Nostalgiche, ironiche, gelose, testarde, eccentriche o sfuggenti: le donne di questi racconti hanno il volto e la voce di Monica Vitti, e si susseguono una dopo l’altra in un irresistibile ritratto corale. Sono tutte diverse, come diversa da tutte è stata lei: la Vitti è un’icona italiana, ma della fissità delle icone ha poco e niente. La sua personalità è unica proprio perché ne contiene molte: è la ragazza con la pistola e la regina dell’alienazione, la bionda fatale e l’amica con la battuta pronta. Ogni capitolo è dedicato a un personaggio che Monica Vitti ha interpretato al cinema, ed è il racconto di un carattere, un destino, un modo di stare al mondo. Claudia de L’avventura, Teresa la ladra, Modesty Blaise, Assunta Patanè e le altre sono riunite insieme in queste pagine; si riprendono la loro storia, reclamano un altro po’ di spazio, si regalano un incontro imprevisto o perfino un finale diverso. Eleonora Marangoni ritrae le donne di oltre trentacinque anni di carriera, dagli esordi nella commedia anni Cinquanta al cinema di Antonioni fino ai film degli anni Ottanta con Roberto Russo, passando per Risi, Monicelli, Sordi, Brass, Scola e Buñuel. Le filtra una a una attraverso il suo sguardo e le inchioda a un dettaglio, le evoca a partire da una frase o da un gesto, le fissa in un sorriso ingenuo o in un ricordo lontano, e in ogni ritratto coglie fragilità e tenacia, un segno della grazia e dei misteri del vivere. Ritratti e destini dipinti con tenerezza e umorismo, attraverso i quali ci viene restituita l’essenza di una donna dai molti volti, un pezzo di storia del cinema e di ognuno di noi.
Eleonora Marangoni è nata a Roma nel 1983. È scrittrice, copywriter e consulente di comunicazione. Laureata a Parigi in Letteratura comparata, ha pubblicato il saggio “Proust et la peinture italienne” (Michel de Maule, 2011) e “Proust. I colori del tempo” (Mondadori Electa, 2014). Il suo romanzo d’esordio “Lux” (Neri Pozza, 2018) ha vinto il premio Neri Pozza e il premio Opera Prima,
Eleonora Marangoni, Italienne de naissance, est devenue parisienne par amour pour Proust. Après une formation littéraire poussée, elle s’est tournée vers les publications d’art. Elle est aujourd’hui directrice artistique dans plusieurs maisons d’édition.
CLAUDIA, VALENTINA, VITTORIA, GIULIANA, E AFFETTUOSAMENTE LE ALTRE
Quarantasette ritratti femminili ispirandosi ai personaggi interpretati nel corso della sua lunga carriera cinematografica da Monica Vitti, intervallati da belle foto dell’attrice. Quarantasette racconti, diversi per lunghezza e stile: prima persona, terza, bozze di lettere, email con ricetta, cronologia, raffica di domande, intervista, taccuini per lo psicanalista, raccolta di testimonianze. Vitti poliedrica, Marangoni altrettanto, s’inventa stili di narrazione che non s’assomigliano, lunghezze diverse, modellando ogni volta il personaggio cucito addosso a Monica Vitti sulle pagine di E siccome lei a quelli portati sullo schermo – nell’indice il collegamento è chiaro e dichiarato, accanto al nome del personaggio compare il titolo del film. Ma anche no: alle volte Marangoni non rimane inchiodata alle immagini in pellicola, inventa di sana pianta. Un po’ come se fossero quarantasette cambi d’abito. O meglio, di “costume”.
Non letto perché io sia un fan di Monica Vitti. Perché non lo sono. A parte i film di Antonioni e quello di Buñuel, i numerosi altri che ha interpretato li conosco poco, più o meno tutti sempre volutamente evitati. E direi che, a parte i film di Antonioni, la Vitti ha un curriculum lungo e abbondante di titoli, ma non certo di gran prestigio. Mi ha sempre interessato davvero poco: nonostante la bravura, il fascino, la bellezza, la voce unica. Magari perché si è spesso accompagnata ad Alberto Sordi, attore che non ho mai né amato né gradito e finché possibile evitato, sempre esagerato e sopra le righe, e ha ragione Nanni, ve lo meritate Sordi.
