Questo libro mi ha stupito parecchio, prima di tutto tratta in un modo diverso il tema molto attuale dello schwa specialmente portando esempi con la lingua ebraica. È la prima volta che approccio in modo simile al tema, mi ha convinto a informarmi di più sul lato linguistico della questione a me ancora molto oscuro.
Ero molto titubante su questo argomento, sostenuto molto dal transattivismo, ma guardandolo sotto la prospettiva del plurale maschile neutro (e quindi sotto un ottica femminista) non posso che essere d'accordo. L'autrice afferma che è ingiusto oscurare "grammaticalmente" la presenza femminile, ma mi sembra non colga la radice patriarcale della cosa tanto che si domanda perché non si batta per sessualizzare la parola "nipote" ad esempio.
Si pone contro portando come conseguenza di questa scelta l'eliminazione della complessità dell'individuo e non ho capito cosa un termine neutro possa eliminare/semplificare. Banalmente, il pronome "noi" racchiude più individui non tenendo conto della loro identità. Il fatto di inserire un neutro semplicemente delinerebbe un insieme misto, mentre si potrebbe specificare solo se composto da uno dei due sessi. Non vedo questo spazzare via il concetto complesso dell'individuo.
Mi è piaciuto questo libro perché non tratta i soliti temi femministi; ad esempio alla fine da un discorso illuminante su quanto sia sbagliato parlare di uguaglianza, ma bisognerebbe puntare sulla parità. Due cose che sembrano simili, ma profondamente diverse.
Inoltre intreccia il discorso con molti esempi di attualità: personaggi pubblici, avvenimenti, social ecc
Non male come lettura abbastanza leggera.