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Il Dio sensibile. Saggio sul panteismo

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« Che cos’è il panteismo? Una nozione oscura e vaga, che afferma la contraddittoria unità di dio e del mondo e che ci è nota essenzialmente attraverso l’implacabile critica dei teologi, o qualcosa che dobbiamo ancora pensare nella sua verità? Il grande merito di questo “saggio sul panteismo” è di formulare da capo con sobrietà e chiarezza le condizioni che lo rendono pensabile. Una lettura attenta e, insieme, serrata delle sue folgoranti apparizioni nella storia del pensiero, da Davide di Dinant a Giordano Bruno, da Avicebron a Spinoza, da Scoto Eriugena a Campanella mostra che il panteismo non è una dottrina su Dio, ma il tentativo di pensare l’identità di mente e materia ; non è una tesi sull’identità fra un Dio ubiquo e senza luogo e i luoghi del è, piuttosto, il tentativo di pensare l’aver luogo di ogni cosa in Dio e, insieme, il farsi sensibile di Dio in ogni cosa.
Il panteismo è, allora, la revoca di tutti dualismi (sensibile/intelligibile, materia/ forma, essere/pensiero, soggetto/oggetto, causa/effetto, ma sacro/profano, bene/ male) su cui la cultura occidentale ha fondato la sua inaudita potenza e, insieme – com’è oggi più che mai evidente – il suo rovinoso fallimento. In questo senso il panteismo non è una è la filosofia, insieme prima e ultima, una sorta di filo rosso che traversa tutta la trama del pensiero e non può esserne tolto senza che tutto il tessuto – il testo – si laceri. E il lettore che avrà seguito l’acrobatica, puntigliosa argomentazione di Dattilo vedrà alla fine apparire limpidamente davanti al suo sguardo quel dio sensibile, che non è altro che la vita – unica, amorosa e incandescente – della mente e della materia». Giorgio Agamben

«David di Dinant aveva affermato in un breve frammento… l’identità sensibile di mente e materia, e a questa identità incandescente, al suo aprirsi in un evento e in un’esperienza del mondo, egli aveva dato il Dio. A partire da ciò, dal fatto che la più estrema e famigerata tesi panteistica – dunque forse la più estrema tesi mai affermata sulla natura di Dio – è stata formulata come un’affermazione dell’identità di mente e materia, sarà forse possibile porre nuovamente la questione del panteismo».

384 pages, Paperback

Published January 1, 2021

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Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books58 followers
June 14, 2021
Una recensione in due momenti:

Se il Dio dell'autore di questo libro è un dio sensibile, io, lettore ignorante ma abbastanza "sensibile", nel senso di aver cercato in questo libro di comprendere il "senso" del mio essere, sono rimasto piuttosto spiazzato. Intendiamoci, non sono un filosofo, un intellettuale, un accademico, sono soltanto uno che ha saputo di questo libro leggendo una recensione su un sito che si definisce non solo "intellettuale" ma anche "dissidente". Se ne parlava bene e mi sono deciso a leggerlo. Quello che ho capito posso riassumerlo in una frase che mi ha scioccato e che sono sicuro sciocchera' anche chi mi legge: il Dio di cui parla l'autore di questo libro è tanto sensibile che lo si può trovare anche in me. Sono nato e cresciuto a poca distanza dal paese dove nacque qualche secolo fa Giordano Bruno. Anche lui mi pare che manifestasse idee panteiste, una "sensibilità" condivisa quindi di cui mi onoro. Dio mio, tu che sei tanto "sensibile" fa che io non faccia la fine di Giordano ... Non crediate, però, che dicendo questo voglio stroncare questo libro e chi l'ha scritto. Del resto cosa ci si può aspettare da un lettore ignorante come me che cerca soltanto di capire il "senso" del suo essere uomo, tanto "sensibile" da sperare di capire qualcosa che gli sfugge. Confesso, a lettura ultimata, che mi sono perso nell'infinita sensibilità di questo Dio tanto "panteista" quanto "invisibile".
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Lo ammetto subito: un libro difficile, per gli addetti ai lavori. Non faccio parte di questa compagnia di belle menti: filosofi, letterati, scienziati, teologi, credenti e miscredenti. Sono soltanto uno qualunque che si pone sempre le semplici 5 domande sulle quali poggia l'uno e il tutto: "chi-cosa-quando-dove-perchè". Non trovo le risposte che mi soddisfano e sono certo che non le troverò mai finchè sono in vita. Dovrei consultare anche tutta quella sterminata bibliografia che l'autore Emanuele Dattilo ha posto alla fine di ogni capitolo. Impossibile farlo, lascio il piacere a chi fresco di studi, anni e tempo avrà abbastanza sensibilità per farlo. I tag che ho assegnato al libro mi bastano per dire che le domande che mi sono sempre posto sull' "uno e il tutto" sono aumentate con la lettura del libro che mi conferma il fascino del mistero della natura e dell'essere. Per aiutarmi a capire il libro mi sono letto diverse recensioni in rete. Una in particolare mi ha colpito che ho trovato su "fatamorgana.web". Da questo scritto riporto una definizione di Kafka del panteismo. La faccio mia e mi accontento. L'autore scrive:

"Il panteismo è (forse innanzitutto) un’etica, la troviamo nelle pieghe di un testo, quello di Kafka, che quasi mai è stato annoverato tra quelli propri della tradizione panteistica. «In teoria – si dice in un magnifico aforisma kafkiano – vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo» (ivi, p. 222). «Credere» – spiega Dattilo a commento di questa formula non significa sperare che qualcosa si compia, che il desiderio si realizzi. Sperare vuol dire tentare di raggiungere, tendere all’indistruttibile per afferrarlo e dargli un luogo. Ma l’indistruttibile è, innanzitutto, incostruibile. Può essere distrutto, infatti, solo ciò che è costruito. Non aspirare a raggiungerlo perché esso non può essere raggiunto, non può mai essere un obiettivo, e la stessa raffigurazione delle cose come fine e come risultato può allontanarcene. Non è neanche, in realtà, dentro di noi, ma siamo noi, piuttosto, a essere dentro l’indistruttibile. […] Questo indistruttibile, la cui fede rappresenta la possibilità perfetta di felicità [e perciò è la condizione di un’etica], è descritto infine da Kafka attraverso le stesse aporie panteistiche dell’Uno-Tutto, di qualcosa che è ognuno […] e che, insieme, è comune a tutti: “L’indistruttibile è uno; ogni singolo uomo lo è e al tempo stesso è comune a tutti, da qui il legame fra gli uomini, indissolubile come nessun altro” (ivi, pp. 222-223).
Per questo infine il panteismo non è solo un’ontologia anti-teologica e un’etica senza morale, ma anche una politica dell’immanenza contro ogni utopia." (fatamorganaweb.it)
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