Uno scrittore ambienta i suoi romanzi a Fabbrico, un paese che non ha mai visto ma che lo attrae inspiegabilmente. Invitato a un festival in Olanda, comincia a confondere realtà e finzione, e grazie a una donna misteriosa riscopre un terribile trauma. Amore e amicizia, fiducia e tradimento: Camurri torna ai temi di A misura d’uomo in un romanzo intimo e sincero, ambientato in una Fabbrico spettrale e inquietante. E con una lingua suadente svela la natura ammaliante del passato, che ci attrae con il suo richiamo e ci libera dalle paure.
Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Scrive da pochi anni, anche se avrebbe voluto scrivere da sempre.
Questo è stato il mio primo approccio a Camurri, un approccio particolare. Qualcosa nella nebbia è un viaggio psicologico che ci permette di vagare con la mente. Una volta letto e concluso è impossibile non chiedersi se quello che si è letto è davvero successo all'interno della storia oppure si tratta di eventi avvenuti, smossi, trapiantati solo all'interno della mente dello stesso scrittore-protagonista. Ecco perché ho definito questa avventura un vero e proprio viaggio psicologico. Si tratta di una storia nella storia, due storie diverse che si si intrecciano. Un romanzo particolarità che affronta tanto argomenti, rivelandosi intimo, intenso e struggente.
In questo romanzo, Roberto Camurri sperimenta un genere che si colloca al confine tra il racconto e il romanzo.
Infatti, i sei capitoli sono sei racconti. Possono essere a se stanti, avere vita propria. E come fa Roberto Camurri a renderli un romanzo? Inserendo tra un racconto e il successivo, un altro racconto che abbraccia tutto il libro e in cui si narra del viaggio dello scrittore in Olanda. Ma non usa solo questo espediente. I protagonisti dei sei racconti, Alice, Andrea/Jack e Giuseppe, sono gli stessi ritratti in vari momenti delle loro esistenze, dall’infanzia all’età adulta. E su tutti regna Fabbrico, il protagonista paesaggistico senza il quale gli altri protagonisti sarebbero privi di spessore.
“Altrove, oltre il tempo e lo spazio, su fabbrico il cielo smette di essere azzurro. Improvvise, le nuvole si stringono e si abbracciano. Bianche, all’inizio, e poi grigie, nere, di un nero minaccioso e denso, greve. Sono nuvole basse, adesso schiacciate su quella terra che tende all’infinito. Ricoprono i campi e le strade, il cimitero in fondo alla strada, lasciano chiare le cime della montagna che si innalzano all’orizzonte. Nuvole rumorose dei tuoni e luminose di lampi, di rabbia che sembra divina.”
Fabbrico accoglie, Fabbrico allontana, da Fabbrico si fugge, a Fabbrico si torna. Da Fabbrico ci si difende.
“In qualche modo dovevo difendermi, giustificare il fatto che io non c’ero mai stato, a Fabbrico, ci ero passato accanto di sfuggita. Non volevo raccontare a nessuno di quella nebbia…“
La nebbia è metaforica anche. Quella che avvolge le vite delle persone, la loro intimità, le loro fragilità.
“È Fabbrico ciò che ora si staglia e mi invita. È là in fondo, alla fine di questa strada dritta. Lo vedrei se non ci fosse questa nebbia che si forma davanti a me, lenta, minacciosa, una nebbia che scende e striscia, si edifica a togliere il suono, a togliere vista. Ingoia tutto. È un muro che si erge indifesa. Impenetrabile. La guardo formarsi sotto un cielo azzurro che è limpido e paradossale. Ci sono le montagne a segnare l’orizzonte alla mia sinistra, alla mia destra, il sole illumina le cime, le nevi perenni, illumina l’erba, la terra che ho attorno, prima che tutto svanisca nel grigio di quel muro che si muove.”
E quando la nebbia svanire arrivare a dire “Ho smesso di avere paura.” Oppure è proprio grazie a questa ammissione che la nebbia si dirada.
È un libro strano, particolare. Due piani paralleli: da una parte uno scrittore e dall'altra il romanzo che sta scrivendo con i suoi personaggi, che confluiscono in un finale unico. La scrittura è secca, cruda e senza nemmeno distacco tra dialoghi e narrazione. La "nebbia" che aleggia in tutta la narrazione confonde ciò che è fantasia da ciò che è realta, in alcuni punti forse un po' troppo, dissolvendosi poi un finale che rivela un passato dimenticato.
