Il filo rosso del destino, nessuno sfugge a questa leggenda: legato al mignolo della mano sinistra fin dalla nascita, unisce indissolubilmente due anime gemelle. Non esistono limiti, siano questi temporali o spaziali, nulla è in grado di separare i due amanti. È invisibile, infinito, indistruttibile, in grado di aggrovigliarsi e rendere il percorso intricato e complesso.Un ragazzo privo di ricordi, di un’identità e di una storia si risveglia all’improvviso in un corpo che non è il suo, senza sapere dove sia finito e chi fosse in passato.L’unica soluzione per ritornare alla sua vita originaria è quella di passare da un corpo all’altro, vivendo sei vite diverse che, all’apparenza, non hanno nulla in comune l’una con l’altra. Ben presto, però, si rende conto che ciò che sta vivendo non è un caso, bensì un segno: qualcosa di quelle persone lo lega alla sua vita caduta negli abissi della memoria.Si tratta di un filo, ma non di un filo rosso.Anch’esso è invisibile, indistruttibile e aggrovigliato, ma è il colore a distinguerlo: è un filo nero.É il filo della morte.
Il filo nero di Martina Dugaro è un'opera complessa che si presenta come un thriller psicologico. Del protagonista sappiamo solo che sta facendo una confessione apparentemente delirante a una psichiatra della quale palesemente non si fida (sentimento reciproco tra paziente e specialista, fra le altre cose, che già non lasciava presagire nulla di buono), presentandoci tutte le vite che ha vissuto e strappato ai suoi "ospiti", nelle cui menti si insinua provando il dolore lacerante che caratterizza ciascuno di loro.
I lati positivi del romanzo sono sicuramente la scorrevolezza e alcune riflessioni stimolanti sull'amore e sulla sofferenza umana, unite a un "cerchio che si chiude" che sicuramente non lascia nulla al caso. Apprezzabile anche il riuscire a coinvolgere il lettore, che resta in attesa di scoprire la verità.
Ciò che, purtroppo, non mi ha permesso di apprezzare come avrei voluto questo romanzo è una scarsa attenzione alla lingua italiana, elemento sul quale io non transigo ("pretendere" utilizzato all'inglese per dire "far finta" - più volte nel corso del testo -, un mal di testa definito "puntiglioso", una maglietta "immersa di sangue", "come un fiore che viene trascinato dalla corrente impetuosa di un fiume e che tenta di combattere per sopravvivere, per poi prevalere e attanagliare le sue radici nel cervello", "sbuffai una risatina sarcastica" per tradurre un "to scoff": non so in che altro modo porla e non voglio indorare la pillola o risultare maleducata ma tutte queste imprecisioni suonano davvero male e/o non hanno alcun significato in italiano. Unite a una sintassi piuttosto elementare ma che si sforza di puntare in alto, fanno sembrare lo stile molto artificioso). Ho poi riscontrato una discrepanza fra ! SPOILER ! il suicidio di Ellen e il suo assassinio per mano del protagonista: nel primo caso viene riportato che Ellen si taglia le vene dei polsi, nel secondo che le viene recisa la gola. Inoltre, complice forse la giovanissima età della scrittrice, il libro manca della profondità necessaria a trattare alcuni dei delicatissimi temi che abbozza (l'alcolismo, l'abuso di sostanze stupefacenti primi fra tutti, ho notato invece un'attenzione maggiore alla depressione, segno che è qualcosa che Martina ha particolarmente a cuore) e che toccherebbe nel modo corretto se non li approssimasse soltanto. Comprendo le difficoltà che l'autrice possa aver incontrato durante la stesura di questo romanzo, che rimane comunque un buon tentativo di approccio al genere del thriller psicologico (stiamo pur sempre parlando di poco più di 200 pagine e non 1000, ecco), il quale non è assolutamente facile da strutturare e dirigere. A mio parere c'era bisogno di un maggiore studio e approfondimento a priori: sarei molto curiosa di leggere questo libro tra una decina d'anni in una versione rivista e migliorata, perché un buon punto di partenza c'è già. Chissà, magari anche per l'autrice potrebbe essere illuminante comparare le due opere.
Le potenzialità dell'autrice, fra le altre cose davvero gentilissima, ci sono tutte e so che prenderà la mia non come una stroncatura (perché, di fatto, non la considero tale nemmeno io), ma come uno stimolo per migliorarsi e avanzare nella sua carriera, per la quale le auguro tutto il meglio.
