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Vita col mare

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Nel piccolo porto di Muggia, vicino a Trieste, tre uomini, la cui vita è legata al mare, vengono attratti, per vie diverse e oscure, nella casa di una donna che nulla ha in apparenza di fatale, e che pure segnerà il loro destino. Fuorché la passione per il mare, ben poco sembrano avere in comune questi personaggi: un essere villoso e ferino, detto ‘lo scimmiotto’, stranamente candido e mite quando parla, brutale quando agisce; il comandante Piero Frausin, protagonista del romanzo, vero marinaio, tanto «inflessibile» sulla sua barca, La Flèche, quanto «perso e indeciso» a terra; il grassissimo Lecocque, padrone della Flèche, uomo di cui nulla si sa di preciso, sempre taciturno e immobile su un seggiolone piazzato sul ponte di comando. La donna che riesce a invischiarli è invece una segreta nemica del mare, che, mascherandosi dietro altri motivi, tenta di togliere a questi uomini la loro vitale possibilità di fuga. Per liberarsi di lei, essi dovranno ricorrere, con precisione rituale, a tre sorprendenti sacrifici. Per il protagonista, questo sacrificio sarà mortale: di fronte alle figure cifrate e animalesche dello ‘scimmiotto’ e dell’obeso Lecocque, egli è infatti il personaggio più esposto alle forze malefiche che circolano nel romanzo, sballottato com’è fra gli opposti poli inconsci della donna e del mare.
Come nei suoi libri precedenti, Mattioni riesce a calare un tema mitico, pieno di risonanze – in questo caso, l’eterna guerra fra la donna e il mare –, in una realtà spoglia e anonima, illuminata però da un ricchissimo senso del grottesco, della mostruosità, del mistero. E giunti alla fine del romanzo, ancora una volta, il lettore riconoscerà il motivo segreto che percorre tutta l’opera di Mattioni e che qui raggiunge la sua forma paradigmatica: la libertà come fuga testarda dal quotidiano che tenta, perennemente, di far valere la sua vana vendetta.

147 pages, Paperback

First published January 1, 1973

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About the author

Stelio Mattioni (Trieste, 9 settembre 1921 – Trieste, 16 settembre 1997) è stato uno scrittore italiano, fra i più noti nella Trieste degli ultimi decenni del XX secolo. A Mattioni è dedicata una delle biblioteche civiche della sua città. Nei suoi romanzi Mattioni ama analizzare, con un linguaggio scabro ed essenziale, le vite di personaggi qualunque, immersi nella quotidianità e vittime di un malessere indefinito, legato spesso a una realtà atemporale che è loro estranea. Disincantato e apparentemente avulso dalla vicenda raccontata, lo scrittore lascia che il lettore si immerga in essa trovando dentro se stesso le risposte agli interrogativi che l'autore non può o non vuole dare. Spettatore più che protagonista, Mattioni lascia che la vicenda fluisca spontaneamente, senza l'apparente apporto del proprio creatore che pur è li, sempre presente, con la propria ironia, i propri dubbi, il desiderio di cogliere una realtà sempre inafferrabile e sfuggente, ma anche con una grande capacità di sognare, fantasticare.

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