Più che racconti sono un romanzo smontato, perché l'ambientazione è la stessa, la cittadina di provincia con la sua piazza, il circolo culturale, il bar del biliardo, certi vicoletti e luoghi di ritrovo; e ricompaiono pure gli stessi personaggi, Pucci il protagonista, i compagni di scuola con il collega Bordigoni e la bella Veratti, i professori e tanti altri. E anche l'epoca è sempre quella del boom economico, primi anni Sessanta, con le tipiche figure, il prete e i comunisti, l'industriale che vuole far soldi e il sindaco corrotto, con relative consorti, speculazioni e truffe. Anche tanti elementi autobiografici trapelano; è l'adolescenza e la prima giovinezza di Celati che è messa in scena, come lui stesso dice, con le figure buffe ritornanti, le storie della sua famiglia, le storie scolastiche, le idiozie dell'adolescenza, i ritratti di provvisorie celebrità, le vacanze, la politica, il cattolicesimo, il sesso misterioso, il calcio, la morale. Ma è anche l'adolescenza che chiunque può riconoscere, con la sua comicità congenita, la malinconia soffusa, gli sbandamenti, quando si è solo dei pascolanti senza orientamento. I primi abbozzi dei racconti sono a partire dal 1986, quando Celati abitava e insegnava in Normandia, a Caen; lì nasce il nome del protagonista coi relativi colleghi d'avventura, forse suggeriti dalla vista delle mucche normanne al pascolo. Ma la stesura della maggior parte è successiva al 2000, con pubblicazioni parziali poi ampiamente rielaborate. Per la prima raccolta di tre racconti (Vite di pascolanti, Nottetempo 2006) ha avuto il premio Viareggio.
Gianni Celati (Sondrio, 1937) è stato uno scrittore, traduttore, anglista, critico letterario e documentarista italiano.
Nasce a Sondrio, dove si trova la famiglia a causa del lavoro del padre, usciere di banca spostato spesso di sede in sede a causa dei litigi con i suoi superiori. Il padre Antonio era originario di Bondeno, vicino a Ferrara, mentre la madre, Exenia Dolores Martelli, era nata a Sandolo, vicino al delta del Po. Celati passa l'infanzia e l'adolescenza in provincia di Ferrara. Laureatosi in letteratura inglese presso l'Università di Bologna scrive articoli per Marcatré, Lingua e stile, Il Verri, Il Caffè, Quindici, Sigma, ecc. oltre a pubblicare le prime traduzioni. Assume la cattedra di letteratura angloamericana del DAMS di Bologna e riprende anche l'attività critica e di studioso della letteratura europea. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Comiche, per Einaudi. Sempre da Einaudi escono i successivi Le avventure di Guizzardi (1972), La banda dei sospiri (1976) e Lunario del paradiso (1978), Torna alla narrativa nel 1985 con i trenta racconti di Narratori delle pianure che segnano anche il passaggio alla casa editrice Feltrinelli. In seguito vengono le Quattro novelle sulle apparenze (1987), dove alla precisione stilistica si accompagna una tematica della fiducia e del disincanto della società contemporanea, e Verso la foce (1989). Insegnato quindi all'Université de Caen e alla Brown University di Providence e per il resto della sua vita risiede a Brighton, in Inghilterra. Nel marzo 2013 Einaudi pubblica l'Ulisse di James Joyce in una nuova versione tradotta da Celati, frutto del lavoro di oltre sette anni e attesa già da diverso tempo. L'anno successivo si piazza terzo al Premio Chiara con la raccolta di racconti Selve d'amore. Nel 2016 esce presso la collana I Meridiani di Mondadori un'ampia raccolta di opere narrative dal titolo Romanzi, cronache e racconti, a cura di Marco Belpoliti e Nunzia Palmieri. Il 3 gennaio 2022 muore nella sua casa di Brighton, in Inghilterra, una settimana prima di compiere 85 anni.
Sotto il velo dell’ironia e del linguaggio trasognato, Celati smonta pezzo a pezzo il mito nostalgico della provincia. L’Italia del boom ricostruita nei suoi miasmi bigotti, meschini e pruriginosi.
In "Costumi degli italiani" ritroviamo la leggerezza e un po' dell'umorismo che caratterizzava "La Banda dei sospiri". Si tratta di una raccolta di racconti che hanno tutti la stessa ambientazione e lo stesso universo di personaggi. Ogni racconto si focalizza su uno di essi che poi ritorneranno con dei cameo in quelli successivi. Per cui alla fine si ha la sensazione si aver letto un romanzo unico. L'età è per lo più quella dei quindici anni e nella finzione c'è anche un po' di autobiografia. Incontriamo quindi il pluri bocciato Pucci il cui unico desiderio è quello di pascolare per le vie del borgo assieme ai suoi amici Bordignoni e Rinaldi. C'è poi chi cerca di trovare una via di uscita dalla mediocrità della vita di provincia come il giovane Zoffi che tenta di inculcare la filosofia di Platone nella testa dei pensionati che frequentano la tabaccheria di famiglia che è costretto a gestire dopo la morte del padre. O come il bancario Bacchini che attraverso la scrittura vuole forse trovare una via di uscita al fatto che nella vita siamo incanalati in determinati ruoli e situazioni che ci portiamo dietro fino alla morte. Ritorneremo di nuovo in casa Pucci focalizzandoci sulla figura materna costretta a scendere a compromessi con un Monsignore nella speranza di garantire un futuro al marito e al figlio e salvare la famiglia dal disastro economico. C'è poi l'io narrante celatiano che racconta, tra realtà e finzione, della sua famiglia. Queste e altre storie di varia umanità sono raccontate da Celati in questa bella raccolta di racconti con il solito umorismo un po' paradossale che lo caratterizza.