Emiliano Bardanzellu, nato a Cagliari il 10 aprile 1974, è detenuto nella casa di reclusione ad Is Arenas dove sta scontando la pena per aver ucciso a sangue freddo con un'unica coltellata sua moglie Margherita. Il movente? Emiliano non lo sa, perchè quel maledetto minuto nel quale ha conficcato la lama di un coltello da cucina tra le scapole della moglie non se lo ricorda, è scomparso, si è volatilizzato dalla sua mente. L'unico barlume di memoria riguarda una bottiglia di plastica che Margherita aveva schiacciato poco prima sul tavolo della cucina, un rumore di quelli fastidiosi, che ti entrano nel cervello e fanno scattare qualcosa. E così, dopo numerose perizie psichiatriche ed un equo processo, è stato condannato a 15 anni di reclusione, anni in cui lui ha avuto un'ottima condotta, un detenuto esemplare, e per questo premiato con uno sconto della pena di circa 4 anni. Suo figlio Umbertino, appena nato all'epoca del fattaccio, è stato affidato alle cure degli zii e la prospettiva di una vita fuori dal carcere, da solo, senza la famiglia che aveva costruito e poi inesorabilmente distrutto, non è così allettante, eppure Emiliano non sembra soffrire di depressione nè pentirsi per ciò che ha fatto. Davvero non ricorda cosa è successo? o il black out nasconde qualcos'altro? Cosa distingue le persone dall'essere assassini o semplicemente l'aver ucciso una persona?
Il romanzo è molto breve e si svolge interamente nel carcere: Emiliano si racconta durante gli anni di prigionia per mezzo anche delle amicizie che ha costruito con altri detenuti e il suo flusso di pensieri. È un personaggio che non sai se odiare o compatire, anche se nel finale prendi definitivamente una decisione in merito. La scrittura è scorrevole ma non ho trovato un reale svolgimento della trama, una storia che ti faccia appassionare e di cui vuoi saperne l'epilogo.
3 stelle
⭐️⭐️⭐️