Kitmell è un ragazzo in cerca di opportunità, spera di essere ammesso in una delle città gestite dalle corporazioni aziendali. Vuole potersi costruire un futuro, diventare un cittadino, ma per farlo deve fare crescere il suo CFC, l’indice di efficienza che determina il grado sociale di ogni individuo. Non ha idea di cosa lo aspetti oltre il muro, non conosce il rigoroso regime con cui viene gestita la vita all’interno della città-azienda. Sono molte le cose che dovrà imparare se vuole sopravvivere…
Un libro ucronico da leggere in due ore che prende dalla prima all’ultima pagina. Una scrittura leggera e che sa trasportare il lettore nel racconto come se vivesse in prima persona ciò che accade. Il Ritmo è scandito dai brevi capitoletti che si leggono d’un fiato e che si susseguono intrecciando le storie dei due protagonisti come in una corda che può salvare o magari strozzare. La storia si svolge all’interno di una immaginaria città il cui motto è “tenacia e generosità”, una città in cui lo scopo è avere un coefficiente di efficacia il più alto possibile. Più è alto, più cresce lo stipendio, gli agi e la vita sembra più semplice. Tutto aiuto, il lavoro come lo sport, lo shopping come gli amici che si frequentano, fino ad arrivare alla scelta del partner e di un figlio per accrescere il coefficiente… tutto è scelto allo scopo di incrementare i propri punti. I cittadini non scelgono ciò che piace ma ciò che aiuta ad aumentare il CFC in una lotta contro la natura umana e i sentimenti. Chi vincerà? I due principali protagonisti, un giovane speranzoso e un dirigente in carriera, ci porteranno a scoprire questa città tenace, le sue luci e le sue ombre che lasciano presagire un mondo diverso, dove l’essere umano, diviso in 4 generi principali con altrettanti sottogeneri (non più solo uomo e donna) è padrone di se stesso o forse no.
Un libro ucronico da leggere in due ore che prende dalla prima all’ultima pagina. Una scrittura leggera e che sa trasportare il lettore nel racconto come se vivesse in prima persona ciò che accade. Un giovane che cerca una nuova vita si intreccia con la vita di chi ha, forse,tutto. Ma non sempre si può sapere e il futuro è dietro l’angolo.
LE RECENSIONI DEL BLOG IL SALOTTO LETTERARIO Kitmell ha ventitré anni e ha deciso di cambiare vita, trasferendosi dall’incertezza della campagna alla sicurezza di un lavoro in città. La sua destinazione è Bejond, città-azienda che gli permetterà di diventare qualcuno, se sarà meritevole. Ma è davvero tutto oro quel che luccica? O la vita a Bejond è molto diversa da quella viene prospettata al mondo esterno?
Con “La città tenace”, Alessandro Massasso tratteggia una storia caratterizzata da una terrificante esasperazione del consumismo e dell’industrializzazione del mondo moderno: all’interno delle città-aziende come Bejond, l’uomo è totalmente votato al lavoro in maniera tale da divenirne schiavo consenziente, mera creatura da sfruttare fino a quando la resistenza del fisico e della mente lo permetterà. L’unica cosa che ha importanza sono i crediti sociali che ogni cittadino è in grado di guadagnare attraverso la propria professione e alcune qualità che la città-azienda ritiene importanti. L’adozione di un figlio è tra queste, ma l’autore ci ricorda in maniera brutale che ogni valore familiare è totalmente annientato: l’isolamento dell’individuo comincia fin dalla più tenera età, tanto che i bambini vengono cresciuti in famiglie diverse, cosicché non possano considerare “casa” alcun luogo o sviluppare legami affettivi troppo intensi, tali da permettere a tali emozioni e sentimenti di compromettere il lavoro. Lo stesso senso di individualismo non è ammesso a Bejond: non esistono più pensiero critico o raziocinio del singolo. Tutto è conforme al sistema. Tutto è standardizzato e riconducibile al puro materialismo capitalistico.
Alessandro Massasso porta alla loro peggiore evoluzione tematiche e aspetti sociali del mondo moderno, tratteggiando una storia in cui essi vengono portati alla loro più atroce esasperazione. Il ritmo della narrazione è rapido, essenziale, scandito da capitoli brevi in cui si alternano due differenti punti di vista: quello del giovane lavoratore e quello del Dirigente, che vedono i loro crediti in salita o in discesa a seconda del loro comportamento. “La città tenace” è una lettura angosciante e claustrofobica, in grado di offrirci numerosi spunti di riflessione – molto spesso anche piuttosto scomodi – a più livelli di lettura.
La città tenace è un romanzo breve ambientato in un mondo distopico dove alla base di tutto c'è il lavoro.
Tutto ruota infatti attorno alla produzione: l'individuo che produce di più, aumentando il proprio CFC ossia un indice efficienza, conquista man mano il proprio posto nella città con promozioni e privilegi. [...] La scrittura scorrevole e fluida dell'autore permette la lettura del racconto in tempi brevissimi tanto che il lettore resta spiazzato "ma è già finito?". Il finale aperto lascia intendere che potrebbe esserci un altro racconto. [...] Sembra lontano il mondo distopico descritto dall'autore, ma ogni giorno che passa l'aumento del consumismo e dell'industrializzazione è sempre più costante e l'uomo diventa sempre più schiavo di questa macchina.
Estremizzare la società odierna, l’eccessiva industrializzazione del mondo, l’esasperazione del consumismo che terrorizza i lettori che prendono in mano questo volume. La scrittura dell’autore è precisa, angosciante, a tratti quasi claustrofobica. In una città dove il lavoro è l’unica cosa che conta, dove l’uomo è solo votato al lavoro e a nient’altro., dove perfino i figli vengono allontanati dalle “famiglie” sin dalla tenera età per plasmarli come atomi privi di amore e fondamenta familiare.