Gli impianti per la realtà aumentata del colosso tecnologico Lotus sono un potente mezzo di controllo sociale: qualsiasi forma di imperfezione viene censurata, così come i problemi reali, le malattie e la morte stessa, in un'illusione collettiva di benessere artificiale.
Jala e altri ragazzi e ragazze con un passato difficile vengono contattati da uno sconosciuto di nome Sal, che si offre di portarli fuori dalla capitale per hackerare illegalmente gli impianti e permettere loro di vedere la realtà “1.1” senza Edit Lotus. Inizia un lungo viaggio di scoperta e formazione, di espiazione e di rivoluzione, che li porterà lontani da casa e da qualsiasi certezza sulla propria percezione del mondo.
Sara Boero (1985, Genova) ha esordito come autrice a 16 anni e non l'ha più piantata. "Lotus Blues" è il suo sesto romanzo, il primo esperimento di autopubblicazione e la prima incursione nella fantascienza distopica. È anche il suo primo gioco di scrittura coi tarocchi.
Un futuro possibile dominato da una realtà virtuale talmente immersiva da permettere di ignorare completamente la vera realtà, plasmando se stessi e ogni cosa a proprio piacimento: utopia o distopia? La risposta sembra scontata, ma per i personaggi di questo coinvolgente romanzo non lo è affatto. Non lo è per Andrea, che solo tramite la realtà virtuale riesce a costruirsi un'identità che la rispecchi veramente anche agli occhi degli altri. E non lo è per i genitori della nostra protagonista, che, sconfitti e svuotati, si aggrappano tenacemente all'illusione di una vita perfetta. Ma se le illusioni virtuali fossero strumenti di un regime totalitario, una bella bugia sarebbe comunque preferibile a un'orribile verità? (Ok, adesso sì che la risposta è scontata...)
Seguo Sara Boero dai tempi in cui booktube era un luogo fatato popolato da sparuti gruppi di ragazzi che condividevano le loro opinioni tramite video sgranati registrati nella loro cameretta a orari improbabili, e da allora sono cambiate molte cose, ma altre sono rimaste le stesse. Per esempio i gusti letterari di Sara sono una di quelle cose su cui fare affidamento; emergono anche in Lotus Blues, sottoforma di consigli di lettura non richiesti e riferimenti pop inaspettati (sbaglio o Battle Purple ha molto a che fare con Pokémon Go?). Ci sarebbe da dare cinque stelline al libro anche solo per questi suggerimenti letterari, ma c'è dell'altro...
Una cosa che ho apprezzato molto è la naturalezza con cui ci vengono proposti personaggi insoliti, lontani dai cliché ma perfettamente credibili, e soprattutto molto inclusivi. È stato bellissimo scoprire tanti personaggi non caucasici, non cis, non etero, non bidimensionali, che partecipano e smuovono la trama. È strano dover festeggiare una cosa del genere, sarebbe bello se tutto ciò fosse la normalità, ma, ahimè, libri come questo sono ancora un'eccezione. Quindi, in attesa di tempi migliori, faccio i più sinceri complimenti all'autrice!!
L'unica perplessità che ho avuto su questo libro riguarda i "colpi di scena". Le prime grosse rivelazioni shock erano abbastanza prevedibili, e sulle prime ho avuto paura che sarebbe stato tutto così fino alla fine, e invece poi mi sono dovuta ricredere. Mi sono ritrovata spiazzata in un più occasioni, e ciò fa sempre piacere. Quindi, anche su questo fronte, non ho nulla da aggiungere.
È un libro intenso, coinvolgente, veloce e scorrevole ma denso di avvenimenti. Mi è piaciuto tantissimo ma ho esaurito le frasi fatte con cui esprimere il mio apprezzamento, quindi basta così.
Letto tutto d’un fiato in un giorno solo. Libro scritto davvero bene, scorrevolissimo. Ho amato l’universo distopico creato dall’autrice, mi ha fatto pensare ad alcune puntate di Black Mirror che avevo amato. Consigliatissimo
Un romanzo ben scritto: i dialoghi e i bersonaggi sono credibili, la trama è intrigante, l'ambientazione distopica complessivamente funziona. Mi ha convinto. Considero l'uso della tecnica narrativa del sommario (me ne sono saltati agli occhi un paio per la loro estensione e collocazione nell'intreccio), in particolare quello finale, un'interruzione del "to show" a favore del "to tell", che, per i miei gusti, avrei preferito fosse evitato, anche se mi rendo conto che è utile a mantenere il ritmo e, soprattutto sul finale, a creare una sorta di routine che poi viene stravolta dal colpo di scena conclusivo. A proposito di quest'ultimo, devo dire che un qualche sospetto mi era venuto, dato che l'autrice aveva disseminato vari indizi ed è stata una conferma.
Siamo in un futuro non troppo lontano, in una imprecisata località che potrebbe benissimo trovarsi in Europa, se non addirittura in Italia.
Il mondo si può vedere solo attraverso sofisticati impianti di realtà aumentata prodotti dalla multinazionale Lotus. Tutto è bello, corretto in ogni dettaglio. Anche la propria immagine è editabile, per offrire agli altri una versione migliorata di noi stessi. Non ci sono malattie, non c'è decadenza e persino la morte sembra qualcosa di superabile.
Jala Andrea ed altri giovani accomunati da un doloroso passato vengono contattati da Sal, un uomo che propone loro un modo per sfuggire alla visione imposta dalla Lotus, che consentirebbe di tornare al modulo 1.1 ossia la realtà come è davvero.
Saranno pronti a questo passo? A quali conseguenze andrebbero incontro?
In questo libro c'è proprio tutto: umorismo, suspense e anche tanta umanità. Un racconto breve, godibile anche per chi di solito predilige altri generi letterari. Un libro che ci porta a riflessioni profonde sulla società odierna e le sue contraddizioni.
A Sandbox la tecnologia è diventata un problema: la gente è malnutrita, gli scarafaggi girano indisturbati nei locali, la muffa prolifera sui muri... ma nessuno se ne accorge. Perché nessuno vede la realtà, ma solo la realtà aumentata .
In questo periodo in cui si parla dei possibili risvolti catastrofici dell'AI, a Sandbox la soluzione viene trovata: è il decidere di scegliere, di diventare personaggi attivi nella propria storia, di togliersi i prosciutti dagli occhi (o i chip dai polsi).