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L’involo: una fiaba

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Questa è una fiaba su com’è finito il mondo. No, non funziona neanche così. Mi dispiace, piccola mia.
Non ci so proprio fare. E comunque il mondo non è finito. È semplicemente cambiato.


Maria sta tornando a casa, in fuga da una città devastata dalle conseguenze di un’inspiegabile epidemia.
Maria non sa cosa la attende, se cullare una speranza o abbandonarsi a un fato che teme ineluttabile. Strada facendo mormora una fiaba, dalla trama sempre diversa e dal finale incerto, mentre intorno a lei, come un cattivo presagio, continuano a raccogliersi centinaia di uccelli.

Natalia Theodoridou coniuga la tragedia greca alla narrativa d’immaginazione, dando vita a una favola contemporanea che è un riflesso impietoso di quello che siamo e probabilmente siamo sempre stati.

56 pages, Paperback

First published December 18, 2017

23 people want to read

About the author

Natalia Theodoridou

93 books195 followers
Natalia Theodoridou is a queer and trans writer of stories that exist in the interstices between literary and speculative fiction. He has won the 2018 World Fantasy Award for Short Fiction and the 2022 Emerging Writer Award (Moniack Mhor & The Bridge Awards), and has been a finalist for the Nebula award in the Novelette and Game Writing categories. His stories have appeared in Kenyon Review, The Cincinnati Review, Ninth Letter, and Strange Horizons, among other publications, and have been translated into Italian, French, Greek, Estonian, Spanish, Chinese, and Arabic. He holds a PhD in Media and Cultural Studies from SOAS, University of London, and is a graduate of the Tin House and Clarion West writers’ workshops. An immigrant in the UK for many years, Natalia was born in Greece and has roots in Georgia, Russia, and Turkey. His debut novel, Sour Cherry, is coming from Tin House (North America) and Wildfire (UK) in April 2025. For more, visit www.natalia-theodoridou.com.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Ellis ♥.
1,006 reviews10 followers
February 11, 2025
Valutazione: 4,5 su 5 - Recensione apparsa su Leggere Distopico!

Natalia Theodoridou è un’autrice greca che con questo racconto ha guadagnato il World Fantasy Award del 2018. È lapalissiano il motivo, nonostante l’esiguo numero di pagine, “L’involo” è una storia intensa, fatta di una scrittura fortemente sensoriale e non solo.

Non c’è dato sapere in che anno ci troviamo. Maria, la voce narrante, sta sciorinando la storia di quanto accaduto alla bambina che porta in grembo.
L’incipit è folgorante: “Okay, piccola, ci siamo. Ascolta: C’era una volta una storia sulla fine del mondo. No, riproviamo. Questa è una fiaba su com’è finito il mondo. No, non funziona neanche così. Mi dispiace, piccola mia. Non ci so proprio fare. E comunque il mondo non è finito. È semplicemente cambiato.”
Il suo è un resoconto mutevole che, in maniera camaleontica, si assesta in una proporzione sì complessa eppure non più così acerba.
La donna si aggira in uno slum quasi del tutto saccheggiato, ma ormai ha imparato la dura arte dell’arrangiarsi e sa come cavarsela da sola. Di lei emerge la perseveranza, anche se la paura non manca, si è prefissata un obiettivo ed è animata dalla volontà di farcela a tutti i costi.
Con tenui e funzionali espedienti narrativi lo scenario di desolazione che ne viene fuori è tipicamente post-apocalittico: città in rovina a causa di un virus che ha annullato il confine tra uomo e animale, trasformando irrimediabilmente chi viene colpito in un uccello di qualsivoglia genere.

