Kate Chopin was an American author whose fiction grew out of the complex cultures and contradictions of Louisiana life, and she gradually became one of the most distinctive voices in nineteenth century literature. Raised in a household shaped by strong women of French and Irish heritage, she developed an early love for books and storytelling, and that immersion in language later shaped the quiet precision of her prose. After marrying and moving to New Orleans, then later to the small community of Cloutierville, she absorbed the rhythms, customs, and tensions of Creole and Cajun society, finding in its people the material that would feed both her sympathy and her sharp observational eye. When personal loss left her searching for direction, she began writing with the encouragement of a family friend, discovering not only a therapeutic outlet but a genuine vocation. Within a few years, her stories appeared in major magazines such as The Atlantic Monthly, Vogue, and The Century, where readers encountered her local-color sketches, her portrayals of women navigating desire and constraint, and her nuanced depictions of life in the American South. She published two story collections, Bayou Folk and A Night in Acadie, introducing characters whose emotional lives were depicted with unusual honesty. Her short fiction often explored subjects others avoided, including interracial relationships, female autonomy, and the quiet but powerful inner conflicts of everyday people. That same unflinching quality shaped The Awakening, the novel that would later become her most celebrated work. At the time of its publication, however, its frank treatment of a married woman’s emotional and sensual awakening unsettled many critics, who judged it harshly, yet Chopin continued to write stories that revealed her commitment to portraying women as fully human, with desires and ambitions that stretched beyond the confines of convention. She admired the psychological clarity of Guy de Maupassant, but she pushed beyond his influence to craft a voice that was unmistakably her own, direct yet lyrical, and deeply attuned to the inner lives of her characters. Though some of her contemporaries viewed her themes as daring or even improper, others recognized her narrative skill, and within a decade of her passing she was already being described as a writer of remarkable talent. Her rediscovery in the twentieth century led readers to appreciate how modern her concerns truly were: the struggle for selfhood, the tension between social expectations and private longing, and the resilience of women seeking lives that felt authentically theirs. Today, her stories and novels are widely read, admired for their clarity, emotional intelligence, and the boldness with which they illuminate the complexities of human experience.
"I suoi figli le apparivano dinnanzi come avversari che l'avevano sconfitta; l'avevano sopraffatta e tentavano di trascinarla in una schiavitù dell'anima fino alla fine dei suoi giorni. [...] Pensò a Léonce e ai suoi bambini. Erano parte della sua vita. Ma non avrebbero dovuto credere di poterla possedere, anima e corpo. [...] Guardò l'orizzonte e per un attimo l'antico terrore tornò a divampare, poi si acquietò".
"Il risveglio", il romanzo più famoso di Kate Chopin (la quale ha scritto perlopiù brevi racconti), è stato veramente una scoperta. A parer mio, viene ingiustamente definito l' "Anna Karenina" americano. Comprendo che ci siano dei punti in comune fra le due opere, ma escluso qualche aspetto, entrambi i testi hanno una propria identità ben definita e non sono affatto simili.
La penna di Chopin è elegante, romantica, ma mai banale. È una penna femminile forte e decisa, che vuole mostrare le donne come creature reali, con un'anima, con i loro desideri e, soprattutto, con la loro voglia di indipendenza e libertà. "Il risveglio" è un romanzo potente, seppur breve, e proprio come la protagonista - Edna - il lettore poco a poco si sveglia da quel torpore e, finalmente, apre gli occhi.
L'edizione di RBA Italia contiene anche cinque racconti dell'autrice, e li ho apprezzati tutti. Kate Chopin è stata veramente una delle primi autrici americane femministe, la quale ha cercato di esplorare (e spiegare) il ruolo della donna nei primi del Novecento con grande senso critico, creando personaggi femminili emancipati e ben lontani dalle figure stereotipate di quegli anni. Non posso che dare cinque stelle.
"Forse è meglio svegliarsi, dopotutto, anche se per soffrire, piuttosto che rimanere vittima delle illusioni per tutta la vita."
