«Questo non è un libro sulla pandemia. Non siamo né biologi né epidemiologi: il nostro campo di competenza ha a che fare con la valutazione della qualità del processo decisionale e con l'efficienza e l'efficacia delle soluzioni adottate dalla politica, non con i dettagli delle politiche di salute pubblica. Questo è un libro sui lockdown - quelli del marzo e aprile 2020 e quelli vagamente edulcorati delle zone colorate - e sul loro contorno di misure restrittive. È un libro che analizza scelte politiche, campagne mediatiche, opinione pubblica, tensioni tra democrazia e tecnocrazia, e fragilità dei diritti individuali sotto il peso di un'emergenza. Perché il lockdown è un'invenzione del 2020, introdotta un po' per sbaglio e sull'onda del panico dal governo italiano, quindi emulata in altri paesi occidentali. I piani pandemici preparati nei primi due decenni di questo secolo non prevedevano infatti nulla di simile, nemmeno per pandemie molto più gravi, e in generale avevano un approccio molto diverso, attento ai costi e ai benefici di ciascuna misura e sempre preoccupato di preservare quanto più possibile la vita normale della società.»
Un' ottima analisi di come è stata affrontata la pandemia di Covid-19. Non si nasconde dietro a retorica e chiacchiere. Mette tutti quanti di fronte alle loro responsabilità: i politici delle loro scelte; i tecnici ed esperti delle loro dichiarazioni e i cittadini del loro voto. Chiarisce infine come la libertà sia un diritto che a calpestarlo ci si prende gusto in un attimo. Un libro da leggere per capire cosa sia successo nel corso dei due anni trascorsi, per incazzarsi doverosamente e per tentare di vaccinarsi contro futuri pericoli.
Come intuibile dal titolo, si tratta di un saggio che punta a criticare i lockdown e il modo con cui si è gestita la pandemia.
Il punto di partenza alla base della critica da parte degli autori, sono i piani pandemici pre-2020. Infatti, praticamente tutti i Paesi occidentali avevano dei piani pandemici (alcuni più dettagliati, altri meno) preparati prima del 2020, predisposti proprio per avere quanto meno delle linee guida nel caso in cui ci sarebbe stata una pandemia. Tuttavia, quando poi è effettivamente arrivata una pandemia, questi piani non solo sono stati ignorati, ma sono state presi provvedimenti non previsti dai piani (i lockdown, appunto) e per di più in contrasto con i principi alla base di praticamente tutti i piani pandemici.
E i lockdown, secondo gli autori, non solo hanno causato enormi danni economici e alla società (a cui viene dedicata la terza parte del libro, con ampio spazio ai danni, forse irreversibili, causati alla democrazia liberale), ma sono stati inutili e inefficaci contro la pandemia, come gli autori tentano di dimostrare, a mio parere in modo convincente anche se poco approfondito e poco analitico (auspico che prima o poi qualcuno si decida a fare un libro che affronti in maniera dettagliata un'analisi su come sia stata affrontata la pandemia nel mondo).
Una grossa parte del libro è dedicata agli impatti sulla mentalità della società, causati non solo dai lockdown ma dalla narrazione di terrore e di retorica militare di cui siamo stati vittime in questi 2 anni. La società ne risulta incattivita, ed è agghiacciante un sondaggio fatto dagli stessi autori, dove si dimostra come molte persone ritengano che sia giusto fare provvedimenti anticostituzionali se necessario. Ma ancora più interessante è la riflessione e analisi sul rapporto con la scienza. Gli autori fanno notare che non solo alcuni provvedimenti presi erano privi di supporto di evidenze scientifiche, e a volte addirittura contrari alle evidenze scientifiche, ma che in generale è emersa proprio una ignoranza del metodo scientifico, non solo da parte dei politici ma anche degli esperti.
La scienza è prima di tutto un metodo. Ma in questi due anni, secondo gli autori, è stata invece trattata come una sorta di religione o disciplina esoterica, con i suoi dogmi e i suoi sacerdoti (i vari espertoni che pontificavano sui media). Spesso proprio gli esperti hanno fatto proposte e considerazioni che più che con la scienza (e il metodo scientifico) avevano a che fare con le ritualità e l'etica (si pensi alla retorica del "sacrificio").
A mio parere, è un libro più interessante di quello che mi aspettassi, ben scritto e ben argomentato (tra l'altro, penso sia molto efficace la scelta di usare, tra le fonti, il famigerato libro di Speranza, riportando alcune sue frasi che danno forza alla tesi degli autori, che le decisioni fossero state prese in situazioni di panico e irrazionalità da parte dei politici). Non sono del tutto convinto sulla scelta dell'ordine degli argomenti (ad esempio, nella seconda parte dedicata più alla narrazione dei media, vengono fatte delle considerazioni che avrei trovato più giuste collocarle nella prima parte, dove si descrive l'inefficacia dei lockdown). Il tono è molto netto e forte nel sostenere la tesi, ma tutto sommato non l'ho trovato fastidioso.
Nel complesso, è un libro che mi sento di consigliare, perché offre buoni spunti di riflessione su una tematica su cui credo ci sarà ancora molto da analizzare e discutere.
Bel libro, che parte dal confronto fra i piani pandemici previsti dai governi e quello che effettivamente é stato messo in atto. Molto critico sulle scelte (argomentando), sulla confusione di norme e raccomandazioni, sulla comunicazione da parte di media e scienziati. A volte non del tutto convincente, ma nel complesso un libro da leggere assolutamente e da condividere, per riprendere un po' di razionalità ed evitare che questa situazione continui. E si presenti di nuovo.