Il web è il più grande apparato di registrazione che l’umanità abbia sinora sviluppato, e questo spiega l’importanza dei cambiamenti che ha prodotto. Basti pensare che sebbene più di un essere umano su due non possieda ancora un cellulare, il numero di dispositivi connessi è pari a 23 miliardi: più di tre volte la popolazione mondiale. Questa connessione, ogni giorno, produce un numero di oggetti socialmente rilevanti maggiore di quanto non ne producano tutte le fabbriche del mondo: una mole immane di atti, contatti, transazioni e tracce codificati in 2,5 quintilioni di byte. Il numero di segni disponibile per la manipolazione e la combinazione diviene incommensurabilmente più elevato che in qualunque cultura precedente, e questo cambia tutto. Ecco perché comprendere la vera natura del web è il primo passo verso la comprensione della rivoluzione in corso, che genera un nuovo mondo, un nuovo capitale, una nuova umanità: anzi una documanità. Alla radicale revisione e alla costruzione concettuale dei nostri modi di guardare alla tecnica, all’umanità, al capitale è dedicato il nuovo e definitivo libro di Maurizio Ferraris, uno dei più influenti e originali filosofi contemporanei.
Maurizio Ferraris (Torino, 1956) è un filosofo e accademico italiano. Dal 1995 è professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (dal 2012 "Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione") dell'Università degli Studi di Torino. Ha studiato a Torino, Parigi (prendendo un diploma d'études approfondies con Jacques Derrida alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales), all'Università di Heidelberg e insegnato in importanti università europee. Dirige la Rivista di Estetica ed è nel comitato direttivo di Critique, del Círculo Hermenéutico editorial e di aut aut. Dal 1989 al 2010 ha collaborato al supplemento culturale de Il Sole 24 ORE; dal 2010 scrive per le pagine culturali de la Repubblica. È inoltre editorialista per la Neue Zürcher Zeitung. Dopo aver scritto e condotto Zettel - Filosofia in movimento per Rai Cultura, dal 2015 conduce Lo Stato dell'Arte su Rai 5, dedicato all'approfondimento di temi d'attualità, politica e cultura.
Saggio molto interessante e stimolante su ruolo, struttura, funzioni e obiettivi del web nella storia, nell’economia e nella visione filosofica dell’essere umano, compendiando economia, antropologia, ontologia ed epistemologia. Con proposta politica pragmatica e riformista.
Se non si è convinti delle teorie sul ”capitalismo della sorveglianza” (per cui tutto quel che gratis ci viene dalla rete è finalizzato a renderci schiavi spiati per fini oscuri di controllo orwelliano) qui c’è una teoria alternativa semplice e convincente riassumibile nell’antico adagio clintoniano “it’s economy, stupid!”. Riassumo in un titolo solo per incuriosire: la produzione di documenti come sistema di produzione di valore.
Libro anti-complottista, anti-vittimistico, anti-conformista, anti-catastrofista e culturalmente, prima ancora che politicamente, riformista e propositivo. Utilissimo per chi vuol capire perché e come il web sia diventato il principale sistema di produzione del capitalismo contemporaneo. E di come sia il prodotto conseguente della storia biologica e sociale dell’uomo, cioè di una delle specie animali che nascono nella condizione di maggiore dipendenza (non è vero per niente che nasciamo liberi) debolezza e fragilità.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, lettura tutt’altro che mattonesca. Linguaggio spigliato, gusto della battuta di spirito, capacità di suggestionare il lettore. Ad alimentare il tutto, radici colte antiche e solide. Molte cose si possono non condividere (la parte sulla teleologia per esempio non mi ha convinto per niente), ma l’impianto sistemico e la proposta (non originale, ma meglio strutturata e argomentata che in altri libri sul tema) sono intelligenti e aprono la mente su una componente della vita umana che è diventata centrale e sarà sempre più importante per tutti, che lo si accetti o no.
"Il realismo ontologico è l'unica prospettiva con cui è plausibile porsi l'obiettivo di conoscere davvero il reale e allora trasformarlo, non rimane un accademismo spicciolo" / " non esistono più le classi, siamo solo consumatori, non c'è più sfruttamento" facendo un po' di cherry picking tra le sue tesi ma questa era insostenibile e palesemente falsa secondo i miei schemi interpretativi (per citarlo) e quelli di una pletora di studios* molto meno parolier* di Ferraris, che oltre a non essere chiaro espositivamente (pur veicolando ragionamenti e tesi anche parecchio semplici, al limite dell'ovvio e del buon senso condiviso) costruisce un'ontologia dei burocrati che non ha nulla di rivoluzionario come crede lui
Extens i aprofundit estudi sobre una filosofia del món nou. El món de la connectivitat que produeix una quantitat d'objectes socialment rellevants superior a la que produeixen totes les fàbriques del món: dades, contactes, transaccions, petjades. Comprendre la naturalesa de la web és començar a entendre la revolució documedial, una nova forma de mirar la tècnica, la humanitat i el capital. Més recomanacions de lectures d'interès al blog «Mirades»: https://agorafrancesc.wordpress.com/l...