Roma è una capitale con un modesto peso demografico, ma al suo interno racchiude un grande «caleidoscopio urbano»: può capitare che una strada divida mondi diversi per estetica, composizione sociale, qualità della vita. Questa diversità è frutto della sua impetuosa crescita negli ultimi 150 anni, una crescita che non poteva generare un territorio urbano omogeneo e uniforme: quella che continuiamo a chiamare Roma è divenuta ormai una grande area metropolitana, dalla costa del Tirreno fino ai primi rilievi appenninici, e al suo interno ha visto svilupparsi e prendere forma altre città. Sulla base di dati aggiornati – economici, urbanistici, demografici, e relativi a infrastrutture e servizi – gli autori proseguono il lavoro di ricerca e mappatura della capitale che ha preso avvio con Le mappe della disuguaglianza: una ricognizione accurata della realtà romana, che ha consentito di delineare sette «città nella città», con caratteristiche simili, per composizione dei nuclei familiari, livelli di istruzione, tipologie occupazionali, dotazioni urbane, preferenze politiche. Nelle 29 carte a colori le sette città emergono in tutta la loro evidenza, e accanto ad esse, in maniera pressoché analoga, la geografia delle imprese, che si dispongono nel tessuto urbano seguendo una specifica frammentazione, a seconda del settore di interesse, e quella linea centrifuga che da tempo contraddistingue la crescita della capitale. Una capitale delle disuguaglianze, perché le sette città mappate nel libro non fanno che portare alla luce in maniera ancora più marcata una realtà fatta di disparità economiche e sociali fortissime, sulle quali la pandemia ha inciso pesantemente, esasperando il disagio delle aree più fragili: non è un caso che il virus si diffonda maggiormente nelle zone popolari del quadrante est della città, intorno e soprattutto fuori dal Gra, dove i residenti crescono e le difficoltà socio-economiche sono maggiori, o che l’impatto più devastante sia quello sulla «città degli invisibili», a causa delle difficili condizioni igieniche, della mancanza di spazi adeguati al distanziamento, di tipologie occupazionali spesso manuali e poco adatte al lavoro agile, della necessità di muoversi col trasporto pubblico. Una vera e propria radiografia della capitale è quella proposta nel volume, che offre utili strumenti di lavoro nella prospettiva di introdurre un cambio di rotta di fronte ai tanti cambiamenti in corso e a una crisi, quella che ha investito da tempo la città, che va ben oltre le dinamiche economiche, e sempre di più somiglia a una crisi identitaria.
Roma, città eterna. No: Roma, città di disuguaglianze. No: Roma, meraviglia in terra in mano al malaffare. Immondizia, trasporti non funzionanti, gabbiani che, tra un po', si mangeranno i cani a passeggio con padroni che, raramente, ne raccolgono le deiezioni. Sí, ma anche calore umano, bellezza struggente, pienezza e vita. Quanto si dice su Roma. Quanto se ne è scritto, parlato, sparlato. Qui la Capitale (onore, ma anche pesante onere) viene divisa in zone- la città storica, quella ricca, quella invisibile etc.. - ognuna delle quali viene descritta geograficamente, socialmente, culturalmente, politicamente in modo sintetico, avvalendosi di mappe, grafici, cartine. Si apprendono molte interessanti nozioni: il centro svuotato e cristallizzato; l'Olgiata che, per tutti gli indicatori presi in esame (densità demografica; metratura delle case; livello di istruzione degli abitanti; reddito; posizioni politiche...) è del tutto analoga all'opposto Eur; il triste grigiore della “città dell'automobile", intorno al GRA, destinata ad avere i centri commerciali come unici luoghi di aggregazione. Ci sono sezioni sulle attività economiche prevalenti e sulla risposta al Covid e al lockdown: certo, si arrivava a naso a capire che un conto è stato viverlo a Torre Angela, altro a Colle Oppio, ma il tentativo degli autori mi è sembrato quello di fornire un gran numero di dati, lasciando poi al lettore le conclusioni. È un testo interessante, che si basa sul valore delle informazioni il più possibile scarnificate dal giudizio: nobile aspirazione quella alla scientificità e, per chi cerca numeri, statistiche, chiarezza su alcuni aspetti di Roma, è certo un testo valevole.
Disclaimer: qui finisco di parlare del libro, dunque suggerisco di smettere di leggere, perché sto per lanciarmi in una dichiarazione un po' patetica. Il problema con questo testo è del tutto personale, legato come è al mio amore struggente e cieco per la città ; non riesco proprio a ridurla o a vederla ridurre a dati senza testo, senza poesia, senza passione (anche rabbiosa passione, beninteso) . Concettualmente so che i problemi di Roma necessitano di strategie efficaci, basate sull'analisi razionale e, sotto questo profilo, il libello in questione è una miniera. Ma io, quando la guardo, ricordo solo lo sguardo commosso e meravigliato della bambina che ero la prima volta che l'ho vista; le albe a Villa Borghese a vent'anni, quando si finiva sempre lì a parlare dei massimi sistemi, ubriachi di vita e non solo; i primi amori al Giardino degli Aranci e quelli adulti e disperati a Fontana di Trevi; il Museo dell'altro e dell'altrove e le periferie; i treni che mi hanno portato via, quelli che mi hanno riportato qui. Insomma, quando si parla di Roma necessito di Sentimento, altrimenti mi spengo. Violenta e tenera città, che tu sia sempre benedetta dalla Triade capitolina, sotto il cui altare sei nata e che ti ha protetta. Anche da noi, che ti veneriamo.