Un labirinto, diverse vite e un solo comune denominatore...almeno così sembrerebbe. Un ragazzo si risveglia in un ospedale psichiatrico e racconta una storia alla psicologa della struttura: si trova imprigionato in un labirinto, ogni volta interpretando un personaggio diverso e per passare al livello successivo, fino al risveglio della realtà, deve aiutare la persona in cui si trova ospite. Un po' come i vari livelli di un videogioco. E così vive la vita della giovane e solitaria Emma, della madre con depressione post partum, Ellen. E poi Benjamin, distrutto da una perdita che non riesce a superare; Genevieve, un'anziana signora ed Evelyn, piena di problemi e timori. Tante esistenze apparentemente disconnesse tra loro, eppure legate da un unico elemento, un filo nero appunto, che guida il viaggio del nostro protagonista Justin. In alcuni casi si troverà a essere subito protagonista e libero di agire, in altri sarà un semplice spettatore. Anche per anni. Cosa accadrà alla fine del labirinto? Cosa troverà? Questo dovrete scoprirlo solo leggendo, e soprattutto, con attenzione... È una storia originale, che tiene col fiato sospeso e con quella giusta curiosità di sapere come andrà a finire. I capitoli sono scorrevoli, infatti è una lettura che ho terminato in brevissimo tempo, con uno stile che coinvolge. I temi trattati sono molteplici: dalla solitudine alla violenza psicologica e fisica. Dall'amicizia ai rapporti familiari, visti in situazioni opposte; dalla depressione, al lutto, all'odio verso se stessi e gli altri, al tradimento, ai rimorsi. C'è il ricordo nostalgico di un amore vissuto fino alle fine e i timori di una ragazza che si ritrova in una famiglia che non esiste più. La storia che mi ha colpito maggiormente è quella di Ellen, una donna che non riesce a essere madre come vorrebbe, che cade, si perde, viene lasciata da sola eppure non si arrende. Lei lavora su se stessa, cerca di rialzarsi e di rinsaldare i legami disfatti. Perché non è l'unica responsabile di ciò che è accaduto, eppure nessuno l'ha aiutata, nessuno l'ha vista diversamente da una minaccia da allontanare. In questa parte si coglie tutta la sofferenza e anche il rifiuto ricevuti.
Lo consiglio a: A chi ama le trame avvincenti, che fanno riflettere e pensare. A chi si pone delle domande sulla vita, a chi ama "investigare".
Vi consiglio di concentrarvi sui dettagli, perché nulla è come sembra.
Con un ritmo decisamente incalzante e scorrevole, l'autrice regala un thriller psicologico estremamente coinvolgente! Sarebbe magnifico vedere questa storia diventare un film! Consigliato!
'Vite, una dopo l'altra, vite non mie. Stento a crederci io, figuriamoci loro che cercano di mettermi in testa una versione coerente che non può esistere, che provano a darmi una spiegazione logica ignari di non essere altro che pedine in un labirinto dal quale non so uscire.'
Devo dire che non mi aspettavo davvero che il libro fosse così, che prendesse una piega del tutto inaspettata, trasformandosi in un thriller psicologico davvero ben fatto. Per me questo è il secondo libro che leggo di @martinadugaro_ che ringrazio ancora una volta per avermi inviato anche questo suo romanzo; il suo primo libro si chiama 'Dietro ai miei occhi' (potete trovare la recensione anche di quello), un libro che mi è piaciuto molto, che tratta di tematiche importanti e che mi ha fatto riflettere.
Il Filo Nero, rispetto al primo libro di Martina, l'ho trovato davvero molto più maturo, si vede la crescita della sua scrittura; questo suo modo di scrivere l'ho apprezzato ancora di più. Scorrevole, semplice, ma al tempo stesso ben costruito. Si è davvero superata.
La storia viene suddivisa in sei racconti tutti collegati tra di loro da un unico narratore. Il nostro protagonista è un ragazzo che si sveglia in un ospedale psichiatrico in un corpo che crede non essere il suo. Parlando con la psichiatra inizia a raccontare tutto quello che ricorda e che sa: sta passando da un corpo all'altro vivendo le vite di altre persone, precisamente sei persone, e non sa come uscirne, proprio come in un labirinto. Justin, così crede di chiamarsi, racconta di essersi svegliato più volte nel corpo di altre persone, nel corpo di Emma, Ellen, Benjamin, Genevieve, Evelyn ed infine in quello di Justin, che ancora una volta non sente di essere il suo. Racconterà tutte le cinque esperienze vissute nel corpo di queste persone, fino ad arrivare a questa sesta, la vita di Justin ; ma non solo, spiegherà inoltre anche il modo in cui riusciva ad uscire da un corpo per passare ad un altro (anche se involontariamente quest'ultima cosa), e l'unico modo era uccidersi, far terminare la vita di Emma, Ellen, Benjamin, Genevieve ed Evelyn.
