Cari lettori,
questa sera vi parlerò di Come il mare di notte di Martina Boselli edito Words Edizioni.
Parto col dirvi che non è un romanzo tradizionale, né una raccolta di poesie; come l’ha definito la stessa scrittrice, questo libro è “un viaggio”, nel quale si alternano lettere indirizzate ad A. e a M..
A. è un lui identificato nella forma astratta: qualcuno che ha fatto parte della vita di tutti, che in realtà potrebbe essere anche una lei. Riflessioni di vita sparse, forse a tratti anche sconclusionate, come quelle che facciamo in metro con un paio di cuffiette e la nostra playlist Spotify preferita; di notte nel letto, quando riesci a fare di tutto fuorché dormire.
Quelle a M. sono lettere scritte a se stessi, cosa che ho apprezzato tantissimo, perché credo che occorra ricordare a noi stessi chi si è e il viaggio intrapreso per diventare la persona che si è oggi.
Riprendendo ciò che ha detto anche l’autrice, questo libro è un viaggio, ma anche uno schiaffo in pieno viso, capace di riportarti a galla sentimenti dimenticati o meglio nascosti.
Parla del viaggio di chi ha amato, di chi ce l’ha messa tutta regalando anche l’ultimo lembo di pelle rimasto, pur di donarlo a chi amava, fino a rimanere scoperta, senza protezione; di chi, nonostante sapesse, sia tornato indietro una, mille volte, andando a sbattere sempre contro lo stesso muro, con la speranza che, voltandosi, qualcosa fosse cambiato.
Ma alla fine ti accorgi che non cambia nulla, anzi ciò che cambia sei proprio tu.
Ti ho amato con tutti i se e i ma del caso e contro il caso.
Ti ho amato come non credevo di poter fare in questa mia vita.
Eppure l’ho fatto. Ho continuato a farlo anche se il cuore implorava di smetterla.
Ho continuato a farlo anche quando eravamo distanti,
così silenziosi, così estranei l’uno all’altro.
Io c’ero e ti volevo. Non te ne sei mai accorto?
Una dissezione anatomica di un cuore che ha sofferto, che soffre, e cerca di ripararsi dall’irrequietezza che nasce da mille domande poste, a se stesso e all’altro, che si riconducono sempre allo stesso interrogativo: “che cosa c’è che non va in me? Quale sarà mai il mio giusto tempo?”. Ed è stato anche il mio di viaggio, cominciato dal passato fino ad arrivare ad oggi.
Credo fermamente che ci sia un logica affascinante, ma anche un po’ perversa, nelle cose non vissute, nella possibilità che la nostra immaginazione ci doni nel pensare a quanti ricordi si sarebbero potuti collezionare. Invece, quei ricordi restano solo fantasie, frutto di una fervida immaginazione: l’immaginazione di chi ama, di chi soffre e vuole continuare a farlo, perché è meglio immergersi del tutto in un dolore piuttosto che viverlo a metà.
Ci ricorda che siamo vivi, respiriamo e malgrado tutto siamo ancora capaci di amare, siamo ancora capaci di sentire qualcosa: un battito perso, una lacrima che scende anche in solitudine, ma tutto sommato sei vivo e percepisci ogni cosa, riesci a trovare una sorta di conforto anche da questa consapevolezza.
Perché ci sono momenti della vita di tutti noi in cui vorremmo che le cose funzionino e che vadano come le avevamo programmate, o meglio come speravamo, sognavamo e che purtroppo non si avvereranno. Quando sarete capaci di guardare indietro, capirete perché non è successo: gli errori, le occasioni perdute, i fallimenti sono lì che ci guardano, ma soprattutto ci insegnano qualcosa se si è disposti a farlo.
A volte vieni reindirizzato a qualcos’altro, e che quest’altro sia meglio o peggio non ci è dato saperlo. Sono convinta che le cose succedano per motivi precisi, anche se all’inizio il motivo può non apparire chiaro, col senno di poi lo troveremo, lo troverai.
Vorremmo tutti essere la scelta di qualcuno,
ma quando non ti scelgono mai scegliti tu per prima.
Mi piace pensare che forse c’è un motivo anche dietro al fatto per cui fra tanti libri che ci propongono mi sia sentita attratta da questo.
Forse per ricordarmi del passato, del presente che sto vivendo e della speranza mista a paura che nutro verso il mio futuro o forse perché il mio consiglio, il mio invito a leggere questo libro, potrà spingere qualcuno a intraprendere questa lettura diversa dal solito; che sarà un bel ceffone in pieno viso e vi aiuterà a prendere coraggio e rinascere; che vi servirà a capire che soffrire va bene, provare dolore per qualcosa che è finito o che non è mai cominciato va bene, se alla fine tutto quello che accade sappiamo ricondurlo a noi stessi, l’unica persona su cui possiamo contare per sempre.
Nonostante tutto, vi auguro di trovare persone che sappiano scovare il dolore che si nasconde dietro il migliore dei vostri sorrisi; che sappiano capire, esattamente nell’istante in cui il loro sguardo si poggia su di voi, cosa si cela nel vostro più lungo dei silenzi e che sappiano vedere l’amore che si nasconde dietro la vostra rabbia.
Quelle persone che sanno esserci, anche quando tutto non è solo bello e luminoso, ma anche quando è tutto buio e sei così sopraffatto da non riuscirti a spiegare; quelle persone che ti fanno sentire amato nonostante tutto e nonostante tutti.
Inizia a pensare alle persone come un’opportunità di crescita.
Come una chiave che doveva aprire quella serratura dietro la quale si celava tutto un mondo. E quel mondo sei tu. Il mondo che avevi bisogno di scoprire, accarezzare, capire, coccolare, sei tu.
Dire che questo libro mi sia piaciuto sarebbe riduttivo, per questo vi rinnovo il mio invito a intraprendere questo piccolo e breve viaggio, nel quale troverete i pezzi di un cuore e avrete anche la possibilità di riempire pagine con la vostra storia.