Uno scrittore vuole ambientare la sua storia a Fabbrico, paesino nebbioso e desolato immerso tra campi e solitudine, ci è passato una volta, ma sembra che Fabbrico faccia parte di lui. Lo scrittore - Camurri - fabbrico la conosce bene, ci è nato. E a Fabbrico ci sono andato pure io tempo fa, e per me questo è stato super immersivo. È un romanzo atmosferico, condito da pochissimi dialoghi, dove i personaggi torbidi che lo popolano si fondono con l'atmosfera cupa e angosciante che viene ricreata, qui dove il sole è quasi sempre velato dalla nebbia ed essa fagocita strade e campi, anime e paure. Il racconto principale si interseca con i capitoli che approfondiscono la vita dei personaggi, che come dice qualcuno, sembrano più che altro racconti di vite legati da un filo che alla fine farà un nodo. Incipit pazzesco. Da un lato mi dispiace che sia pubblicato da un editore piccolino, NN; comunque la cura dell'edizione è pregevole, con segnalibro personalizzato e illustrazioni. Recupereró altro sia di camurri che di NN
In realtà scrivo storie di provincia ambientate in un paese che non ho mai visto davvero, Fabbrico. Storie di emozioni e sentimenti, intimiste. Che speravo avrebbero riempito il vuoto, riempito il buco che ho sempre sentito tra lo sterno e lo stomaco. #quote
Non conoscevo Roberto Camurri, questo è il primo libro che “affronto”. Non è stata una lettura scorrevole, quanto piuttosto un avventurarsi in un universo un po’ contorto, pieno di nodi e grovigli. Non è stato spiacevole, ma mi sembra, a conti fatti, dopo aver chiuso l’ultima pagina, che mi manchi qualcosa. Forse questa mancanza è parte dell’esperienza di una lettura di questo autore?
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑏𝑏𝑖𝑎 è il primo romanzo che ho letto dello scrittore.
Ora sicuramente non farò più aspettare in libreria i suoi precedenti: 𝐼𝑙 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 e 𝐴 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑑'𝑢𝑜𝑚𝑜
Non mi aspettavo uno stile narrativo così ricercato. La potenza della penna di Camurri mi ha spiazzata e incantata allo stesso modo.
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑏𝑏𝑖𝑎 è una lettura abbastanza particolare e di una bellezza struggente.
Camurri ci ha presentato un libro dentro un altro libro. Storie dentro altre storie. Vite dentro altre vite.
Ma principalmente segue due filoni principali.
C'è la storia di uno scrittore di successo, annebbiato e confuso, che odia il suo lavoro, odia la sua famiglia, figlia compresa.
La seconda storia, è quella narrata all'interno del romanzo, quella che sta scrivendo l'autore.
I protagonisti sono tre ragazzi. Alice è una ragazza diventata famosa grazie alla carriera televisiva. Andrea detto Jack, è grande amico di Alice, nel suo passato è stato testimone di una tragedia. E poi c'è Giuseppe da sempre innamorato di Alice, con lei si diletta in giochi erotici.
È un intreccio curioso di storie, apparentemente slegate tra loro, che sembrano confondere il lettore ma che durante la lettura si fondono, si collegano portando il lettore ad essere lo spettatore di una realtà cruda, velata da una visione leggermente visionaria.
Personaggi che cercano il loro posto nel mondo, che si sentono in gabbia. Persone che vorrebbero perdersi nell'infinito per non affrontare una realtà inequivocabile. Di sognatori cupi ed emozioni intime e silenziose.
Sullo sfondo Fabbrico, una paese di provincia, un luogo dove rifugiarsi e sentirsi a casa. Per chi ha già conosciuto Camurri, sa che entrambi i precedenti romanzi sono stati ambientati sempre a Fabbrico. Una sorta di 'Holt' italiana. • Camurri sembra voglia metterci alla prova in un rebus letterario un tantino intricato tra flashback e salti narrativi tra una storia e l'altra. • A inizio lettura ho avuto come l'impressione di essere stata ingoiata da una nebbia fitta e impenetrabile, di scorgere qualcosa ma non riuscire a delineare bene che cosa. Un titolo assolutamente azzeccato. • Camurri affronta delle tematiche importanti come la m0rte, l'amicizia, l'amore e i tradimenti, le vi0lenze domestiche. • Una lettura che pone quesiti sullo scopo di esistere, su chi siamo e sulla nostra posizione nel mondo. • Una scrittura dolceamara, potente e malinconica che cela tra le sue parole, significati nascosti da cercare tra le righe e da scoprire come in una caccia al tesoro. • Camurri, che piacevole sorpresa. Specialmente per me che non sono una grande amante della letteratura italiana. In Camurri ho trovato forse l'autore italiano che si avvicina di più ai miei grandi amati scrittori americani. Bellissimo anzi Meraviglioso 😉 Mi è piaciuto davvero tanto 👍❤ .
✒️C'è qualcosa di oscuro in questo libro. Qualcosa di incredibilmente inquietante nel suo essere senza filtri nel raccontare ciò che di marcio si può celare nella psiche e nel cuore di un uomo. "Qualcosa nella nebbia" è un libro pieno di violenza. Spesso mi sono ritrovata a chiudere il romanzo di colpo, in un riflesso quasi incondizionato che mi permetteva di allontanarmi seppur momentaneamente da quella Fabbrico tanto spettrale che veniva fuori dalle pagine. Tuttavia, qualcosa mi faceva tornare presto alla lettura: c'era una luce, qualcosa che mi faceva intuire che ci fosse una speranza - quell'immagine di una casa con i cinque comignoli che diventava via via più scura non poteva essere un caso. Fabbrico diventa l'ambientazione di una brutalità che viene interiorizzata dai personaggi.