Leggendo questa storia all'inizio ero abbastanza confusa, non riuscivo a capire il collegamento tra le sei storie, non riuscivo a capire come fosse possibile che questo ragazzo passasse da un corpo all'altro. Ma andando avanti, leggendo ogni singola storia ed arrivando all'ultima tutto ha acquistato un senso. Ogni storia era collegata ma soprattutto ogni protagonista di quelle storie, era collegato. Ed infine Justin, che non è nemmeno quello il suo nome, si rivela essere colui che non avrei mai immaginato all'inizio. E' stato davvero inaspettato.
Non posso dire molto, altrimenti vi spoilererei praticamente il finale, ma credetemi quando dico che questa storia è davvero avvincente ed originale. La scrittrice, proprio come nel primo libro, tratta di tematiche importanti e forti. Per chi è appassionato di thriller non posso davvero che consigliarvi di leggerlo perché vi prenderà tantissimo, tra l'altro scorre davvero velocemente, infatti ci ho messo pochissimo a leggerlo.
Quindi niente, davvero super consigliato ed ancora complimenti alla scrittrice!
Non è la prima volta che leggo un libro di Martina Dugaro, infatti potete trovare nel blog la recensione del suo libro “Dietro ai miei occhi”, quindi più o meno conosco il suo stile. Questa volta però sono rimasta davvero sorpresa, perché ho in parte ritrovato la familiarità della sua narrazione, ma allo stesso tempo mi è sembrata anche nuova. La storia di cui ci parla è in realtà un insieme di sei storie diverse che però solo collegate da un unico narratore, colui che si ritrova a vivere quelle vite, che in qualche modo si risveglia nel corpo di questi sconosciuti con cui però trova sempre un qualcosa di familiare, come se fosse legato a loro. Sin dal primo momento, specialmente per chi ama questo genere di romanzi psicologici, vi ritroverete catturati da questa narrazione, da questa moltitudine di vite che vi sfilano davanti, cercherete di mettere insieme i pezzi, frammenti di racconto, dettagli che vi sembrano essenziali. Poi arriverete alla fine e capirete di esservi sbagliati, di non aver compreso nulla, perché l’autrice vi sbalordirà con il suo finale e vi farà restare sorpresi e un po’ a bocca aperta, o almeno questo è quello che è successo con me. Quando ho iniziato a leggere questo libro me la sono presa con calma per evitare di farmi sfuggire dei dettagli, poi a un certo punto non sono riuscita a frenare la lettura e in un giorno l’ho terminato, questo perché sentivo il bisogno di sapere come andava a finire, cosa stava succedendo, chi erano quelle persone e perché c’era quella voce narrante che si ritrovava a vivere storie diverse. L’autrice se la prende con calma e si diverte a farvi venire mille interrogativi, ti ritrovi a fare mille congetture e ad avere domande in sospeso a cui volete rispondere in qualche modo.
La storia che Martina Dugaro ha elaborato è una storia complessa, fatta di una moltitudine di vite che si intrecciano tra di loro senza apparente motivo ma che alla fine avrà un senso, è un insieme di emozioni diverse, di destini legati da un qualcosa di oscuro e finirete per legarvi anche voi a ognuno di loro. Per tutta la narrazione percepirete che c’è qualcosa che non va, come se avvertiste il presagio che si nasconde dietro l’angolo, perché questa è una storia che di bello ha ben poco, la morte è un’ombra scura che si proietta pagina dopo pagina allungandosi sempre di più. L’autrice contrappone alla storia del filo rosso quella del filo nero, da cui il libro prende il titolo, se la prima lega due anime gemelle, la sua lega destini che non avrebbero dovuto incontrarsi mai. Questa contrapposizione narrativa mi è piaciuta davvero molto, perché ancora una volta l’autrice ha scelto di mostrare l’altra faccia delle emozioni, quelle più oscure, quelle più pericolose, quelle più buie. Martina Dugaro ci parla della morte nella sua accezione più tetra, i dialoghi sono pochi rispetto alla parte descrittiva che è molto più ampia, lasciando spazio al dispiegarsi di emozioni diverse, sentimenti di chi narra e di quei personaggi di cui prende possesso. È con il senno di poi che ci si rende conto della profondità di certi pensieri ed è sempre alla fine che si capisce come quegli aspetti che ci sembravano più confusi avevano in realtà un significato ben preciso. Parlarvi di questo libro senza fare spoiler è davvero difficile, quello che io posso dirvi è che secondo me è un prodotto ben riuscito. In questo libro ho ritrovato una Martina più matura nel suo stile, più brava nell’approfondire la psicologia dei suoi personaggi, capace di scavare nell’animo e di confondere con la sua narrazione, abile nel coinvolgere il lettore senza però farlo sentire troppo a casa, perché ti ricorda costantemente che non stai leggendo una storia a lieto fine. La nostra voce narrante è un personaggio contraddittorio, per gran parte della narrazione mi sono sentita molto vicina a lui, ero dalla sua parte, cercavo di capirlo e di accogliere le sue parole, poi ti confondeva a tratti e poi comunque ti arrivava al cuore. Non dico altro perché solo leggendo potrete capire.
