Per noi che lo guardiamo da questa parte del mondo il Giappone è una vertigine, il luogo delle contraddizioni in equilibrio, dove gli antichi templi buddisti riposano all'ombra dei grattacieli e i ciliegi in fiore splendono dal finestrino di un treno che sfreccia veloce. Il Giappone ci seduce con i suoi giochi di prestigio, pensiamo di afferrarlo e un attimo dopo è già scomparso. Ma questi venticinque grandi racconti regalano occhi nuovi: ci ritroviamo a passeggiare per le vie di un paesino di pescatori o tra le luci al neon della notte di Tokyo, rapiti dallo sfarzo della corte imperiale e dalle atmosfere fumose di vecchie case da tè. Eppure non c'è scampo, storia dopo storia il mistero del Giappone rimane insondabile e noi finiremo per perderci ancora nei suoi cerchi infiniti.
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Curata dalla traduttrice italiana di Murakami Haruki, questa raccolta ci porta dritti al cuore di un Paese che non smetteremo mai di desiderare, né di leggere. Una selezione di grandi scrittrici e scrittori per scoprire i contrasti e i segreti che rendono il Giappone un luogo unico al mondo. Come in un gioco di specchi, il palazzo imperiale raccontato da Sei Shōnagon mille anni fa ci sembrerà in vita tutt'ora, mentre Nagai Kafū e la sua gita al giardino delle peonie brillano di una luce antichissima, anche se siamo all'inizio del Novecento. Angela Carter racconta la fine di un amore nella città ostile, Buzzati mette in scena un continuo sciamare di spiriti e fantasmi, Italo Calvino prova a decifrare l'enigma di un'anziana signora durante un viaggio in treno. E se la Tokyo di Yoshimoto Banana è imprevedibile come un incontro notturno in metropolitana, quella di Hayashi Fumiko accoglie le piccole vite che si snodano intorno a un quartiere di baracche e vento gelido. Lafcadio Hearn ci rivela la bellezza di Kyoto e dei suoi templi, ma subito dopo Cees Nooteboom ne smaschera l'inafferrabilità per noi che siamo di passaggio. E ancora, Marguerite Yourcenar intervista un attore di teatro kabuki che impersona una geisha, Léna Mauger indaga su chi sceglie di far perdere le proprie tracce, Ercole Patti e Alex Kerr sbirciano gli interni delle case tradizionali… Una galleria di scrittrici e scrittori di tutto il mondo che prestano il loro sguardo al Paese del Sol Levante e al suo racconto, confermando ancora una volta quello che molti di noi già sapevano: per chi ama la letteratura, il Giappone è il Paese della meraviglia.
Antonietta Pastore è nata a Torino, dove abita, nel 1946. Visiting professor all'Università di Ōsaka dal 1982 al 1993, dopo essere tornata in Italia si è dedicata alla traduzione letteraria e alla scrittura. Oltre a gran parte della produzione di Murakami Haruki, ha tradotto le opere di numerosi autori, tra i quali Natsume Sōseki, Inoue Yasushi, Kawakami Hiromi. Ha pubblicato il saggio Nel Giappone delle donne (2004), la raccolta di racconti Leggero il passo sui tatami (2010), e il romanzo Mia amata Yuriko (2016).
Non è solo una raccolta davvero graziosa di racconti ma una vera e propria occasione per conoscere la prosa di tanti scrittori europei (tra cui Calvino, Buzzati, Maraini) ma anche giapponesi (tra cui gli amatissimi Banana Yoshimoto e Haruki Murakami). Da leggere tutti d’un fiato o uno per sera, ogni racconto ci fa fare un intimo viaggio dentro ai più variegati aspetti del Giappone. Belli “Kyoto” di Lafcadio Hearn e “Il Secondo Arrivo” di Cees Nooteboom.
Raccolta che offre un assaggio della produzione di diversi autori - italiani, giapponesi e internazionali - che hanno conosciuto o amato il Giappone. Particolarmente preziosa è l'introduzione che fornisce le coordinate necessarie a contestualizzare i singoli racconti.
Per quanto mi riguarda, alti e bassi. Alcuni racconti valgono davvero la pena leggerli, altri invece sono di una noia mortale.
La differenza tra quelli per cui vale la pena e quelli no, è che i capitoli più noiosi hanno tutti una matrice in comune: la visione dall'esterno che rende il racconto quasi un documentario su carta. Certo, anche questo è parte del fascino che suscita il libro - cioè, come viene visto il Giappone da occhi per lo più occidentali - che però, per come lo dicono e sui dettagli su cui si soffermano, non aggiunge davvero nulla.
Penso che questo libro sia indirizzato a chi è totalmente a digiuno da ogni tipologia di lettura nipponica. Credo che possa apprezzarlo di più.