🍂Questa è la storia di uno scrittore che inventa dei personaggi torbidi e profondamente imperfetti, forse sbagliati, pur di riuscire a guardare una casa - la casa da cui tutto ha inizio - con occhi diversi. La domanda che ci si pone inevitabilmente è: "Dove inizia la finzione e dove inizia la realtà?" ed è su questa ambiguità e su tutto ciò che rimane non-detto che si regge tutto il romanzo, ed è questo il punto di forza di questo libro. Non mi capita spesso di pensarlo, però a volte sono quasi convinta che alcuni oggetti abbiano un'anima, una sorta di volontà inespressa. Ecco, sono quasi certa che questo sia uno di quei casi.
📖La mia copia del libro ha deciso deliberatamente di bagnarsi in un modo che ad oggi continua a sembrarmi un mistero: un libro che si bagna in uno zaino perfettamente asciutto; un libro la cui fascetta ha deciso di strapparsi, rovinarsi. Un po' come se questa copia si vergognasse di apparire così perfetta contenendo una storia con personaggi così "rotti" dentro. Ha deciso di rovinarsi, rendersi all'altezza della storia che cela.
⭐Lo esplicito qualora non fosse ancora chiaro: a me questo libro è piaciuto tantissimo e le sue atmosfere mi hanno conquistata. Lo consiglio a tutti coloro che non hanno paura di quello che potrebbero trovare.
There is a dense melancholy in this novel, the same one that seeps through the streets and houses of a small town wrapped in fog. It’s a feeling that strikes the reader from the very first page, settling into their mind and accompanying them—like a warm embrace—throughout the entire reading experience. Camurri paints solitudes that brush against each other without ever truly touching, affections worn down by time and unspoken words, the weight of absence turning into a constant and invincible presence. His writing, sharp yet essential, manages to capture the silent pain of those who remain, the inability to say the things that truly matter before it’s too late. In a sequence of poignant statements, depictions of a muted sorrow, and a distilled sense of melancholy, this novel takes shape—a book that delves into emotions with ruthless delicacy.
Recommended for those who love intimate and heartrending stories, novels that explore the most fragile side of human relationships, and those who enjoyed the atmospheric writing of Kent Haruf.
Letto in una sera (ormai l’insonnia mi porta a leggere tantissimo, quindi capita che io finisca un libro in una sera). L’ho trovato veramente interessante, sarà per l’aspetto metanarrativo, sarà per quello autofinzionale che si rivela alla fine, ma mi è piaciuto. Ci troviamo di fronte a un Camurri che si interroga sul perché scrivere di Fabbrico, perché scrivere di Alice, Jack e Giuseppe (protagonisti del romanzo - o dei racconti - nel romanzo), sul significato che tale luogo e la scrittura ha nella vita dell’autore. Fabbrico - e in senso lato la scrittura -, però, sono le radici di Camurri, senza le quali lui non esisterebbe. Se Fabbrico appare all’inizio come una gabbia, il riconoscimento finale della sua importanza implica la libertà: riconoscere le proprie radici significa riconoscere di esistere, e quindi di essere libero da una vita reale dalla quale ci sembra impossibile sfuggire. Le pianure infinite di Fabbrico, dunque, sono la libertà.
Da Fabbrico non si può andare via, è un luogo che richiama, che impedisce di tagliare del tutto e costringe ad affrontare il dolore.
Camurri si confronta con il suo alter ego diventando egli stesso personaggio in un gioco di specchi con la sua scrittura e i i personaggi e i luoghi immaginati.
Scrivi qualche racconto, meglio se con gli stessi personaggi presi in differenti momenti della loro vita. Poi scrivi che sei uno scrittore e mescola questi racconti: ti etichetteranno come un postmodernista di romanzi sperimentali di metanarrativa. Fa figo! Ma a conti fatti sono pur sempre dei raccontini.
Un plauso alla scrittura ricercata, mai presuntuosa. Forse leggerò ancora qualcosa di questo Camurri, per ora sospendo il giudizio.
Niente di quello che mi aspettavo di trovare in questa storia, un'introspezione dell'autore nel suo essere scrittore, narra un po' di sé intrecciando racconti di personaggi che vivono o comunque richiamano Fabbrico, la sua città natale. Un mix fra fiction e realtà dove il confine si fa labile e confuso come la nebbia che avvolge il paese rendendolo così triste, desolato e nonostante tutto molto amato.
Probabilmente il voto corretto sarebbe un tre e mezzo. I racconti intrecciati tra loro sono ben scritti, non ostici, ma non tutti ugualmente efficaci. C'è però nel complesso qualcosa che lascia insoddisfatti: non si capisce se sarebbe servita più trama legata all' "autore" o se i racconti meritassero più approfondimento o ne servissero altri ancora. È comunque una lettura che consiglio.