Sono contenta di aver letto questo libro perché è una storia molto bella, ben strutturata, originale, interessante e Martina Dugaro è stata in grado di scriverla al meglio ed è proprio perché ho letto il suo libro precedente che mi sento di dire che ha fatto un bel passo avanti, migliorando il suo stile, rendendolo più maturo, capace di soffermarsi di più nella sua narrazione. Mi sono sentita coinvolta passo dopo passo, sono riuscita a percepire il dolore di certi momenti, la freddezza di certe sensazioni, la fine - che a mio parere è la parte più bella - ti arriva dentro scavando un buco di emozioni diverse, lasciandoti un po' l'amaro in bocca, confuso e combattuto su cosa è giusto provare e cosa no. Solo per questo già merita, perché un libro deve essere in grado di smuoverti un po' dentro, ma poi come vi ho già detto sono tanti piccoli elementi che rendono bella questa storia. Consiglio questa lettura perché vi rapirà dopo pochissime pagine e vi stupirà, sono rimasta davvero molto sorpresa e non mi capita spesso, quindi lasciatevi coinvolgere dalla trama che, fidatevi, è solo un minimo accenno rispetto a quello che troverete davanti!
Avevo già avuto modo di leggere qualcosa di Martina, ero già rimasta piacevolmente sorpresa dalla penna già abbastanza matura in "Dietro ai miei occhi". "il filo nero" mi ha sconvolta, in positivo, ovviamente. Mi sono ritrovata catapultata in sei diverse storie, tutte legate da un filo... sono arrivata alla fine carica di aspettative, di certezze che l'autrice è stata in grado di distruggere.
Il finale a mio parere è uno dei più belli letti quest'anno, sono rimasta così sbalordita da aver voglia di rileggerlo immediatamente. Ho provato a testare una mia teoria, quella di leggere le diverse storie non seguendo l'ordine dell'autrice, perché direte voi... per il semplice fatto di constatare che il finale a prescindere sarebbe rimasto quello, non sarebbe variato in alcun modo. E' una mia abitudine quando leggo questo genere di storia.
A ogni modo, torniamo a noi. A mio parere questo libro è anche un po' ispirato dai video games, poiché un ragazzo che si risveglia in un ospedale psichiatrico e che si trova imprigionato in un labirinto, interpretando ogni volta un diverso personaggio, deve superare degli ostacoli per andare avanti. Mi ha fatto un po' pensare ai videogiochi, ed è stato un altro punto a favore, seppur, forse involontario.
Un libro più bello e intenso di questo non si può trovare da nessuna parte. Mi sono commossa ogni due per tre. Ogni vita aveva il suo perché, alla fine. Non capivo come fosse possibile tutto ciò... Ma poi sono arrivata alla fine del libro. E ho capito tutto. Finale davvero inaspettato, non mi sarei mai immaginata una cosa del genere! Però fantastico e che ci stava un sacco con la storia. Nulla da dire, solo tanti complimenti da fare a Martina. Romanzo a base psicologico che mi è piaciuto tantissimo. Era fuori dalla mia confort zone ma ha totalmente soddisfatto le mie aspettative. Scorrevole e non troppo lungo, scritto molto bene e lessico ampio. Non ho trovato alcun errore di ortografia e ne sono felice! Ancora complimenti a Martina per il capolavoro che è riuscita a scrivere.
Ho AMATO questo libro. Certo ci sta da dire che non è una lettura leggera (nonostante non sia un mattonazzo) né per tutti, perché gli argomenti toccati durante la trama sono belli pesanti e difficili da digerire. Basti già solo pensare che il filo nero del titolo è il filo della morte, e che subito ci è chiaro che il protagonista narrante si trova da una psichiatra.
Emma, Ellen, Benjamin, Genevieve, Evelyn, Justin: queste sono tutte le vite che il protagonista ci dice di aver vissuto per colpa del "labirinto" nel quale si trova e dal quale vuole uscire per poter tornare in sé. Racconta esperienze e vite e problematiche di ogni identità che menziona e noi ci ritroviamo immersi in storie tutte differenti ma ognuna con in comune il dolore (una sofferenza causata e generata sempre da situazioni e persone ed esperienze differenti).
