Un attore, forse un comico, durante uno spettacolo di intrattenimento entra in scena dal fondo della platea e con un sorriso complice coinvolge tutti i presenti in quella che pare una riflessione sulle questioni che affliggono la società civile. Piano piano tra appelli alla necessità di resuscitare una società agonizzante, slogan politici sul senso di comunità e sulla meritocrazia, proclami sulla patria e sulla sicurezza, quell’uomo, in un crescendo di autocompiacimento, porterà l’uditorio a una sorprendente conseguenza finale, mostrando come la seduzione autoritaria nasconda un raffinato congegno ideologico, uno strumento persuasivo vorace di consenso, che inganna la logica, manipolandola. Con un ritmo serrato, un meccanismo perfetto e volutamente provocatorio, Elio Germano e Chiara Lagani ci trascinano in una narrazione avvolgente e disturbante, facendoci vivere un incubo a occhi aperti, tanto piú inquietante perché non così lontano dalla realtà.
Peccato non aver visto lo spettacolo, ma il testo (corredato da fotografie e da intervista agli autori) illumina benissimo quelle che dovevano essere le reazioni del pubblico al progressivo disvelamento della seduzione autoritaria contenuta nel monologo di Elio Germano. Un testo che fa riflettere, con un certo valore storico: serate di questo tipo, comizi di questo tipo, erano all’ordine del giorno un secolo fa. Forse anche oggi, e non ce ne rendiamo conto?
Ecco cosa dovrebbe essere il teatro politico: un dialogo dal vivo con il pubblico che evidenzia inevitabilmente le proprie ipocrisie. Troppe persone ora si affidano a una truffa invece di sostenere i propri principi. Opere come questa lo denunciano in modo divertente e alla fine scioccante. Mi piacerebbe molto vederlo eseguito dal vivo.
Giusto non dire nulla, del testo di questo spettacolo. Mi è piaciuto, anche se a mio avviso passa troppo velocemente dalla seconda alla terza parte. Bravissimi autori.