La popolazione è stata investita a livello mondiale dagli effetti di questa misteriosa epidemia; orde di ex umani volteggiano in cielo o guardinghi stanno appollaiati pronti a colpire. Chi non ha subito quest’alterazione tenta di sopravvivere come può e di sfuggire al graffio infettivo.
L’autrice sceglie di capovolgere quella sorta di umanizzazione degli animali propria delle fiabe di Andersen - anche se in un primo momento ho scorto echi da “I cigni selvaggi” - trasportandoci talvolta in atmosfere di una bellezza quasi “hitchcockiana”. Riesce nell’intento di coinvolgere il lettore in un viaggio tanto fisico quanto dell’anima, l’unione tra dimensione fiabesca, speculative fiction e quel pizzico di weird conferiscono un tocco di originalità che non guasta mai.
Per certi versi, un aggettivo che sembra calzargli a pennello è: struggente, riecheggia per quasi tutta la durata della narrazione un quid di malinconico.
La mia personalissima interpretazione è che il cuore di questo romanzo stia proprio nel potere salvifico della parola, poi sarà il destino a decretarne la conclusione.
L’unica vera pecca – se così si può chiamarla – sta appunto nella sua essenzialità, avrei voluto sapere MOLTO di più circa l’avvento di questa peste aviaria e dei suoi devastanti effetti sulle città e persone.
Natalia Theodoridou è sicuramente una scrittrice da attenzionare perché non ha bisogno di alzare la voce né di causare sconvolgimenti emotivi in chi legge è la pacatezza il suo punto di forza.

Profile Image for Andrea.
188 reviews61 followers
December 26, 2021
In una Grecia di un futuro imprecisato, devastata da una terribile e strana epidemia, Maria è una donna incinta che insieme al padre, vecchio e malato, sta cercando di tornare a casa, non sapendo bene cosa aspettarsi all'arrivo, ma incontrando lungo la strada altri esseri umani che come lei lottano per la sopravvivenza, e che tra le sofferenze del passato, le difficoltà del presente e le incertezze del futuro non sanno se fidarsi e fraternizzare con i propri simili, evitarli oppure sopraffarli. Tra gli incontri di Maria ci sarà El, una ragazza che condividerà parte del viaggio con la protagonista.

Maria non sa cosa sia giusto fare in una situazione così assurda e piena di insidie e pericoli, ma decide di farsi forza e lungo il cammino racconta alla creatura che porta in grembo una fiaba, una fiaba che narra di loro, una fiaba sulla fine del mondo (o sulla fine di un mondo), una fiaba dalla trama sempre diversa e dal finale incerto, sospeso. Una fiaba il cui lieto fine dovrà essere determinato da loro stessi, con un residuo di speranza e di fiducia in mezzo a tanto dolore.

Intanto, questa strana epidemia miete sempre più vittime: gli esseri umani che vengono contagiati si trasformano in varie specie di uccelli, che a loro volta trasmettono il morbo ad altri umani, ed iniziano, minacciosi ed incombenti sui superstiti, ad affollare sempre più i cieli delle città, che si stanno spopolando e cadono in rovina, fermatesi d'improvviso dalla loro frenetica attività quotidiana e in preda al saccheggio e alla desolazione.

Scritta nel 2018 e vincitrice del World Fantasy Award di quell'anno, questa novella, breve ma intensa, è una fiaba nera che sa usare in maniera molto efficace gli elementi fantastici e fantascientifici che oggi vanno più di moda, dall'atmosfera straniante, perturbante e orrorifica del new weird allo scenario post-apocalittico e, alla luce delle epidemie (allora imprevedibili e inaspettate) che si sono realmente verificate su scala globale nell'ultimo biennio, tutta la narrazione suona ancora più inquietante, lugubre e sinistra, scatenando nel lettore di oggi una maggiore emotività.

Lo stile di questa scrittrice è semplice ed essenziale, non si concede riflessioni o pause dall'azione, ma passa diretta e rapida alla narrazione ed al dialogo fulmineo. Per linguaggio, scarno ma molto evocativo e immaginifico (già dal titolo), e per ambientazione, tipicamente post-apocalittica, di lotta per la sopravvivenza di tutti contro tutti e di imminente fine del mondo (o di già avvenuta fine di un mondo), mi ha ricordato il Cormac McCarthy de “La strada”. Ma l'immagine che si viene a comporre durante la lettura di questa fiaba, un po' lirica e fantastica, un po' mitica, epica e tragica, non può non far pensare, anche per il paese in cui la vicenda è ambientata, al dramma antico, in particolare al teatro greco.

Se le favole antiche (ad esempio, quelle di Esopo e di Fedro) vedevano protagonisti animali antropomorfi, capaci di incarnare vizi e virtù degli esseri umani, questa fiaba capovolge l'allegoria tradizionale e ci offre degli uomini che, subendo una metamorfosi e trasformandosi loro malgrado in animali, vedono accentuati i loro tratti più ferini e bestiali. Le caratteristiche che rendono umani, come l'essere solidali e provare empatia per i propri simili, sono quelle che si sforzano di mantenere, tra molte difficoltà dovute allo scioglimento della società e della civiltà, ed al ritorno ad una sorta di stato di natura, gli individui rimasti ancora sani.

