La genetica è nata e si è sviluppata su un presupposto deterministico: la stabilità del gene e la sua trasmissibilità ereditaria. Eppure tutta la biologia contemporanea ci parla della variabilità come di una condizione permanente ed essenziale dell'essere vivente che non può essere ridotta a puro rumore o fluttuazione: il caso non è un accidente che perturba il processo deterministico. Nel vivente non c'è un ordine stabilito bensì un disordine organizzato che rende possibile la vita e la sua evoluzione. Ampliando il campo di applicazione dell'ontologia darwiniana, che assume la variazione aleatoria come forza motrice del processo evolutivo, Kupiec delinea una concezione anarchica del vivente che contesta l'idea di un ordine cogente inscritto nei geni. Gli organismi non sono società centralizzate di cellule che obbediscono al genoma o all'ambiente esterno, ma comunità cellulari autogestite che vivono per sé stesse e che per mantenere le proprie funzioni vitali sono spinte a cooperare, realizzando delle vere e proprie reti di mutuo appoggio. Ed è questa la nuova via che deve intraprendere la ricerca biologica per uscire dalle secche in cui l'ha spinta la genetica.
v cute.... da piccola lessi il gene egoista etc e sn stata folgorata. ora questo, non mi capitava da tanto di trovare un libro così impattante. evviva,,
Pensavo che un biologo diventato filosofo sarebbe stato più interessante dei filosofi che blaterano di scienza senza saperne niente. Ma mi sbagliavo, oh come mi sbagliavo. L'autore abbandona la ricerca scientifica alla fine del XX secolo, ma lì ci rimane con la testa. Basa la sua non-teoria su scoperte allora recenti, ma che sono state elaborate negli ultimi trenta anni. Eppure pubblica comunque il libro nel 2019, senza darsi la briga di comprendere che la biologia molecolare e la bionformatica sono andate avanti. Plateali sono le sue carenze in biologia dello sviluppo. Per carità, la lettura provocatoria può essere anche stimolante, ma critica teoria che o non esistono più o che non vengono più (o mai) interpretate come fa lui. La sua è una non-teoria perché più che criticare tutto il mondo non fa, non propone niente di nuovo (forse perché non serve). Unica cosa interessante è la descrizione della storia delle scoperte scientifiche. Ma non è un saggio storico, è uno spreco di energia intellettuale. Prendere i propri testi degli anni 2000 e metterli su carta ora per proporsi come innovatore è qualcosa di poco onesto, o da ignoranti.
L'autore rimette al centro alcuni punti della teoria darwiniana (ruolo variabilità e contingenza storica della vita come la conosciamo) sottolineando come la grande sfida della biologia sia liberarsi da ogni finalismo, portando una tesi interessante che meriterebbero maggiore spazio nel dibattito sia tra esperti che con il pubblico. La voglia di dipingere il libro anche come elegia ideologica non aiuta in questo obiettivo (non dico che non sia interessante ma penso che sottragga alla sua tesi spazio di attenzione). Consigliato a chi ha voglia di farsi domande ;)
Un saggio illuminante nel quale viene proposta una nuova ontologia della biologia molecolare e della genetica, lontana anni luce dal finalismo e da una teleologia antropocentrica che domina quasi tutte le scienze. Il taglio non è divulgativo, ma scientifico/filosofico e questo è un gran pregio. Consigliato.