di accompagnarti, è stato proprio come entrare nella tua testa, no?
Ed è stato bello, ma anche triste.
Ma non era la tristezza generata dentro di te a farmi soffrire: sei giovane (anche se non lo pensi), alcune sono sensazioni comuni a chiunque che se andranno da sole, altre dovrai cacciarle via tu stessa, ma ce la farai. Non ho dubbi a riguardo.
La sofferenza giunge sempre dall'esterno. E quelle purtroppo sospetto, temo che purtroppo non siano limitate alla tua esperienza. Troppe volte le abbiamo visto, no? Nelle storie raccontate da chi fa attivismo, nella cronaca del telegiornale.
Queste sono le cose che mi fanno piangere. Perché forse la tua tristezza, da sola, non ti avrebbe condotto fin laggù, è stato l'odio, è stata la paura, è stata la crudeltà. Ed è stato imperdonabile.
Ma tu sei una donna forte. So che starai bene. Vivrai una vita meravigliosa e sarà solo tua, e sarà questa la tua vendetta.
La tua amica,
Francesca