Hai mai sentito il bisogno di isolarti completamente per ricaricare le pile? Ti senti più a tuo agio per conto tuo che in mezzo alla gente? La tua mente ogni tanto vola e ti sembra di voler fare così tante cose che non sai più da che parte iniziare? Ti senti più mente che corpo?
E infine, fin dall’infanzia ti hanno etichettato come timida o introverso e poi in età adulta come una persona asociale o troppo sulle sue? Sai chi sono le persone ipersensibili?
Questo libretto è scritto da chi la sua grotta la cerca costantemente e solo ultimamente ha capito che c’è una ragione scientifica e che disattendere a quella necessità emotiva e fisica può portare a sviluppare insicurezze, burnout e addirittura malattie autoimmuni.
Se anche solo leggendo il titolo di questo libro hai pensato “vi prego ditemi dov’è quest’isola!”, allora questo è il libretto che fa per te. Cambierà totalmente la prospettiva delle cose: una forma di liberazione che tutti noi introversi meritiamo.
Io penso che le persone che non hanno una formazione psicologica dovrebbero smettere di scrivere libri su questi argomenti. Questo saggio(?) è un calderone di concetti su introversione, alta sensibilità, multipotenzialità, timidezza. C'è una confusione pazzesca. Secondo me, è un libro che fa disinformazione, più che altro. Legittimo raccontare la propria esperienza di vita, ma deve essere raccontata come la PROPRIA esperienza di vita, senza generalizzare e senza riportare concetti di psicologia spicciola che a quanto pare non si sono compresi.
Da introversa in alcune parti mi sono sentita descritta ma in altre no, la mia introversione non è timidezza, è più un "non ho voglia di parlare". Per quanto concerne invece le malattie autoimmuni non mi esprimo, non sono dell'ambito per poter affermare con certezza ciò che l'autrice ha scritto (anzi dubito fortemente della sua opinione). Piccolo, un po' da "sono introverso e mi sento superiore agli estroversi gne gne" ma ci sta. Torno nella mia caverna.
Non mi è piaciuto. Mi sono ritrovata in alcune parti soprattutto in quelle iniziali, ma quando si è iniziato a parlare di ipersensibilità non mi è più piaciuto. L'autrice ricorre a concetti di psicologia e autodiagnosi senza aver studiato. Il libro più che un modo per far sentire gli introversi apprezzati sembra una lotta contro gli estroversi descritti come calcolatori, istrionici, menefreghisti come se fossero i cattivi della storia. La società sicuramente tende ad escludere e giudicare male chi non si espone troppo, chi è più riservato, ma non è colpa degli estroversi ma più colpa di un'ideologia sbagliata che ci obbliga a dover esser tutti in un certo modo. Oltre a questo, ci si allontana nel corso del libro dall'introversione associando una serie di altre qualità scollegate dall'essere introversi che non per forza tutti hanno (per esempio la multipotenzialità, il perfezionismo...). Si arriva a descrivere banalmente i classici stereotipi di introverso ed estroverso, innalzando i primi e buttando giù gli altri. Molto di quello che viene descritto, a parer mio, si base più su insicurezze personali che sull'essere introversi.
Questo libro non è un libro sull'introversione, ma è la storia personale di chi lo scrive. Secondo l'autrice, chi è introverso è anche timido, multipotenziale, ipersensibile, e più propenso alle malattie autoimmuni - quando questa è semplicemente la sua personale esperienza umana (e non per forza l'esperienza comune di tutte le persone introverse). Non c'è nessun approfondimento psicologico (se non una breve citazione a Carl Jung) perchè non ci sono basi psicologiche a documentare l'intersezione di tutte queste caratterestiche così diverse tra loro. Non penso che tutte le persone introverse siano per forza timide o multipotenziali. Come sicuramente ci saranno là fuori estroversi ipersensibili.
Capisco le buone intenzioni dell'autrice, e mi dispiace dover lasciare una brutta recensione, ma ho trovato questo libretto molto autocelebrativo (e non d'aiuto, visto che tanti introversi potrebbero non ritrovarsi nelle descrizioni -e sentirsi sbagliati forse?) ma sopratutto disinformativo.
Libro carino, io che sono un'introversa posso dire che questa lettura mi ha fatto sentire meglio, meno sbagliata in un mondo dove gli estroversi dominano. Avrei voluto che descrivesse un po' di più le varie situazioni, però comunque lo consiglio, è una lettura molto veloce e scorrevole
“Per noi “non fare niente” è fare qualcosa. Per me non fare niente è leggere, o scrivere, o guardare una serie tv, fare un corso, preparare liste di cose che devo fare e mentre le preparo, farle.”
📚| “Recensione”:
Il libretto ha un impianto soggettivo, in cui ogni tema trattato è introdotto da un frammento di vita quotidiana estrapolato dall'esperienza personale dell'autrice. Il registro è estremamente informale, il che può risultare coinvolgente per alcuni lettori, analogamente potrebbe allontanarne altri. Nutro delle perplessità sulle competenze dell'autrice, che presenta come veritieri alcuni concetti di dubbia provenienza. Tralasciando questo aspetto, il testo si caratterizza per la sua semplicità: si legge facilmente in poche ore, dunque può essere "smaltito" nell'arco di un pomeriggio. Il ritmo incalzante invita alla lettura, e il titolo nella sua brevità cerca di abbracciare tutte le sfumature del tema dominante. Nel complesso, consiglio questo libro a tutti coloro che si considerano "introversi", a patto che il lettore filtri le informazioni fornite con una lente critica.
nulla di che, letto in aereoporto mentre attendevo il mio volo con 2 ore di ritardo da introversa mi sono trovata su alcune cose, ma sono sempre frasi sentite già 1000 volte non era necessario scrivere un libro su queste cose secondo me