Guido è un bambino cresciuto a Roma in una classica famiglia degli anni '60, il decennio del boom economico grazie al quale l'Italia si lasciava definitivamente alle spalle le sofferenze del dopoguerra. Trascorre un'infanzia serena e felice, contrassegnata da due grandi passioni, la Lazio e la musica, che in quel periodo per lui significa soprattutto Beatles, Genesis e in seguito gli U2. La domenica si reca allo stadio insieme al suo papà e, ben presto, trova in Giorgio Chinaglia l'idolo che conquisterà per sempre il suo cuore. Vive la sua adolescenza in curva, come tanti ragazzi dell'epoca, quella dei cosiddetti "anni di piombo", dominati da grandi sconvolgimenti sociopolitici. Con il passare del tempo il giovane Guido decide di riversare il suo amore per la Lazio nella vita di tutti i giorni, percorrendo la strada del giornalismo: inizia così a collaborare con le principali emittenti radiotelevisive locali, fino alla fine degli anni '80, metaforica linea di demarcazione tra il giovane rampante e l'apprezzato professionista. Il libro raccoglie solo una parte di tanti appunti disordinati di viaggio che Guido vuole condividere con la gente laziale.
Un libro vero, di una persona che ci spiega cosa vuol dire (nel bene e nel male) mettere l'amore per la propria squadra sopra ogni altra cosa, e che soprattutto ci fa capire perché vale la pena continuare a farlo tutti i giorni.