Il risveglio è un romanzo di Kate Chopin, scrittrice statunitense di origini irlandesi famosa per i suoi romanzi ambientati sullo sfondo della Louisiana creola. Questo è probabilmente la sua opera più famosa ed era nella mia wishlist da moltissimo tempo. La meravigliosa edizione di Storie senza Tempo mi ha dato l'opportunità di recuperarlo. Questo volume poi non contiene solo Il risveglio, ma anche altri brevi racconti dell'autrice, cosa che permette di fare letteralmente un viaggio tra le sue opere di maggior pregio. Il romanzo ha come protagonista Edna Pontellier, una giovane donna sposata e con due bambini. La storia inizia un'estate in Louisiana, tra le cittadine di New Orleans e Grand-Isle. Apparentemente la vita di Edna è perfetta, ha un marito che la ama, due bei bambini, una vita agiata e una bella casa. Il risveglio che dà il titolo al romanzo è per l'appunto il risveglio di Edna, che capisce che quella vita la costringe a sottostare a tutta una serie di regole, di confini, di barriere che la limitano e la rendono in qualche modo prigioniera. Il risveglio di Edna parte dal comprendere che, prima di essere moglie e madre, è una donna, un essere pensante dotato di una propria indipendenza. Edna inizia così a liberarsi di quei confini che la intrappolano, inizia a prendere decisioni che mettono in primo piano il suo benessere e non quello degli altri. Le vicende che la vedono protagonista la rendono simile per certi versi ad altri personaggi che si trovano ad affrontare lo stesso risveglio, come le più famose Emma Bovary e Anna Karenina. Ma il percorso di Edna è anche molto diverso, perchè la consapevolezza che pian piano acquista arriva in modi inaspettati. Appena pubblicato questo romanzo destò moltissimo scalpore, solo in seguito è stato rivalutato ed è stato apprezzato come meritava. Il racconto della Chopin viene definito come uno dei primi romanzi femministi. E in effetti, almeno per certi versi, la storia lo è, così come è prettamente femminista la presa di coscienza di Edna. Lo stile del racconto è molto scorrevole ed elegante, alcuni passaggi sono davvero bellissimi e lasciano senza fiato. Il ritmo del racconto è lento, perchè alla fine non succede molto in questo romanzo. Edna è protagonista principale e il suo risveglio è esso stesso protagonista e tiene banco per le quasi 200 pagine di questa storia. Ho trovato molto interessanti anche i brevi racconti riportati alla fine del volume, credo che aiutino a comprendere meglio l'autrice e a valutare in modo più completo la sua opera. Devo ammettere che, nonostante la lentezza del racconto e alcuni atteggiamenti della stessa Edna, ho trovato il romanzo molto bello e interessante. Mi è piaciuta moltissimo l'ambientazione, che ho trovato particolarmente affascinante, e ovviamente anche l'aspetto psicologico della vicenda, che è quello centrale e più importante. Edna si risveglia, letteralmente, da un sonno profondo che la vede prigioniera, e inizia ad acquistare sempre più consapevolezza di sè stessa, sia fisicamente che mentalmente. Più che la storia in sè o la sua protagonista, quello che colpisce è il periodo storico in cui la Chopin lo scrisse, cosa che lo rende davvero avanti con i tempi e quasi rivoluzionario.
"In breve, Mrs. Pontellier non era una donna-madre. Le donne-madri sembravano prevalere quell’estate a Grand Isle. Era semplice riconoscerle, fluttuavano con le loro grandi ali pronte a proteggere il loro prezioso nido qualora un male, reale o immaginario che fosse, lo minacciasse. Erano donne che idolatravano i loro bambini, veneravano i mariti, e consideravano un privilegio sacro annullare loro stesse come individui e farsi crescere ali da angeli custodi"..
Durante una vacanza estiva, Edna Pontellier, giovane madre di famiglia sposata con un facoltoso uomo d'affari di New Orleans, si accorge di aver vissuto un'esistenza lontana dalle sue aspirazioni più autentiche e s'innamora di un uomo più giovane di lei. Al rientro in città, rifiutando per sempre le convenzioni sociali e culturali che hanno soffocato la sua personalità e i suoi desideri, Edna intraprende un solitario cammino di rinascita interiore che culminerà in un 𝘳𝘪𝘴𝘷𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 dei sensi e dello spirito.
Ricordo di aver cercato la trama su internet prima di acquistarlo perché, non avendo mai sentito pronunciare né il titolo, né tantomeno il nome dell’autrice, volevo informarmi meglio, e ricordo che Google scriveva qualcosa come “Madame Bovary in versione americana” o “la storia di un adulterio”, ma, dopo aver compiuto la mia lettura personale, devo dissentire profondamente. Ridurre questo romanzo a un semplice adulterio o a una storia di passione erotica, è banalizzare, un po’ come accade con tutti i romanzi rosa che, ahimè, al giorno d’oggi sono terribilmente sottovalutati. Nel libro non ci sono mai scene di passione, né tantomeno descrizioni erotiche, e l’adulterio non è inteso come ciò a cui tutti noi penseremmo leggendo questa parola isolata da un contesto.