Bella scoperta, questa casa editrice, Zona 42, concentrata sulla fantascienza di qualità. Questo è il primo titolo di una collana molto interessante, da tenere sicuramente d'occhio.
Profile Image for Lovely Andy.
177 reviews8 followers
June 19, 2024
Sì, proprio un libricciolo piccino picciò.

Con un'interessante premessa: e se improvvisamente cominciassimo tutti a trasformarci in uccelli e bon, tanti saluti a tutti?

Io sono leggenda incontra gli uccelli di Hitchcock
Profile Image for benedetta.
285 reviews
July 20, 2022
- A volte penso che sia tutta colpa nostra, questa storia della pesta aviaria, - dice Maria. - Della mia famiglia. Come se fosse stata la nostra oscurità taciuta a infettare tutti quanti.
El la guarda, i suoi occhi un mistero.
- So che è sciocco, - dice Maria. - Egocentrico.
- Non lo trovo sciocco, - dice El. - Io pensavo che fosse Iride a originare tutti gli arcobaleni sulla Terra.
Maria sorride. - È una delle cose più adorabili che abbia mai sentito, - dice.
- È da quando è mutata che cerco un arcobaleno. Non ho mai sperato così tanto che piovesse, prima d’ora.
Profile Image for Maico Morellini.
Author 52 books184 followers
November 9, 2020
L’evoluzione è complessità? L’involuzione è semplificazione? Forse. O forse no.
Perché quando la terra viene colpita da un virus inarrestabile che involve tutti gli essere umani a volatili delle più svariate specie, quando le scuole diventano gabbie per rondini, quando la Grecia si trasforma in una landa diroccata dal virus, per Maria e per la figlia che porta in grembo c’è solo un modo per sopravvivere.
La favola. Una favola che Maria tesse e disfa, come una novella Penelope, in cerca dell’intreccio giusto, del giusto finale.
E allora l’involuzione non è più semplificazione, la favola non è più un modo per districare la complessità ma diventa l’unica via da percorrere per accettare l’epidemia, la perdita e per coltivare la speranza.
Natalia Theodoridou fa esattamente questo. Nel suo racconto lungo “L’involo: una fiaba” destruttura l’inaccettabile presente pandemico di Maria ricordandoci perché nelle favole è nascosta la chiave per decifrare una complessità altrimenti impossibile da spiegare.
E lo fa attraverso due (tre?) donne coraggiose, le loro perdite e le loro speranze offrendo anche una nuova coordinata per ciò che crediamo essere la libertà.
Profile Image for Nkc90.
14 reviews1 follower
May 12, 2024
Non conoscevo la casa editrice Zona42, è stata una felicissima scoperta del Salone del Libro di Torino 2024.
Il libro mi è stato consigliato da loro e l’ho decisamente apprezzato.

Un racconto post apocalittico delicato che si mischia con la fiaba. Un’epidemia che non crea zombie ma trasforma gli uomini in uccelli.

L’unico difetto è che dura troppo poco, o forse va bene così, consiglio la lettura a tutti.
Profile Image for Luca Cresta.
1,044 reviews31 followers
November 15, 2020
Ottimo racconto della Theodoridou, di un viaggio nella catastrofe, vista e raccontata in modo molto particolare. In poche pagine l'autrice riesce ad immergere appieno il lettore nella distruzione della società e dell'umanità. Unica pecca la chiusura del testo, che mi è sembrata un po' improvvisa.
Profile Image for Nuts1042.
9 reviews
November 15, 2023
"E comunque il mondo non è finito. È semplicemente cambiato".

Una fiaba dolcissima e inesorabile e decadente e poetica. Una fiaba triste per i nostri tempi in cui sensi di colpa e solitudine paiono essere spinte motrici.
Profile Image for Ninja.
732 reviews8 followers
January 1, 2023
Surreal look at an end of the world slash the world is changing scenario, as it so aptly puts it in the opening lines. Well written, has you wondering which way the story might settle in the end.
Displaying 1 - 12 of 12 reviews

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