Devo ammettere che alla terza "vita" del protagonista ho cominciato a notare dei piccoli particolari qua e là, che non me la dicevano giusta. E da lì non sono praticamente più riuscita a staccarmi dalla lettura, tanto ero presa da tutta la vicenda e curiosa di sapere se i miei sospetti fossero o meno fondati. Beh, diciamo che in un certo senso lo erano ma non avevo capito tutto con precisione. Ciò mi porta a dire che il finale, nonostante la mia giusta intuizione, mi ha comunque sorpresa con qualche particolare inaspettato.
Ho trovato la scrittura intensa ma scorrevole, mai pesante né noiosa e/o ripetitiva. Lo stile è semplice ma non banale, il testo è corretto e non presenta errori di nessuna sorta.
Inoltre io lodo sempre i libri in cui si parla di argomenti tosti ma estremamente realistici e facenti (purtroppo) parte della nostra realtà attuale; argomenti come bullismo, amore tossico / violento / ossessivo, depressione post-partum, dipendenza da sostanze, suicidio, lutto, alcolismo, omicidi. Certo, non è facile affrontarli, ma trovo sia giusto farlo (con le dovute accortezze e non in maniera raffazzonata) perché di certe problematiche è doveroso parlare e a esse è bene dare il giusto rilievo e l'importanza necessaria per non prenderle sottogamba quando poi le vediamo / sentiamo nella quotidianità che ci circonda.
"Il cervello, alle volte, può essere un’arma a doppio taglio: la nostra capacità di riflettere e di migliorarci con l’analisi interiore può anche portare all’annientamento di se stessi. Quando si cade in una spirale di pensieri masochisti non se ne può più uscire, non nel momento in cui sono dentro di te. La tua stessa voce, quella della coscienza, ti critica, distrugge, riduce a brandelli."
Questo romanzo mi ha sconvolto al punto da averlo acquistato subito in formato cartaceo, per contribuire in una minima parte al successo di questa giovane autrice dal grandissimo talento. Se avete visto “The OA” su Netflix, troverete forse qualche somiglianza con il “salto” tra le vite, i corpi e il tempo. Ho letto veramente pochi romanzi con trame così studiate ed elaborate, connesse, dettagliate e accurate; sicuramente “Il filo nero” è un lavoro impegnativo e originale, diverso, immersivo e trascinante. L’autrice è riuscita a indagare a fondo nella mente umana, nella psiche di una persona affetta da una malattia mentale, da una sorta di negazione delle azioni che compie e delle parole che dice. Il nostro protagonista ha un velo davanti, vive in una specie di bolla in cui nulla lo tocca, nonostante riesca a percepire vividamente le emozioni e le sensazioni che le vite che occupa esprimono.
"Niente luce, nessun suono: il silenzio era il miglior masochismo per sentire meglio i pensieri velenosi nella sua mente. "
In un intricato e intenso scambio di vite, il protagonista scava a fondo per scoprire più che può delle famiglie delle vite che impersonifica, in cui a volte è protagonista, altre è semplice spettatore. Non sa se il suicidio alla fine di ogni vita sia definitivo o solo transitorio come lui, non sa se interromperà quelle brevi e fragili vite di cui non capisce la connessione, ma il suo tono è pungente e il suo racconto è preciso, specifico, quasi troppo accurato. La verità narrata dalla psichiatra lo sconvolge, lo risveglia da quel sogno durato cinque vite riportandolo all’unica sola: la sua, quella di Justin. La storia della malattia sicuramente lo colpisce, ma è la realtà dei fatti a distruggerlo definitivamente, perché non capisce come potesse avere in mente tutti quei ricordi vividi e tutte quelle emozioni struggenti.
"Una malattia mentale ha gli stessi sintomi di una malattia fisica, con l’unica differenza che è silenziosa e ti distrugge senza che nessuno possa intervenire in tempo."
Alla fine della lettura mi sono trovata svuotata e stupita, come se io stessa, protagonista della storia, non fossi riuscita a svelare la differenza tra realtà e finzione, tra malattia e salute. Non è stato facile arrivare alla fine senza ritornare indietro, rileggere passati, scoprire bene i dettagli che a volte si leggono quasi superficialmente. Un romanzo da leggere quando non si hanno grilli per la testa, da seguire e approfondire, da assaporare e da avere in libreria. Uno dei romanzi più belli che io abbia mai letto, un talento naturale per l’autrice.