Ho apprezzato di più questo racconto rispetto al primo della serie I volti del male perché ci sono meno errori e refusi, concentrati nella seconda parte, ed essendo romanzato è molto più avvincente rispetto alla mera cronaca nera degli omicidi di Jack lo Squartatore. Vlad figlio di Dracul nasce nel 1430 e diventa voivoda di Targoviste: passerà alla storia per il suo carattere collerico, sadico e sanguinario e per la gioia che provava nel far impalare o impalare personalmente i suoi nemici. Le atrocità commesse da Vlad sono numerose e incredibili: vittime impalate con una tecnica così raffinata da riuscire a sopravvivere per giorni, emissari di altri sovrani cui vengono inchiodati i turbanti alla testa perché la loro usanza impediva di toglierseli come aveva ordinato Vlad, neonati legati vivi ai petti delle madri impalate che cercano di suggere dai loro seni le ultime gocce di latte, interi villaggi annientati per futili motivi, mendicanti arsi vivi per il risolvere il problema della miseria… Eppure Vlad ha sempre avuto un suo perverso senso della giustizia (dopo le sue epurazioni, i furti non esistono più a Targoviste perché i ladri sono puniti con l’impalamento) e ha dimostrato in più occasioni un audacia guerriera che gli ha consentito di riprendersi il trono e di difenderlo contro i Turchi, sconfiggendoli a più riprese in battaglia. Ma Dracula (nome che significa figlio del Drago, poiché suo padre faceva parte di un ordine con tal nome, o del Diavolo, poiché la parola si prestava ad essere storpiata in tal senso) non ha ricevuto una fine degna delle sue terribili azioni, anzi, è stata decisamente banale e quasi misericordiosa. L’autore del volume, che ho letto in poche ore, tanto era veloce e scorrevole, alla fine parla del rapporto tra il voivoda e il vampiro Dracula: a parte l’ambientazione suggestiva dei Balcani che ha ispirato Stocker e la brama di sangue dei due, non potrebbero essere più diversi. Dracula beve il sangue delle sue vittime per sopravvivere, Vlad ricavava invece piacere nel torturarle; forse un richiamo può essere visto nel fatto che Vlad impalava le persone e che Dracula può morire solo con un paletto conficcato nel cuore, ma è un riferimento abbastanza debole. Il nome di Vlad è sopravvissuto fino ai giorni nostri grazie a un personaggio di finzione che ha ben poco a che fare con lui. Non fosse stato per Dracula, il voivoda valacco non sarebbe stato ricordato al di fuori della Romania. Ecco il paradosso: colui che eclissa l’altro allo stesso tempo lo salva dall’oblio.