"Prima delle piramidi" si offre come un contributo all'esplorazione di una terra (ancora e per molti versi) incognita. Lo schema seguito nella stesura del volume si articola in tre parti. La Parte I è un tentativo di ricostruzione dei grandi processi ed eventi che caratterizzarono la storia del popolamento umano del Sahara orientale fra gli ultimi millenni del Pleistocene e i primi dell'Olocene, con particolare riferimento al Neolitico egiziano. Le successive partizioni dell'opera illustrano la dinamica evolutiva della cultura predinastica altoegizia e gli sviluppi culturali maturati in Egitto anteriormente all'edificazione delle prime piramidi. L'esposizione muove dalla descrizione delle ultime società egualitarie e mette in rilievo, via via, la cultura materiale, la spiritualità, l'ideologia della morte, gli usi funerari, ma anche l'origine della complessità sociale, il dominio dei capi, il vasto intreccio dei rapporti esterni, l'emergere della monarchia, nonché il ruolo svolto da Scorpione II nella prima unificazione politica dell'Alto e del Basso Egitto, la disgregazione di quel regno, la ricomposizione politica delle Due Terre, e infine la nascita e il consolidamento dello Stato Faraonico.
Gli Egizi... prima degli Egizi. Per quanto strano possa sembrare, una delle civilta' piu' splendenti dell'antichita' e in qualche modo, mediaticamente piu' esposta, sembra essere spuntata dal nulla. Da un giorno con l'altro sembrano essere sbocciate nel deserto le piaramidi, i templi giganteschi, le opere idrauliche. Una cultura che sarebbe durata per piu' di tremila anni. Com'e' possibile? Tralasciando gli alieni e Atlantide (che pero' per alcuni sono la spiegazione), ecco che questo bel libro iperdocumentato e puntiglioso (a volte anche troppo) offre un'accurata panoramica di quello che fu la parabola culturale ed etnica che dal neolitico porto' alle prime dinastie regali. Le culture di Naqada, Nekhen, Tjeni furono straordinarie precorritrici del futuro stato faraonico. Nota negativa, purtoppo tristemente ricorrente nei lavori di autori italiani, l'assenza totale di cartine geografiche degne di questo nome e di un apparato iconografico non solo riempitivo.