Questa storia è la storia di una donna che ritrova se stessa, riscopre il piacere della vita, delle passioni, dell’essere ciò che davvero è e non ciò che la società della sua epoca vuole che sia. È la storia di una donna che sì, effettivamente tradisce il marito, ma lo fa solo perché non è l’uomo giusto per lei. Suo marito non le stimola né mente, né corpo, né anima, non la valorizza, non la capisce. Il signor Pontellier si limita a pensare al proprio lavoro, e a spedire a casa qualche dolcetto per i figli e qualche gioiello per la moglie, come se accontentandoli con queste piccole attenzioni momentanee potesse sistemare le sue responsabilità per sempre. Ma non è così. Edna ha un cuore, ed essendo impulsiva sente di doverlo assecondare quando questo la spinge verso la sua passione per l’arte e verso la sua sete d’indipendenza e di libertà. Una storia autentica sull’emancipazione femminile e sulla condizione delle donne alla fine del XVI secolo.
Leggere questo libro credo sia stata un’esperienza a dir poco formante per me. Sento di essere cresciuta, di aver imparato qualcosa che mi porterò dentro per sempre e, di conseguenza, di essermi fatta un regalo. Quando un libro svela nuovi modi di guardare il mondo, come questo ha fatto con me, si può affermare che sia davvero un libro che cambia la vita. Per me questo libro merita davvero la lode. Il contenuto è da lode. La scelta delle parole, la narrazione interiore di ogni singolo sentimento della protagonista, il coraggio della denuncia sociale, sono tutti elementi da lode.
“I suoi figli le apparivano innanzi come avversari che l’avevano sconfitta; l’avevano sopraffatta e tentavano di trascinarla in una schiavitù dell’anima fino alla fine dei suoi giorni. Ma lei conosceva un modo per eluderli.”
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Dallo stile poetico mentre unisce l’umano nella quotidianità della protagonista, all’astratto in sensazioni profonde che con questo registro linguistico si vedono magari più raramente in classici di anni, questo libro è stato in grado di descrivere l’interno dell’animo nel vero senso delle parole. Partendo, però, da una trama esterna più semplice che fa solo da filtro alla poeticità del “risveglio” come dice il titolo.
La storia di Edna Pontellier in questo testo del 1899 è è come quelle di tante donne ignorate nella loro semplice, ma importante salute mentale rovinata nell’essere spesso oppresse dal marito, invalidate per il non sentirsi a proprio agio, desiderose di più libertà anziché rispondere alla pretesa degli uomini di badare di più alla casa e ai bambini, confrontandole costantemente con le altre nelle insoddisfazioni e obblighi di essere “donne e mogli perfette”. Perfetta la protagonista non si sente proprio, con una tristezza stringente persino quei pochi momenti in cui si concede di stare fuori da sola, di fare una passeggiata rigenerativa e, soprattutto, di nuotare: tramite l’elemento dell’acqua le appare evidente one non si è mai sentita viva davvero e un banale andare oltre i limiti della sua immaginazione e territorio in cui abita le fanno riscoprire sé stessa e il mondo. Il filtro dell’acqua come fuggevole, inesplorato e segno di libertà per una donna che ci si tuffa rischiando nell’ignoto è stato sfruttato molto bene per parlare di una salute mentale costretta ai limiti nel parlare con altre persone, nel vedere come altre moglie sono più fortunate e dedite ai propri hobby rispetto a lei, nel sentirsi bloccata nella genuina esistenza monotona e, quindi, opposta alla fluidità di torrenti, laghi e mari che hanno una “voce seducente” e la chiamano nella speranza, realizzata sul finale, che ritrovi sé stessa in un semplice atto liberatorio in connessione con la natura. È un’emancipazione che non avviene solo attraverso l’adulterio- il quale comunque è dato dalla curiosità di scoprire il mondo è dal rendersi conto di quanti sentimenti ha spesso soppresso o dato per scontato in un matrimonio di cui non era felice; ma anche nei momenti di solitudine, sfoghi con lacrime, realistica insonnia e confusione nel tentare di scoprire cosa le piace e quanto ancora potrebbe piacerle se solo si lasciasse andare come fa quando pensa o vive l’acqua a livello corporeo e mentale.