Letto perché scritto da Eleonora Marangoni: sono al suo terzo – in breve periodo, conquistato sin dall’inizio del primo – e sono tutti diversi, molto diversi, nessuno assomiglia a un altro.
Se non avete mai visto un film per intero di Monica Vitti (come me), ma anche se lei non vi è mai piaciuta, o vi piace così così o, a maggior ragione, se invece è un'attrice che avete amato, allora potreste leggere questi racconti. E se anche di Monica Vitti non ve ne può fregare di meno, leggeteli come se lei non fosse mai esistita, come fossero personaggi di fantasia, questi racconti si reggeranno anche senza la sua stampella. Raccontano tante donne quante sono le 47 donne che Monica Vitti, l'antidiva, la svitata intelligente, la bionda fatale o impacciata e malinconica ma sempre così espressiva e mutevole, ha interpretato nella sua lunga carriera, storie liberamente rivisitate in brevi bellissimi ritratti, in cui ognuno potrà riconoscere se stesso per motivi differenti e propri. Ho alternato la lettura con la visione di qualche passaggio dei suoi film di Monicelli, di Antognoni, con il quale la Vitti ebbe una importante relazione, Sordi etc. Sono racconti freschi, ficcanti, briosi, teneri, con stili diversi, tradizionale, in prima persona, in terza o in forma di lettera, o di intervista, o come una ricetta di cucina in un costante ossimoro di levità e profondità. Dei racconti da cui la sera si torna volentieri. E se non è un valido indice di gradimento tornare con rinnovato piacere a qualcosa o da qualcuno, che cosa altro lo è?
P.s. Piccola nota sulla giovane autrice Eleonora Marangoni, oltre che narratrice, è una studiosa di Proust, lo so non significa nulla e questo accidente non è garanzia di bontà letteraria e lo stile dei suoi racconti è molto distante o addirittura agli antipodi da ciò che Proust è stato. Però sì, decisamente, Eleonora Marangoni sa tenere una penna in mano e la fa scorrere sul rigo con garbo, fantasia, umorismo e tenerezza.
“Di quando ascolto ripetutamente No sé qué hacer di Pérez Prado, e mi sento esattamente così: una canzone spensierata con un titolo disperato.”
Eleonora Marangoni ha trascorso il 2020 guardando i film di Monica Vitti, quelli più belli, penso a L’avventura, Dramma della gelosia, La ragazza con la pistola, Ti ho sposato per allegria, e via via tutti, compresi i meno noti e riusciti, nei quali l’unica cosa che conta è la presenza della Vitti, da sola a giustificare il film. Per ogni film ha mantenuto il nome della protagonista, in parte l’indole, e da questa esile impressione iniziale ha inventato 47 storie brevi di cinque, sei pagine, che si sono rese indipendenti. Sono andate per conto loro e ci sono andate come si deve.
È un libro che ho trovato di una bellezza originale e inafferrabile, a partire dall’intuito che lo sostiene. Scritto con ammirevole variazione di temi, di registri, di umori; una raccolta di improvvisi, lettere, racconti, monologhi di sorprendente bravura.
ho dovuto leggere questa raccolta di racconti in vista di un esame che prevede un modulo di approfondimento sull’immensa monica. che dire? mi presenterò all’esame con una certezza spiazzante: monica vitti è una di quelle “personagge migranti” che mai potranno essere definite. non ho ancora capito chi è, ma immagino che nemmeno lei sapesse incasellarsi in una qualche categoria; d’altronde, come lei stessa ha scritto nel ‘65 su “le ore”: “nessuno mi riconosce negli articoli su di me. e a questo punto diventa sempre più complicato spiegarvi chi sono”. monica se potessi ancora parlarti ti direi che non sarebbe necessario spiegarcelo; sei stata troppo, ci hai lasciato tanto e va bene così.