I saggi qui raccolti considerano la musica come un elemento propulsivo, un punto di partenza per addentrarsi in altri domini della cultura il pensiero filosofico, il pensiero estetico in senso lato, la politica, la cultura, le arti, il mondo della poesia. In queste pagine sfilano non solo tutti i grandi e più discussi musicisti ed esecutori di quegli anni, da Beethoven e Schubert a Berlioz, Liszt e Wagner, ma anche i problemi chiave del mondo musicale il virtuosismo, l'ispirazione popolare, la religiosità nella musica, la libertà dell'artista, la musica a programma. Un percorso aperto che si snoda attraverso le riflessioni e le polemiche di filosofi e intellettuali come Diderot, Rousseau, Wackenroder, Heine.
Con una profondità di elaborazione che riesce a non fare mai a meno di grande chiarezza espositiva, Fubini conduce il lettore lungo le strade dell'estetica musicale ottocentesca. Un unico rilievo: nella critica a certa tradizione storiografica musicale che tende a far discendere alla lontana la seconda scuola di Vienna e le esperienze di Darmstadt dal wagnerismo, Fubini richiama un'eccezione di ciò nel musicista contemporaneo Karlheinz Stockhausen, la cui parentela con Wagner (anche ideologica, e si sa quale peso abbia avuto l'ideologia in Wagner, anarchismo e antisemitismo compresi) viene data per scontata, ma non esposta. Sarebbe stato bello scoprire in cosa consista questa parentela, che a me sfugge completamente.