Lo stile è molto ben riuscito alternando momenti di quotidianità e incontri dei classici libri dell’800, parole anche ripetute che era normale aspettarsi, ma è almeno arricchito da queste riflessioni sulla vita a volte nichiliste e a volte piene di vitalità ed energia di cui la protagonista capisce di avere bisogno. Pensieri sull’umanità e su come realizza il suo “ruolo nel mondo come individuo”, per citare testualmente, che non è per niente scontato come tema per un libro dell’epoca, definito per questo proto-femminista: era già tanto che una personaggio femminile esprimesse sia inconsciamente sia con dei dialoghi la triste condizione di essere sottomessa e di sentirsi privata di fare certi movimenti, amicizie ed esperienze di crescita personale, una voce forte anche in un romanzo molto breve. Poteva forse esserci meno di quell’andirivieni di passeggiate ed eventi, o i lunghi dialoghi tra il dottore e il marito di Edna -che però mostrano i pregiudizi che gli uomini avevano sulle donne non capendo quando qualcosa non andasse solo perché non rientravano nei ruoli e stabilità che loro pretendevano-, interessanti in senso lato ma magari si poteva sostituire di più di queste descrizioni quasi liriche e di “ascesi vitale” della donna. Ma tutto sommato, abbastanza presenti per dare il messaggio della potenza della scoperta e ricerca di libertà spirituale 🌟
Sono stata felice di scoprire che quest’edizione aveva anche quattro racconti extra, solo alcuni dei tanti pubblicati dall’autrice nei feuilleton tipici dell’800, brevissimi tanto nell’ironia quanto, di nuovo, nella scrittura più astratta dell’aspetto emotivo che le donne protagoniste vivono. -“Una donna rispettabile” ha un titolo quasi di controsenso, poiché la ragazza tradisce il marito per un solo incontro con l’amico di quest’ultimo, e mente anche sul finale dove però si capisce che ha trovato una gioia, una fuga che le convenzioni repressive dell’epoca vittoriana imponevano;
-“Il bacio” è il meno ricco tra tutti, la parola che gli dà il titolo è semplicemente il centro di ciò che scatena un’intera relazione per poi arrivare a un matrimonio quasi comico, ma almeno apprezzato dalla donna che, in modo umoristico, ottiene un bacio sia dal primo sia dal secondo uomo, ma almeno è felice per sé stessa;
-“La storia di un attimo” è il più potente a livello di individualismo e, anche qui, scoperta di sé e della natura dopo effettivamente solo un attimo che la donna si affaccia alla finestra: respira l’aria in profumi e sensazioni fisiche, si immagina di volare e di sentire una voce che dice «Libera! Anima e corpo, libera!», e ciò avviene dopo la notizia della morte del marito, inizialmente una grande tristezza ma poi un meccanismo di rinascita nel bisogno di stare bene nel presente e nel futuro. A proposito dei pochi attimi dopo… è super originale il finale che vede il marito non veramente morto, quindi un errore di comunicazione, e lei piuttosto morta «per un collasso cardiaco- di gioia che uccide.» A dir poco poetico nella doppia sfaccettatura che si dà alla sorpresa e al vivere per sé stessi;
-“Una sigaretta egiziana” è solo un viaggio onirico e dei sensi di una donna fumatrice che prova un’ottima sigaretta, sente il suo respiro e la percezione dei sensi esterni particolarmente viva, ma allo stesso tempo prosciugata dal viaggio mentale attraverso un filtro anche qui particolare: il fumo, che la fa sentire «Un po’ meno di prima, per via di un sogno.» come conclude il racconto partendo da un gesto quotidiano eppure dalle tinte astratte;
-“Emancipazione. Una favola di vita” è l’ultimo e il più metaforico di questi racconti, un titolo molto significativo come importante è il viaggio di “Un tempo nacque in questo mondo un animale”, come recita l’incipit, sofferente per la gabbia che pensa essere tutta la sua esistenza poiché è quanto poco riesce a vedere, prima però di riuscire ad uscire, ad abbracciare il cielo e le personificazioni di Ignoto e Luce -scritte in modo particolare con la lettera maiuscola-, che in conclusione ”Così vive, cercando, trovando, gioendo e soffrendo”, scoprendo perciò la vita nel senso più completo in una gabbia che “rimane vuota per sempre!”, esclamazione finale e fiabesca.
Che fosse un modo dell’autrice per portare speranza e ideologia importante dell’emancipazione delle donne ancora ben lontana? Di quanto si possa fare se solo si fa un gesto semplice come aprire una gabbia per lasciar vivere un individuo?
Ciò che è certo è che Kate Chopin aveva talento nel mischiare la metafora alla concretezza e al realismo di denuncia con un libro come Il Risveglio e questi racconti che, pur essendo brevi, sono d’impatto. E chissà quanto ancora questa scrittrice avrebbe avuto da dire, se avesse avuto più successo in un tempo che non glielo permetteva
Il finale un pò meh, mi aspettavo un tocco in più, invece mi sono ritrovata un altro romanzo di storie senza tempo che finisce senza approfondimenti e rimani un pò così, come per dire, mmm ok è finito ma come? 😂 devi andare un pochino a intuizione, per il resto molto bello e intrecciato.
''Edna si sentiva come se una nebbia le si fosse sollevata dagli occhi, permettendole di vedere e comprendere il significato della vita, questo mostro fatto di bellezza e di brutalità. Ma fra le contrastanti sensazioni che l'assalivano non c'era ombra di vergogna né di rimorso...''